La regista sarà presente in sala per incontrare il pubblico
Nell’immediato dopoguerra, la brigata di genieri ebraici dell’esercito britannico, la Solel Boneh, riuscì a portare in salvo centinaia di bambini scampati al terrore dei campi di sterminio. Per tre anni, dal 1945 al 1948, un piccolo comune lombardo di nome Selvino, divenne la loro casa. Orfani delle rispettive famiglie d’origine, perse proprio in quella tragedia, i “bambini di Selvino” riuscirono lentamente a ritrovare momenti di serenità e ripresero una vita normale. Tra il 1946 ed il 1948, la maggior parte dei piccoli ospiti fu imbarcata sulla Motonave Rondine Enzo Sereni. Quasi tutti furono accolti in Eretz Israel, nei kibbutz Tze’elim e Hanita. Tutt’ora vivono lì, insieme, come una grande famiglia, replicando il loro felice modello Selvino. Il documentario di Francesca Muci, ricco di preziose testimonianze e immagini d’epoca, rievoca una vicenda quasi dimenticata, quella di queste povere vittime raccolte tra le macerie dei ghetti, tra le rovine dei lager abbandonati dai nazisti e nelle foreste dove erano sopravvissuti mangiando le radici. I ragazzi, ospitati in un edificio noto come “Sciesopoli”, intitolato all’eroe milanese del risorgimento Amatore Sciesa e inaugurato durante il ventennio (era una struttura ricreativa per i giovani italiani fascisti), divennero una comunità di reciproco aiuto e rispetto prima di essere trasferiti nell’appena nato stato di Israele.







































