Tra le numerose pubblicazioni dell’ultimo periodo proposte da AlfaMusic, l’etichetta italiana più aperta ai nuovi talenti del jazz di casa nostra, segnaliamo un poker di eleganti e riusciti album proposti da ensemble basati sulla formula classica del quartetto, declinata in diverse combinazioni strumentali e in variegate espressioni sonore.

Dumbo Station

DUMBO STATION

Tirana Cafè (Alfa Projects/Egea)

Voto: 7/8

Iniziamo con il debutto dei romani Dumbo Station. Il quartetto guidato dal chitarrista Paolo Zou, che compone tutti i loro brani originali, è nato sul finire del 2015 ed è approdato all’attenzione generale durante una live jam con il noto MC Danno della band hip-hop Colle Der Formento. Diventati “gruppo stabile” del club Roma Groove Session, accompagnano le esibizioni di numerosi solisti di fama e preparano il loro album di presentazione, questo Tirana Cafè. Il risultato è felice, con una tenuta complessiva, grazie anche alla lucidità dei ritmi (Davide Savarese alla batteria e Stefano Rossi al basso elettrico) e alle aperture del pianista Benjamin Ventura. Un lavoro di jazz moderno ed eclettico, che propone momenti più mainstream in un ventaglio attento al nu jazz più intrigante, pieno di sollecitazioni senza soluzione di continuità e con un appeal immediato, cui contribuiscono anche ospiti di rango come Maurizio Giammarco ai sax ed Elvio Ghigliordini al flauto.

Sonata Islands

 

SONATA ISLANDS

Relendo Villa-Lobos (Alfa Projects/Egea)

Voto: 8/9

In ambito completamente differente si muove il quartetto Sonata Islands della cantante Cristina Renzetti, espressione della consolidata omonima associazione culturale. Il progetto Relendo Villa-Lobos – il titolo ci fa già intuire attenzione alla musica classica e alle sonorità brasiliane in generale – è partito nel 2013 ed è stato nel tempo sempre più perfezionato e cesellato dai quattro musicisti trentini, fino ad arrivare a questa registrazione eccellente, datata febbraio 2017 ma pubblicata da pochi giorni. Il compositore colto brasiliano internazionalmente più conosciuto viene affrontato con l’intento di liberarne la poetica più ampia e libera, sottolineandone sia l’intensa melodiosità sia le sottili venature ritmiche sia il pathos emozionale, oltre agli stretti legami con la MPB (musica popolare brasiliana). Molto a fuoco e intensi gli strumentisti del quartetto (Gabriele Zanchini alla fisarmonica e Michele Francesconi al pianoforte, anche fini arrangiatori, ed Emilio Galante ai flauti) e gli ospiti Gabriele Mirabassi al clarinetto e Davide Bernaro alle percussioni.

Jimbo Tribe

JIMBO TRIBE

Rite Of Passage (Alfa Projects/Egea)

Voto: 8/9

Che un recensore americano (nel caso Don Phipps) scriva dell’ascolto del proprio disco che “è come se ci si trovasse da soli nella Galleria degli Uffizi, persi nel fantasticare su La nascita di Venere di Botticelli” è cosa che farebbe arrossire d’orgoglio anche un mezzobusto marmoreo dell’imperturbabile Vittorio Alfieri. È successo ai Jimbo Tribe, il trio del pianista romano Lewis Saccocci, cui l’allargamento a quartetto con l’inserimento – a fianco dei ritmi Dario Piccioni e Nicolò Di Caro – del trombettista Antonello Sorrentino ha offerto nuovi stimoli e prospettive inusuali. E proprio al carattere visionario e immaginifico delle composizioni di Saccocci e Piccioni (cui si aggiunge la “Nardis” di Miles Davis, trattata con molto acume) rimanda il commento apparso sul prestigioso “All About Jazz”, carattere reso maturo rispetto all’esordio Jimbology del 2015 da un’avvincente abilità nel combinare l’eleganza formale con la ricerca di coloristiche combinazioni emozionali e un’attenta ricerca improvvisativa.

The Spiral Quartet

THE SPIRAL QUARTET

Sara Della Porta – The Spiral Quartet (Alfa Music/Egea)

Voto: 8

Si apre con un travolgente scat in concorso con la tromba dell’ospite Raynald Colom la prima delle cinque composizioni del compianto Mulgrew Miller che fanno da colonna portante del debutto della cantante Sara Della Porta con lo Spiral Quartet, che allinea suo marito Greg Hutchinson alla batteria e il pianista Andrea Rea con il fido contrabbassista Daniele Sorrentino, apprezzato figlio d’arte. Adeguato anche il contributo del sassofono di Logan Richardson in “Second Thoughts” e del duo chitarra-voce Daniele Cordisco & Walter Ricci nella conclusiva “Samba D’Blue”, mentre i soli quattro protagonisti si cimentano senza passi falsi nel mainstream vibrante di sempreverdi come “In A Sentimental Mood” del Duca, “Inception” di McCoy Tyner, “Speak No Evil” di Wayne Shorter, “Driftin’” di Herbi Hancock e “Resolution” del Trane. Un album pieno, riuscito, ben costruito, che non fa sentire le abituali debolezze di un primo esito, ma che piuttosto permette alla vocalità tonda e corposa di Sara di emergere in una sfaccettata presentazione.

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Facebook Like social plugin abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome