GnuQuartet, maestri rock tra Paganini e Zappa (videointervista)

Con una intervista esclusiva realizzata a Napoli, vi raccontiamo chi sono i quattro straordinari musicisti che accompagnano Ermal Meta nel suo tour teatrale.

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GnuQuartet

Personaggi: un flauto, una viola, un violino e un violoncello; interpreti: quattro raffinatissimi musicisti le cui note recano ognuna il prestigiosissimo marchio del conservatorio. Qualsiasi spettatore medio, al cospetto di un cast simile, etichetterebbe la sinossi di questo prodotto artistico come preziosa, ma altamente scontata: teatri barocchi tra velluto rosso e intarsi d’oro, pubblico che sfoggia giacche inamidate e volti dal compassato brivido mimico, partiture-scrigno che contengono in sé note che sono già storia, dita che scorrono tra corde e tasti ora agili e lievi, ieri tormentate da docenti dalla severità ai limiti del sadismo così simili al Fletcher di J.K. Simmons in Whiplash . Un classico del classico, se ci perdonate il calembour. Ma a volte capita che gl’intepreti siano anche registi di se stessi e che si divertano a spiazzare il proprio pubblico con una trama imprevedibile. Ed è proprio ciò che accade con lo GnuQuartet: Francesca Rapetti (flauto), Roberto Izzo (violino), Raffaele Rebaudengo (viola) e Stefano Cabrera (violoncello), tecnica sopraffina e tanto, tanto studio accademico alle spalle, a un certo punto del proprio percorso hanno scoperto, ciascuno attraverso un incontro sonoro diverso, che i confini della musica classica, per quanto essi racchiudessero una terra di indubbia bellezza, rappresentavano un’ancora alle proprie necessità espressive, un dolce e insieme aspro freno a un amore per la Musica che s’era ormai sporto oltre quegli stessi confini scorgendo terre inesplorate, talvolta selvagge, talvolta amiche, comunque troppo attraenti per potersi accontentare di buon grado dei frutti del suolo natio.

La carriera di questo magnifico ensemble è iniziata solo nel 2006, ma il numero e la qualità degli artisti con i quali gli Gnu hanno collaborato è già tale da inorgoglire e sorprendere: solo per citare qualche nome, si va da Simone Cristicchi ai Baustelle, dagli Afterhours a Neri Marcorè, da Gino Paoli a Roberto Vecchioni, da Rocco Papaleo ai Subsonica. I nostri, però, non hanno solo offerto la loro maestria come supporto e abbraccio alle voci e alle produzioni di illustri colleghi, ma hanno lavorato alacremente alla costruzione di un proprio repertorio: sono infatti sette gli album pubblicati finora e ciascuno offre gradazioni di ritmo e stile le più diverse, tutte però parte di un’unica tavolozza dalla stupefacente ricchezza e di una fattura dall’inconfondibile marchio Gnu.

Catalogare il genere d’appartenenza di questa band acustica è in effetti impossibile e proprio in questo risiede la sua eccezionalità: Francesca, Roberto, Raffaele e Stefano, infatti, passeggiano con la stessa apparente semplicità tra le chitarre dei Muse e i bassi delle hit anni ’80, tra le distorsioni prog, i chiaroscuri caravaggeschi di Faber e quelle armonie sinfoniche che ci portiamo accomodate in una piega della memoria senza neppure ricordare quando vi si siano intrufolate con impertinente delicatezza, compiendo in realtà evoluzioni tecniche estremamente complesse e apponendo come non replicabile firma in calce inserti e contaminazioni che di primo acchito suonerebbero quasi blasfemi all’orecchio dei puristi del genere, ma che invece entrano nella trama sonora originaria cesellandone il fulcro, sposandosi con una tale coerenza e una tale fluidità col disegno originario da far convincere l’ascoltatore che si tratti non di un ibrido perfetto, ma solo di una delle sfaccettature della stessa gemma melodica. Gli Gnu studiano, rischiano, sparigliano carte e spartiti, si mettono in gioco costantemente, indossando di progetto in progetto quelle giacche e quella seta che citavamo inizialmente, e poi mullet colorati e salopette, e poi occhi bistrati e unghie laccate di nero, e lo stesso fanno nelle loro mani strumenti e note: malleabili e pastosi come vetro colorato, e altrettanto capaci di catturare la luce riflettendola a volte come una mirror ball, a volte come un candelabro ottocentesco, a volte come un accecante faro psichedelico, sempre incantando, galvanizzando, commuovendo, coccolando, vestendo le storie, le ferite e le speranze di ciascuno come un abito di fine sartoria. La bellezza senza pari della Musica è tutta qui, e questo quartetto di tessitori la onora appieno perseguendola con impeccabile dedizione.

In occasione della tappa napoletana del tour teatrale di Ermal Meta (qui il nostro resoconto del concerto), si sono resi disponibili per una intervista esclusiva, nella quale Francesca, Roberto, Raffaele e Stefano ci hanno raccontato storia, progetti e ispirazioni di un gruppo di funamboli sospesi su una corda di legno e argento, capaci di acrobazie che tolgono il fiato e atterraggi che lo restituiscono accompagnato da un sorriso sognante e orgoglioso. Un sorriso, sì, come quello che loro, persone dalla deliziosa cordialità e dalla trascinante ironia, non mancano mai di sfoggiare. Sarà anche questo, il segreto dell’affascinante esemplare artistico-zoologico dalle quattro teste e le mille e più sfumature sonore? Forse è giusto che resti un mistero: voi ascoltateli raccontarsi. E poi provate a resistere alla tentazione di correre ad ascoltarli suonare.

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 UNO, QUATTRO E MILLE VOLTI

Abbiamo pensato di aggiungere qualcosa alla nostra intervista: con questa sintetica playlist proviamo a mostrarvi altri colori dello GnuQuartet, così che possiate decidere da soli se la palette è abbastanza ricca da poter dipingere emozioni riconoscibili, condivisibili e perciò capaci di regalare salubre bellezza…

COLLABORAZIONI

Con Gino PaoliSapore di sale (Che tempo che fa, 2009)

Con gli Afterhours, Non è per sempre (Primo Maggio 2009)

Con Simone Cristicchi, Studentessa universitaria (RadioItalia Live, 2012)

Con Neri Marcorè, Fiume Sand Creek di Fabrizio De André e Te lo leggo negli occhi di Sergio Endrigo (2013)

Con Ermal Meta, Piccola anima (Teatro Bellini, Napoli, 4 febbraio 2019)

COVER E BRANI ORIGINALI

Muse, Resistance (dall’album Muse_IC GnuQuartet play Muse; registrato al SAE Institute per Rolling Stone, 2013)

Pink Floyd, The great gig in the sky (dall’album Karma, 2014)

Idea9 (originale, dall’album Untitled, 2017)

Beverly Hills Cop Theme (dall’album 80vogliadiGnu, 2018)

Rock around Paganini – Il bending del diavolo (Genova, 1° febbraio 2019, anteprima del nuovo progetto solista targato GnuQuartet)

Oltre al viaggio con Ermal, che si concluderà il 25 marzo al Teatro Colosseo di Torino (qui le date), tra i prossimi impegni che attendono lo GnuQuartet ci appare importante citare il tour con Francesco De Gregori, dal titolo De Gregori & Orchestra – Greatest Hits Live: il debutto è previsto per l’11 giugno a Roma, nella splendida cornice delle Terme di Caracalla, per poi proseguire il 14 giugno al Teatro Antico di Taormina, il 30 giugno al Lucca Summer Festival, il 9 luglio allo Stupinigi Sonic Park, il 10 luglio a Marostica, fino al gran finale, il 20 settembre all’Arena di Verona. Le prevendite sono già aperte presso tutti i botteghini online e fisici.

Il sito ufficiale dello GnuQuartet è ricco di informazioni e di curiosità e riporta i collegamenti a tutti i social degli artisti, nonché agli stores digitali per acquistare la loro musica.

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Chiara Rita Persico
Classe ’83, nerd orgogliosa e convinta, sono laureata con lode in ingegneria dei sogni rumorosi ed eccessivi, ma con specializzazione in realismologia e contatto col suolo. Scrivo di spettacolo da sempre, in italiano e in inglese, e da sempre cerco di capirne un po’ di più della vita e i suoi arzigogoli guardandola attraverso il prisma delle creazioni artistiche di chi ha uno straordinario talento nel raccontarla con sincerità, poesia e autentica passione.

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