Ecco “Gioventù Bruciata”. Mahmood racconta il suo mondo tra sonorità urban e R&B

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Mahmood

Gioventù Bruciata, l’album di debutto di Mahmood, è frutto di un lungo lavoro di crescita musicale e autoriale che ha iniziato a prendere forma circa tre anni fa, attraversando poi, da settembre 2018, tre “stadi” in formato EP digitale. La cosa incredibile è che, al momento di toccare finalmente con mano il risultato finale, questo percorso lungo e paziente ha subito un’accelerazione improvvisa. Vincitore inaspettato del festival di Sanremo, Alessandro Mahmoud da Gratosoglio, Milano Sud, si è ritrovato a dover correre: il successo che lo sta (meritatamente) travolgendo si è tradotto in una grande esposizione mediatica e, conseguentemente, in un anticipo sulla data di rilascio della sua creatura.

A seguito del trionfo sanremese, Mahmood aveva dichiarato: «Dico sempre che faccio un genere che chiamo “Marocco pop”. Nella mia musica c’è un po’ di tutto, incluse influenze arabe. E ascolto davvero di tutto, dal rap alla trap, dall’indie ai cantautori, alla musica americana». Ascoltando l’album non si può che averne conferma, in quanto Gioventù Bruciata è ricco di contaminazioni, anche se, considerato il lungo periodo di lavorazione, si nota a livello testuale e musicale un’evoluzione dai brani meno recenti (più acerbi) e quelli più attuali. Ci sono due fil rouge che abbracciano tutto il disco: la scrittura fluida e dettagliata, come se Alessandro avesse scattato una serie di istantanee nitide del suo mondo e delle sue esperienze, delle sue relazioni e sensazioni; e (con o senza influenze orientali) l’impostazione sonora urban/R&B, un sound coinvolgente e moderno che richiama non solo il rap nostrano (come nella collaborazione con Fabri Fibra in Anni 90), ma anche internazionale. Un sound che, nelle sue manifestazioni più spensierate come in quelle più malinconiche, genera l’impulso di improvvisare una coreografia indossando un paio di pantaloni larghi e una felpa, in una strada di periferia.

Le vicende familiari dell’artista, raccontate in Soldi, si estendono ad altre due canzoni: la prima è Gioventù Bruciata, che appare come una specie di completamento, più introspettivo ed intimista, della canzone vincitrice del festival di Sanremo (questa connessione è evidenziata soprattutto dalla frase “Correvi nel deserto con lo zaino Invicta ma, non serve correre se oltre ai soldi non hai più fiato né felicità”); la seconda è Mai Figlio Unico. Un altro tema trattato dall’album è l’amore finito, caratterizzato da insicurezza e difficoltà di accettazione delle rispettive differenze (Sabbie mobili, Asia e Occidente, Uramaki).

Non mancano i riferimenti a una Milano molto presente e piena di sfumature: Milano Good Vibes racconta di una città che, così silenziosa in piena estate, riesce a far riflettere su se stessi e, comunque, a regalare “vibrazioni positive”; mentre Nilo nel Naviglio, uno dei migliori pezzi dell’album, descrive con intensità una relazione difficile.  

Mahmood avrà modo di crescere ed evolversi, ma la preparazione musicale è innegabile, così come la padronanza di una vocalità ipnotica, dalle sfumature soul: ci sono tutti i presupposti affinché il suo successo attuale possa consolidarsi.

Tracklist dell’album:

  1. Soldi
  2. Gioventù Bruciata
  3. Uramaki
  4. Il Nilo nel Naviglio
  5. Anni 90, feat. Fabri Fibra
  6. Asia Occidente
  7. Remo
  8. Milano Good Vibes
  9. Sabbie Mobili
  10. Mai Figlio Unico
  11. Soldi, feat. Gué Pequeno

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Claudia Tinelli
Nata a Bari nel 1984, vivo a Milano dal 2006 e mi sento fortunata nell’affermare che amo la mia città adottiva tanto quanto la mia terra d’origine (l'unico vuoto incolmabile è il mare, ahimè!). Marketing/communication addicted, sono una media planner atipica che cerca perennemente di conciliare al meglio la sua anima creativa con quella analitica/numerica. In tutto ciò, la musica è la passione viscerale che ha sempre accompagnato la mia vita.

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