Tutti vogliono suonare con i jazzisti italiani

Come titolari oppure come spalle d’eccezione i musicisti di casa nostra sono apprezzati dai colleghi di mezzo mondo, che amano proporsi a fianco di big come Enrico Pieranunzi e Roberto Magris oppure di ottimi solisti come Dino Massa, Gianni Vancini ed Enzo Anastasio.

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jazzisti italiani

Il jazz italiano è da anni tra i più alti del continente, il che spesso significa tra i migliori al mondo. Non ci sono dubbi che le nostre star della musica afroamericana siano professionisti creativi e propositivi ai massimi livelli, ricercati dai festival più prestigiosi e habitué di collaborazioni con i big assoluti, ma la medesima voglia di partnership – in un universo sonoro in cui spesso la diffidenza nei confronti della scarsa qualità dei colleghi fa rinunciare anche a cospicue offerte in denaro – che dimostrano i musicisti stranieri verso i nostri, anche non celeberrimi, artisti indica un’attenzione e una disponibilità che è segno di apprezzamento. E i dischi che ne nascono sono lì a dimostrare che il rapporto creatosi, sia a medio termine sia lungo la breve parentesi di alcune incisioni, spesso offre esiti di pregio. Ne elenchiamo alcuni, pubblicati negli ultimi mesi.

Enrico Pieranunzi

Enrico Pieranunzi – André Ceccarelli – Diego Imbert

Monsieur Claude [A Travel With Claude Debussy]  (Bonsai/Egea)

Voto: 9

La proposta di apertura non può non essere quella del trio “francese” di Enrico Pieranunzi, che da alcuni anni ha preso il posto di quello storico con gli americani Marc Johnson e Joey Baron, specie quando il Nostro decide di affrontare in chiave jazz riferimenti ed emozioni dettate da composizioni classiche. Il loro secondo album insieme, pubblicato in occasione del centenario dalla morte di Claude Debussy e a lui completamente dedicato, si intitola Monsieur Claude [A Travel With Claude Debussy] e propone un connubio tra linguaggi differenti che per dirsi riuscito non può che essere di alto livello. E il jazzista romano in questa particolare miscela e ispirazione è uno di quelli che, in tutto il panorama mondiale, sta nel mazzo dei migliori. Con il contributo anche del sassofonista David El Malek e della cantante Simona Severini (che interpreta letterati coevi al sommo maestro del simbolismo musicale, come Apollinaire, Bourget e de Banville), il pianista e i due ritmi d’Oltralpe regalano una lettura elegante ed emotiva, che spazia dall’adesione colta al modello fino alle deviazioni funk e valzer, dalle alternanze ritmiche alle impennate swing. Prezioso.

Roberto Magris

Roberto Magris Sextet

Live In Miami @ The WDNA Jazz Gallery (JMood)

Voto: 8

Altro pianista che del rapporto con l’estero ha fatto la sua seconda vita, il triestino Roberto Magris è uno che può permettersi di presentare in anteprima i suoi lavori nelle music hall di Chicago. Così ha fatto per il suo ultimo Live In Miami @ The WDNA Jazz Gallery, inciso in sestetto proprio nel noto locale in Florida. L’album propone un jazz mainstream propulsivo e vivace, come ama il pubblico americano, ma capace di impennate e atmosfere che ricordano qua e là la matrice mitteleuropea del pianista, autore di tutti i brani (e di magnifici assolo, come nell’iniziale “African Mood” e nella latina “Chachanada”) a eccezione degli evergreen “April Morning” di Roland Kirk e “A Flower Is A Lovesome Thing” del sommo arrangiatore Billy Strayhorn, eseguita in solitudine con una buona dose di pathos. Tra i partner emergono il trombettista Brian Lynch, lirico e affilato come da fama consolidata, e il veterano del contrabbasso Chuck Bergeron. Diretto.

Dino Massa

Dino Massa Kansas City Quintet

Echoes Of Europe (ARC)

Voto: 8

Altro pianista di talento sicuro, il 75enne napoletano Dino Massa può permettersi di incidere come leader di un quintetto “americano”. Con lui sono l’interessante sassofonista Christopher Burnett (un ex-militare statunitense di stanza nel capoluogo campano, dove strinse amicizia con Massa suonando nei jazz club), il chitarrista Charles Gatschet e i ritmi Andrew Stinson e Clarence Smith, cui si sommano una manciata di ospiti, tutti fiatisti. Ritrovatisi via Facebook, i due partner hanno organizzato vari concerti e questa registrazione datata 2016, ma pubblicata solo pochi mesi addietro. Cinque brani del titolare sono disegnati con attenzione e senso evocativo, dall’intensa apertura di “Alone” alla title-track affidata agli assolo dei cinque su una melodia sensuosa, dal volteggiante omaggio “Paris” e dalla funkeggiante “Remembering” un po’ old fashion fino alla conclusiva “Tarantella”, con la suggestiva idea dei due flauti a sottolineare il caratteristico ritmo in 3/4. E ancora “Imagine” del trombettista ospite Marcus Hampton, dai vivaci ritmi hancockiani e l’energetica “Notos” di Burnett, uno swing modernissimo dal lieve retrogusto afro. Amicale.

Gianni Vancini

Gianni Vancini

Get Your Groove On (Alfa Music)

Voto: 8

Sassofonista attivissimo in ambito pop – è da anni collaboratore fisso di Andrea Mingardi e Umberto Tozzi, oltre ad aver suonato con numerosi altri, da Dalla alla Ruggiero, da Masini agli Stadio – l’emiliano Gianni Vancini è solo al suo secondo album da solista. Get Your Groove On, da poco distribuito benché sia stato registrato nel 2014 a Los Angeles, segue Souls United del 2011, che aveva visto la luce ad Amsterdam e raggiunto le classifiche USA. Anche questo ci arriverà di certo, perché è un esempio brillante e ben costruito di quello smooth jazz, dalle costruzioni appetibili e pop, molto amato Oltreoceano. Non solo, a fianco di Vancini si susseguono alcune autentiche stelle del genere: il pianista elettrico Jeff Lorber, il sassofonista Kirk Whalum, il chitarrista Terry Wollman, le voci Selina Albright e Kenya Hathaway, entrambe figlie d’arte. Album dal sound tipico, che a molti jazzofili puri e duri fa arricciare il naso, ma perfettamente organizzato sia nella scaletta sonora sia nel centellinare gli influssi soul, funky, errebì e pop. Attento.

Anastasio

Anastasio

Through The Sky (Alfa Music)

Voto: 7/8

Nel medesimo territorio sonoro, ma con un piglio più rivolto alla vecchia stagione della fusion post-davisiana, si muove Through The Sky dell’altro sassofonista (Enzo) Anastasio, che nel dicembre 2017 ha portato a Los Angeles vari suoi collaboratori stabili (il pianista Mario Nappi, il chitarrista Federico Luongo e altri) per integrarli con tre sessionman di pregio, che vantano decine di collaborazioni importanti: la coppia ritmica Gregg Bissonette (batteria) e Jimmy Earl (basso) e il tastierista David Garfield. La brava Cheryl Porter, cantante di casa da noi, dove ha vissuto e per anni ha accompagnato Zucchero, ha inciso invece a Chicago, insieme alle coriste Kalind Haynes e Kaita Kerr, l’emozionante inno di Stevie Wonder “For Your Love”. I brani, tra cui l’inevitabile omaggio a Pino Daniele “Stare bene a metà” posto a chiusura, si susseguono con verve e fisicità, con aperture soul jazz e momenti più d’atmosfera, con un divertimento progressivo che coinvolge e che non nasconde l’attenzione rivolta al risultato, sempre cesellato e solare. Positivo.

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Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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