Prima di ogni proiezione sarà offerto a tutti gli spettatori un Happy Hour
Nella percezione comune i titoli di coda sono quella parte di film spesso trascurata se non, come capita in televisione, del tutto rimossa, ma in realtà sono la parte più preziosa del film capace di raccontarci la sua genesi, la sua storia e tutto ciò che ha concorso a dare a quel film una propria identità. Anche le nostre vite hanno una parte terminale che spesso è poco considerata, come se non avesse più senso occuparsene, vissuta in solitudine, nel dolore, nell’umiliazione per la perdita progressiva di capacità elementari. Da più di trent’anni Vidas è impegnata a far sì che anche questa fase della vita di pazienti inguaribili sia vissuta nel modo migliore e più dignitoso possibile. È questo il tema della rassegna che si apre con Don’t worry (mercoledì 6 marzo ore 20,30) di Gus Vant Sant, storia di un John uomo pieno di vita, ma con un grave problema di alcolismo, finito su di una sedia rotelle in seguito ad un incidente. La situazione migliorerà quando scoprirà di essere un eccellente fumettista.
Del 2016 è Hotel salvation (mercoledì 13 ore 20,30) di Shubhashish Bhutiani, la vicenda di un uomo di 77 anni che si reca con il figlio nella città santa di Varanasi, luogo dove intende morire e del 2013 è Miele (martedì 20,30) di Valeria Golino liberamente tratto dal romanzo A nome tuo, storia di una donna, Irene, alias Miele, che in cambio di denaro è chiamata da chi è a un passo dalla morte per praticare il suicidio assistito. Il commento tecnico prima di ogni proiezione è affidato a Marina Visentin, giornalista e critico cinematografico, mentre il dialogo sarà condotto dagli operatori Vidas, Sonia Ambroset e Alberto Grossi.







































