La vita in un attimo

Intreccio di storie per dire che la vita è un narratore inaffidabile

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La vita in un attimo
di Dan Fogelman
con Olivia Cooke, Olivia Wilde, Oscar Isaac, Samuel L. Jackson, Mandy Patinkin

Voto: sentimentale sperimentale

La tesi è che la vita è un narratore inaffidabile. Per dirlo subito il film inizia con una tripla falsa partenza. Voluta. Non raccontabile. Poi quando il film si assesta su una linea narrativa (molto dura ma sentimentale: lui è un clochard che va dall’analista perché lei…) cambia d’improvviso. La prima storia è quella di un amore reciso che produce un frutto. La seconda storia d’amore (molto sentimentale, ma dura: lui ama lei, ma quando si intromette il padrone si deprime) comincia da un’altra parte del mondo e non è chiaro perché, ma quando cresce si congiunge alla prima. Diciamo che il frutto della seconda ha involontariamente prodotto il frutto della prima. E un giorno i due frutti apriranno la strada a una terza storia d’amore che produrrà la voce narrante. Si mescolano i generi: Indipendente metropolitano, telenovela latina rurale, un presente che forse è un futuro, persino un omaggio sberleffo (sentimentale) alla cronologia impazzita di Pulp Fiction. Non è chiarissimo se Fogelman ha in mente di mostrare che sa fare il giocoliere con tutti i generi o abbia deciso di specializzarsi in uno suo fatto di tutti i generi. È la seconda regia/sceneggiatura: e la prima era Vite che si intrecciano (titolo originale a doppia lettura This is Us).

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