Mattia Donna: ” La voce di Mimì ha davvero qualcosa di speciale, è inarrivabile ed è carica di mistero”

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Pochi giorni fa è andato in onda su Rai Uno il film sulla vita della mai abbastanza compianta Mia Martini, Io sono Mia. Un elogio alla donna e all’artista, più che un ripercorrere fedele degli eventi che hanno contrassegnato la vita fin troppo dolorosa di Mimì. Milioni di spettatori hanno ammirato la bravura di Serena Rossi, nonostante qualche falla qua e là nella sceneggiatura e nella scelta di alcuni personaggi, soffermandosi sulla bravura dell’attrice napoletana e la bellezza dell’anima di Mia. Per questo film è stata fatta una scelta una scelta ben precisa: ricantare e risuonare le canzoni di Mia ascoltate durante la pellicola (che si ferma, volutamente, al Sanremo 1989, che segna il ritorno di Mimì dopo 7 anni di infame “esilio” dalle scene con Almeno tu nell’universo). Un lavoro sicuramente arduo e rischioso, svolto con passione e premura da Mattia Donna e La Femme Piège, un duo di certo non nuovo alle colonne sonore dei prodotti Rai (come ad esempio la Fiction Fuoriclasse con Luciana Littizzetto).

E’ stato un grosso lavoro di ricostruzione storica dal punto di vista delle tecniche di registrazione audio. Le canzoni riprodotte coprono un periodo che va 1970 al 1989″ spiega il duo “Diciannove anni in cui il suono ha subito continue innovazioni e cambiamenti. Abbiamo fatto di tutto per rendere giustizia a Mimì e al suono delle varie epoche. Sono state fatte lunghe ricerche sulle macchine originali e sulla strumentazione: riverberi, microfoni, nastri, molle, valvole (…) usando tutta la strumentazione originale possibile oltre che a grandissimi musicisti. Il nostro ingegnere del suono Gianluca Gadda ha fatto un lavoro strepitoso, a lui dobbiamo moltissimo, come l’idea di ricostruire una tempo-map perfetta dei pezzi di Mia Martini in cui la musica non era a metronomo ma era suonata davvero. Ritrovando così il tempo di Mimì: si cambia in base alle sue pause, si segue l’emozione”.

Ci siamo fatti raccontare questo lavoro direttamente da Mattia Donna.

É stato complicato ridare vita alle emozioni della musica di Mimì?

E’ stato complicato e molto delicato. Abbiamo fatto tutto il possibile, sia come compositori delle musiche originali del film, che come produttori artistici del rifacimento dei brani di Mia Martini. Non avevamo niente, nessuna partitura, nessuno spartito, ci hanno consegnato una manciata di mp3 e ci hanno detto:” Rifatele”.  

Nostra è stata la scelta di ricostruirle rispettandole in ogni modo.

Avete scelto di riprodurre fedelmente le tecniche di incisione originali, dando al progetto la veridicità necessaria anche dal punto di vista musicale.  Difficilmente si sceglie questa strada, come mai?

Forse ragioniamo in maniera un po’ diversa rispetto ad altri o forse ci piacciono le sfide più difficili.

Il rispetto nei confronti di una grande artista era dovuto: quella strada, secondo noi, era l’unica possibile per raggiungere il risultato in un certo modo.

Le canzoni di Mimì fanno parte del patrimonio culturale italiano. Che rapporto avevi con la sua musica prima di lavorare a questa  colonna sonora?

Non un rapporto strettissimo come fan, ma comunque di grande ammirazione e profondo rispetto per un talento unico al mondo.  La voce di Mimì ha davvero qualcosa di speciale, è inarrivabile ed è carica di mistero.

Anche se lei principalmente è stata un’artista pop, nella sua voce senti qualcosa che arriva da molto lontano: senti il blues e la sofferenza, senti il vero significato di essere un’artista sincera.

Serena Rossi ha una voce completamente diversa: la difficoltà è stata proprio nel cercare la giusta fusione tra i due tipi di voce profondamente differenti. Abbiamo lavorato moltissimo sulla voce di Serena, non utilizzando il digitale ma macchine originali dell’epoca. Dovevamo aiutarla il più possibile: abbiamo ingrossato, reso più ruvida, potente e credibile la sua voce per il ruolo che doveva affrontare.

Non siamo gente da Auto – Tune. Usiamo altre strategie, forse più complesse e costose ma indubbiamente più reali e gratificanti.

 

 Cosa ti emoziona di più del tuo lavoro?

Riuscire ad essere fedele a me stesso in ogni circostanza.

Prendo molto seriamente il mio lavoro. Per me la musica è una cosa seria.

Difficilmente accetterei compromessi.

Non avrei mai potuto fare le canzoni di Mia Martini con un plug- in di un CP 70, come voleva una certa nota persona. Noi usiamo strategieregole diverse.

Abbiamo ricostruito una tempo-map perfetta di ogni singola battuta dei brani originali che erano suonati seguendo il canto di Mia.  Anche noi non abbiamo usato il metronomo, abbiamo seguito l’emozione e il tempo della voce di Mimì.

Ecco questo mi gratifica: sapere di avere dato il massimo, di essere stato sincero e di aver lavorato con vero amore e passione.

Un film o un progetto per il quale ti sarebbe piaciuto lavorare?

True Detective o magari qualche progetto fuori dall’Italia dove il merito forse viene riconosciuto.

 Che caratteristiche deve avere secondo te una buona colonna sonora?

Deve essere un marchio. Deve essere al servizio del film o della serie Tv, mantenendo  originalità e stile. A volte può diventare quasi come un personaggio invisibile.

Dovrebbero bastare già le prime due note per dare allo spettatore la sensazione di essere entrato nel mondo dell’opera in questione.

I grandi lavori hanno spesso questa caratteristica.

 

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