Danilo Sacco «Una società misogina è destinata al fallimento»

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Oggi è la festa della donna, e tra le tante celebrazioni più o meno sentite, abbiamo voluto parlare con un artista che, nel suo ultimo disco, ha messo proprio il ruolo femminile tra i temi cardine del suo lavoro: Danilo Sacco.

Gardè, questo il titolo del suo ultimo album, parla di umanità, di diritti, di amicizia e di storia. Partendo da questi spunti abbiamo fatto una chiacchierata a tutto tondo sulla società attuale.

Per iniziare mi piacerebbe chiederti una tua visione della società moderna.
Viviamo un periodo molto cupo, molto oscuro. Ci hanno instillato la paura di tutto e la paura è contagiosa, la paura non fa bene. C’è qualcosa che mi sfugge, non eravamo una società così timorosa di andare avanti e di creare cose nuove. Oggi sì. Ho il sospetto che si parli tanto di immigrazione, ma che tutto questo vociare altro non è che uno specchietto per le allodole per non pensare ad altri problemi come la disoccupazione, la sanità, l’educazione.
E questo è pericoloso. Oltretutto è un periodo brutto per il fatto che nessuno può più esprimere le proprie opinioni. Appena dici qualcosa fuori dal coro sei additato. La libertà di espressione (condivisa o meno) è la pietra angolare della democrazia e di una società democratica.

Spesso sentiamo parlare di diritti umani, ma trovo che stiano venendo a mancare sempre di più non solo a livello “pratico/legislativo”, ma proprio a livello umano: mi riferisco al rispetto delle persone e della diversità. Odio e cattiveria sono sempre di più all’ordine del giorno. Come se ne può uscire?
Uscire dalla spirale dell’odio non è facile perché ci siamo entrati. Si può uscire ripartendo da zero. Ripartendo dall’educazione dei nostri figli, dei nostri nipoti, ripartendo dalla rieducazione di noi stessi. Si può ripartire imparando a rispettare i diritti e le opinioni degli altri, qualunque essi siano (sempre ovviamente nei limiti dell’educazione e della legalità). Voltaire questo ce l’ha spiegato molto bene e non solo lui. Andiamo a informarci, andiamo a vedere quello che c’è sotto, perché siamo pieni di fake ovunque e stiamo diventando fake noi stessi. Stiamo diventando una società acritica e una società acritica è molto, molto più facile da comandare.

Trovo che il messaggio che sta passando sempre di più è che le competenza, l’informazione, la cultura siano “qualità” da mettere al bando, alla gogna.
C’è solo un modo per uscirne: leggere più libri, andare esattamente all’opposto di quello che certa società vuole che diventiamo: un popolo non acculturato. Un libro, un qualsiasi libro, è molto più potente di una pallottola. Ricorda che la cultura è sempre stata osteggiata da tutti coloro che volevano fare di una società, una società malleabile. Quindi dobbiamo informarci di più, essere più curiosi. Incazzarci e a volte dire di no quando è il caso di dire di no. La scienza è una via d’uscita per questa stagnazione. Noi non è che stiamo andando indietro, noi siamo fermi, siamo nelle sabbie mobili.

L’immobilita, l’ignavia, l’inerzia, forse sono i mali peggiori di una società.
Certo perché dopo l’immobilità cosa viene fuori? La rassegnazione. E allora sei finito.

Oggi è l’8 marzo, festa della donna. Una figura che, pur nel tentativo di essere omaggiata, finisce sempre per essere insultata. Qual è il ruolo che le donne hanno nella tua vita?
Comandano loro, ma nel senso buono. Ti spiego, io ho una famiglia stupenda. Amo mia moglie in modo folle e senza di lei io non andrei da nessuna parte. Le donne sono la pietra angolare delle nostre vite. Non c’è niente da fare. Poi dal punto di vista dell’artista la cosa è ancora più pregnante perchè tutti noi siamo un simulacro della donna: loro creano la vita, la cosa più importante dell’universo e noi, non sapendo creare, facciamo quadri, facciamo canzoni, facciamo poesie, facciamo qualcos’altro. E saremo sempre al secondo posto. E’ inutile, una società misogina è destinata al fallimento.

Nonne, madri, fidanzate, mogli. Come si è evoluto il tuo rapporto con loro?
Non ho la fortuna di avere più nonni, padre. Mi è rimasta mia madre e ho una moglie straordinaria. Il rapporto con loro è cambiato negli anni perché quando maturi, io ormai ho una certa età, capisci certe cose. Quando hai vent’anni pensi di essere immortale, pensi di andare avanti e di farcela da solo. Ma senza una compagna non vai da nessuna parte, perché arriverai a un certo punto della tua vita in cui puoi avere fama, soldi, consenso sociale, tutto, ma ti troverai da solo in una stanza d’albergo. E non saprai dove andare. E questa è la maledizione più grande di un uomo. Se non hai una famiglia e se non hai una persona che si prende cura di te, tu non ce la fai. La pietra angolare di una società normale, sana, sono le donne. Noi pensiamo di fare ciò che vogliamo, ma in realtà dipendiamo da loro. E questo è giusto perché siamo messi al mondo dalle donne.

Un altro tema molto interessante che tratti nel tuo disco è quello della storia. La storia non si inventa nulla, è ciclica. Tutto ritorna. Prendiamo una canzone come “Jesse e Lutz” e pensiamo a quanto può essere attuale.
Totalmente. E’ lo stesso discorso che facevamo prima, adesso viviamo in una società in cui l’unica cosa che conta è il successo a ogni costo e per raggiungere quel successo devi essere disposto a sacrificare il tuo onore, la tua sportività, i tuoi affetti, la tua famiglia. Questa cosa è devastante e oltretutto è profondamente sbagliata. Cosa insegnamo ai nostri figli? Ricordiamoci sempre che Jesse Owens divenne una leggenda dopo quelle vittorie e che Carl Ludwig Long, per il fatto di aver preso una medaglia d’argento, fu spedito al fronte e ci ha lasciato la pelle. Ed è seppellito in Italia, in Sicilia. Quindi quest’uomo, pur sapendo cosa gli sarebbe costato quello che ha fatto, lo ha fatto lo stesso (durante le Olimpiadi di Berlino del 1936, il tedesco Carl Ludwig Long “aiutò” Jesse Owens a vincere la medaglia d’oro olimpica nel salto in lungo, nda) . E noi cosa insegnamo ai nostri figli? Che per un passaggio televisivo in più mi posso vendere la madre? Ma è una società questa?
So che è difficilissimo andare contro gli stereotipi, il consenso sociale, ecc, ma qualcuno lo ha fatto. Ed è da queste persone che è nata la società moderna che noi stiamo distruggendo.
In Italia la cultura è considerata una cosa che non conta molto, ma in realtà è l’unica cosa che conta.

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Mattia Luconi
Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l'Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.

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