Jean-Pierre Léaud incontro e film

Giovedì 7 marzo 2019 al Cinema Spazio Oberdan Milano dalle ore 20 un seminario tenuto dal critico cinematografico Andrea Chimento dedicato alla Novelle Vague e alla figura di Léaud

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Foto film Il vergine

Alle ore 21,15 sarà proiettato il film Il vergine, 1967

Per scegliere il giovane protagonista di I quattrocento colpi François Truffaut fa uscire un annuncio su France-Soir che recita così: “Si cerca un ragazzo tra i 12 e il 14 anni per interpretare un ruolo in un film per il cinema”. Tra il settembre e l’ottobre 1958  il regista assiste  a centinaia di audizioni di bambini accorsi da tutta la Francia, ma poi a sorpresa è attratto dal figlio dell’ assistente sceneggiatore Pierre Léaud e dell’ attrice Jacqueline Pierreux.  Il quattordicenne Jean- Pierre, che aveva già avuto una breve esperienza sul set del film Agli ordini del re del 1957, cattura la sua attenzione perché in lui rivede se stesso a quell’ età. Nato nel 1944 a Parigi il ragazzino è nella realtà molto simile al personaggio che dovrà interpretare. Alunno indisciplinato, ribelle, anche arrogante, è perfetto per interpretare Antoine Doinel, infelice adolescente non compreso dai suoi genitori né dalla società che in qualche modo lo rifiuta. Inizia così per lui una carriera di attore cinematografico assolutamente unica. Dal 1959 al 1979 sarà l’alter ego di Truffaut in cinque pellicole, I quattrocento colpi; 1959; Antoine e Colette episodio di L’ amore a vent’ anni, 1962; Baci rubati, 1968; Non drammatizziamo..è solo questione di corna, 1970 e L’ amore fugge, 1979.   La carriera di Léaud proseguirà sempre con il suo scopritore in Le due inglesi, 1971 ed Effetto notte, 1973 e sarà poi diretto anche da Jean-Luc Godard in Maschio e femmina, 1966; Una storia americana, 1966; La cinese, 1967; Week end, un uomo e una donna dal sabato alla domenica, 1967; La gaia scienza, 1968. Lavorerà poi in Italia con Pier Paolo Pasolini (Porcile, 1969); con Bernardo Bertolucci (Ultimo tango a Parigi, 1972); con Pupi Avati (Aiutami a sognare, 1981), non riuscendo però a imporsi per via delle sue limitate capacità espressive.  Jean-Pierre si ritaglia tuttavia uno spazio nella storia del cinema con l’ultima celebre inquadratura di I quattrocento colpi nella quale il quattordicenne Antoine Doinel dopo essere fuggito dal riformatorio, arriva per la prima volta di fronte al mare. Il suo sguardo sperduto e felice ha commosso intere generazioni di spettatori. La sequenza è un atto di amore di François Truffaut per la vita e per il cinema che forse nessun cineasta ha saputo concretizzare così bene sullo schermo.

 

 

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Pierfranco Bianchetti
Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente scrive per Cinecritica, collabora a Riquadro.com e cura il sito lombardo del SNCCI. Ha realizzato rassegne e cicli sul tema “Cinema e Storia” presso il “Civico Museo di Storia Contemporanea” di Milano e la Biblioteca Civica di Via Oglio.

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