Parlami di te
di Hervé Mimran
con Fabrice Luchini, Leïla Bekhti, Rebecca Marder, Igor Gotesman, Clémence Massart-Weit
Voto: ah, Luchini…
Luchini supermanager dell’automobilismo di caratura internazione che non sbaglia mai un colpo e lavora 24/7 (il titolo originale è Un homme pressé), un brutto giorno s’addormenta male e si risveglia in ospedale, dopo un ictus che gli scolvolge il linguaggio. Ora parla in maniera incomprensibile, inventa, modifica e distorce le parole e non è più presentabile al salone automobilistico di Ginevra dove doveva presentare la sua rivoluzionaria vettura ibrida. Un incubo con il risvolto ironico che anche se si esprime in un grammelot patologico, Luchini non risulta mai noioso. Viene affidato a una logopedista paziente, ma dolente, perché vuole ritrovare la madre che in gioventù l’abbandonò alle cure dello Stato. Con la consueta struttura, nella prima parte l’eroe colpito perde tutto, anche il lavoro, nella seconda risale la china della cura, riscopre i ritmi e i valori che aveva tralasciato della vita normale (la figlia) e nella terza si prende la sua rivincita. Il nodo di questo film, piacevole, ma con qualche parte che mima l’incoerenza del linguaggio di Luchini, è che in francese il disastro linguistico del protagonista, basato su assonanze, è spesso intraducibile, e in italiano va riscritto con la coerenza della sua incoerenza.






































