Quando Tiziano Ferro diventa una piccola luce nel buio del proprio dolore

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Tiziano Ferro
© Foto: Riccardo Medana

Oggi, con un post sui social, Tiziano Ferro ha chiesto ai suoi fan di ricordare la sua prima canzone che hanno ascoltato.
Ad accompagnare il tutto, alcune sue foto da diciannovenne, che hanno contribuito a scatenare i ricordi “della sua gente”.
I numerosi commenti hanno riempito il post non solo di titoli di canzoni, ma anche e soprattutto di attimi di vita, perché ogni canzone è in qualche modo legata a un frammento della propria storia personale.

Allora vi racconto anche la mia, di storia.Che si intreccia con quella di Tiziano Ferro nel giugno del 2001 (l’inizio della sua carriera), come quella di tanti altri suoi fan.
Diciotto anni fa ero solo una ragazzina, che nel giro di pochi mesi aveva perso il padre e si era ammalata di anoressia. Una malattia feroce, l’anoressia, che ti porta a un passo dalla morte.
In fondo, quando tutto il tuo mondo si sgretola, non ti importa più niente della vita, di quelle piccole cose che la riempiono, e fanno la differenza tra il sopravvivere e il vivere davvero.
Così mi ero trascinata in mesi di totale apatia, niente mi importava più. Ero depressa.
La depressione è un’altra malattia dell’anima, di quelle che arrivano a distruggerti inesorabilmente, passo dopo passo, giorno dopo giorno. Non c’era nulla che destasse in me un minimo interesse.
A scuola andavo bene sì, ma non ero io quella che studiava e prendeva 9 al compito di italiano. Io ero altrove con la testa, procedevo per inerzia.
Non uscivo mai, le amiche le avevo allontanate, niente più palestra, niente più lezioni di pianoforte, niente più cinema il sabato pomeriggio.
Uscivo solo per andare dalla psicologa. Contro la mia volontà, ovviamente. Non capivo di stare male, ma ogni fibra del mio corpo urlava al mondo intero il mio dolore.

Fine giugno 2001,

il solito viaggio in macchina settimanale (rituale che durava da mesi ormai), per fare la seduta psicoterapeutica. Mio zio aveva la radio accesa, come sempre.
A un certo punto annunciano una canzone nuova, di un cantante che non avevo mai sentito.
Un certo Tiziano Ferro.
La canzone era Xdono.
Scatta qualcosa nella mia testa, qualcosa che non so spiegare neanche a distanza di 18 anni, ma smetto di estraniarmi per quei pochi minuti dal mondo reale e ascolto la radio. Ascolto questo Tiziano.
Dura poco quel momento di “realtà”, la battaglia per vincere la malattia sarà molto lunga, lunghissima, durerà metà della mia vita. Ma Tiziano ci sarà sempre.
Anno dopo anno diventerò grande con lui, con le sue canzoni. La sua musica entrerà di diritto nella mia vita, occupando uno dei posti più importanti nella mia adolescenza.
Sono passati gli anni, sono una donna ormai, sono guarita, concerti di Tiziano ne ho visti decine e decine, non si contano più.
Non si conta più quanta gente ho conosciuto grazie alle sue canzoni (alcune di queste persone sono tra le mie migliori amiche)…
Con Tiziano si è creato un legame che niente potrà più sciogliere. Perché è stato la prima piccolissima luce nel buio del mio dolore.

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