Achille Lauro. La giacca nuova, la droga e la trap’n’roll

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Achille Lauro
Foto di Daniele Canbria

C’è una canzone di Paolo Conte che secondo me descrive la fenomenologia di Achille Lauro alla perfezione. Si intitola La vecchia giacca nuova.  

Per essere onesti, bisogna ammettere che il ragazzo godeva di un certo successo già prima di sbarcare a Sanremo. Ma ora hanno iniziato a conoscerlo anche persone che mai se lo sarebbero filato in vita loro. Non c’è niente di male, chiaro. Peccato che quello che vedete sul palco dell’Ariston, a mio avviso, è un personaggio di plastica, costruito a tavolino.

Già, perché i casi sono due: o è costruito a tavolino l’Achille Lauro che si mostra oggi di bianco vestito scimmiottando Elvis Presley (pace all’anima sua, probabilmente si starà rivoltando nella tomba), o lo era quello che fino a pochi mesi fa se ne andava in giro millantando un uso smodato di alcol e droghe di vario genere. Uso il verbo “millantare” perché se fosse vera anche una piccola parte di quello che raccontava durante le interviste non si tratterebbe più di uso personale, ma di qualcosa che somiglia a un telefilm sui Narcos.

Così non è, ovviamente; quindi diciamo che faceva parecchio lo sbruffone. Questo lo ha portato anche a fare figure di m… colossali, come quella volta che si mise a litigare durante un’esibizione in discoteca con un fan, con l’autotune innestato, suscitando effetti tipo film di Ridolini.

Più recentemente, in occasione della tragedia di Corinaldo, è tornata in circolazione una sua intervista in cui alla domanda del giornalista su quale fosse il suo pensiero sull’uso dello spray al peperoncino ai concerti, rispondeva “In fondo è la nuova moda dei giovani”, sottolineando il tutto con una risatina idiota.

Guardate che non sto parlando di chissà quanto tempo fa, è questione di qualche mese, come nel caso dell’intervista che rilasciò al nostro sito la scorsa estate dopo la pubblicazione del suo ultimo album Pour l’amour. Nel video è assieme al suo produttore Boss Doms, quello che lo affianca sul palco di Sanremo suonando la chitarra: ascoltate cosa dicono, poi decidete spontaneamente se è il caso di dargli corda. Soprattutto in considerazione che il grosso dei suoi fan sono ragazzi e ragazze molto giovani, tanti in età puberale, quindi non ancora in grado di capire qual è la differenza tra una provocazione e la realtà.

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Ma all’inizio parlavo di una giacchetta. Ecco, al nostro prode neo rockettaro (anche se mi fa ridere un termine come questo applicato alla sua figura) in realtà per reinventarsi basta cambiare giacca. Fino a pochi mesi fa giocava a fare il trapper maledetto, ora parla come se fosse madre Teresa di Calcutta. Tanto che alla conferenza stampa che ha fatto a metà gennaio a Milano per lanciare una serie di prodotti mi è venuto spontaneo dirgli che mi pareva di trovarmi davanti a Cristina d’Avena. Anzi, aggiungo adesso, Cristina d’Avena è sicuramente più genuina e trasgressiva di questo personaggio. Il cui armadio, immagino, sia pieno di vecchie giacche nuove.

Achille Lauri
Foto di Daniele Cambria

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