Il docufilm diretto da Robert Anderson Clift, nipote di Montgomery
Ritratto personale e a tratti perfino intimo, il docufilm ci permette di scoprire come il grande attore protagonista di molti capolavori (Io confesso; Da qui all’ eternità; Un posto al sole; Gli spostati, ecc.) è stato davvero un antidivo, un ribelle ed un innovatore della recitazione, capace di portare sullo schermo personaggi vulnerabili e fragili molto simili a lui che per tutta la vita è stato assillato dalla sua omosessualità (in tempi oscuri per le diverse identità sessuali) e dal ricorre spesso alla bottiglia di whisky. Una vita tormentata la sua e molto solitaria fino alla morte avvenuta a New York a soli 66 anni nel 1966. Attraverso interviste a persone care e ai suoi familiari, unite insieme ad una ricca collezione di materiali inediti, il nipote di Clift e la regista Hillary Demmon ricostruiscono la carriera di Monty Clift, attore straordinario che ha saputo incarnare un nuovo spirito anticonvenzionale davanti alla macchina da presa e in palcoscenico. Negli anni Cinquanta il mondo del cinema sta cambiando e una generazione dei ribelli, Marlon Brando, Paul Newman, Montgomery Clift e altri si sta imponendo. Sono gli allievi del Metodo insegnato all’ Actors’ Studio di Lee Strasber che mettono in crisi lo star-system, il sistema di sfruttamento dell’immagine degli attori trasformati da semplici interpreti in divi (la cui vita privata è di fatto inesistente). Finalmente si assiste ad una netta separazione tra la star e la sua reale personalità. Nasce una nuova Hollywood, che incalzata dalla concorrenza della televisione, racconterà sempre di più nei suoi film, la realtà della vita vera.






































