Edda. Il pop spensierato del «giovane del futuro»

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"Fru fru" è il nuovo album di Edda

Si intitola Fru fru il nuovo album di Edda, nei negozi di dischi dal 22 febbraio. Un disco che arriva a due anni di distanza dal lavoro precedente dell’artista milanese e che sarà presto presentato dal vivo in un tour nei club, al via il 9 marzo dal Bronson di Ravenna.

Cos’hai fatto in questi due anni?
Tantissimi concerti: l’ultimo è stato due settimane fa. Ci sono stati show con il gruppo e live da solo. E poi è venuto fuori questo album. Che, per fortuna, è bello, quindi sono molto felice. Penso che sia il mio disco più bello in assoluto.

Lo pensi sempre quando pubblichi un nuovo album?
Assolutamente no. Anzi, di solito i miei dischi non mi piacciono. Graziosa utopia, ad esempio, quando l’ho ascoltato per la prima volta non mi piaceva. Questo lo trovo più bello, perché ha le stesse qualità di quell’album, ma messe più a fuoco.

Il titolo del disco, Fru fru, è anche il titolo di una canzone. Ma cosa significa?
È il modo con cui vengono chiamati i wafer in alcune parti d’Italia, come a Genova, a Pisa, nelle Marche. È un termine che si trova anche sulla Treccani. Insieme agli Oro Saiwa, i wafer sono tra i pochissimi biscotti senza uova, quindi tra i pochissimi biscotti che posso mangiare anch’io, essendo allergico alle uova. È un simbolo di semplicità e di leggerezza: qualità che ultimamente sto cercando molto frequentemente in musica.

Il brano di questo disco a cui sei più affezionato?
Abat-jour. È un capolavoro di canzone. Forse la più bella che abbia scritto in tutta la mia vita. Direi quasi che è “troppo” anche per me, infatti non riesco a capacitarmi di come mi sia uscita.

Come è uscita?
È arrivata da sola. Io provo tutti i giorni a scrivere delle canzoni. Ascolto, ascolto e a volte mi vengono in mente delle melodie. Abat-jour l’avevo scritta tempo fa: avrei dovuto inserirla in Graziosa utopia, ma aveva qualcosa che non funzionava. Ora che ho ascoltato le due versioni – quella di allora e questa definitiva – mi sono reso conto che è cambiata moltissimo. Le ho trovato la giusta sistemazione… ed è una bomba!

Già che ci siamo, parliamo degli altri due singoli: E se e Italia gay
E se l’ho scelta come singolo per il suo testo molto “democristiano” e perché mi ricordava Raffaella Carrà. È un brano molto spumeggiante, allegro, quasi ballabile.
Italia gay mi piace perché ha le sonorità di una canzone-giocattolo quasi da Zecchino d’oro. Ormai sto andando in quella direzione: mi definisco un giovane del futuro. Anche perché, quando morirò e poi rinascerò, rinascerò bambino: mica si rinasce adulti! Diciamo che mi sto portando avanti…

Continuiamo ad andare avanti… ma non troppo. Come sarà il tour?
Premetto che se il disco dovesse raggiungere la vetta delle classifiche di vendita, non ci sarà nessun tour, ma rimarrò a casa a innaffiare i gerani. In caso contrario, andrò in giro a cantare. Quest’anno però non ci saranno ballerine sul palco. Sarà tutto suonato dai musicisti che già hanno lavorato al disco. Io sono l’unico che non ha suonato nell’album: mi è stato impedito. È il colmo, no? Ho passato tutta la vita a provare a imparare a suonare la chitarra, ma sono talmente scarso che non ho potuto farlo neanche nel mio disco. Per fortuna ho a disposizione dei musicisti che riescono a riprodurre dal vivo esattamente quello che hanno suonato in studio di registrazione. Insomma, le versioni live saranno uguali a quelle dell’album.

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Laura Berlinghieri
Nata a Venezia, studentessa di Giurisprudenza a Padova e giornalista a Milano. Classe '93. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, D.Repubblica.it e Young.it. Giornalista pubblicista, da sette anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia. Mi trovate anche su Amica.it, la Nuova Venezia, il Mattino di Padova, la Tribuna di Treviso, FoxLife, Trentino, Alto Adige, DireDonna e Italpress.

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