Le Orme (intervista a Michi Dei Rossi): dura solo cinquant’anni, la gloria

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Le Orme
@Diego Piotto

Michi Dei Rossi, batterista che non ha mai smesso di studiare, settanta primavere tra pochissimo e ultimo membro originale de Le Orme che hanno illuminato il progressive nostrano per tutti gli anni ’70 sfornando un capolavoro dietro l’altro, mi aspetta in un salottino della sua casa discografica dove dominano il bianco e il rosso. Che di norma sarebbero i colori sociali del Lanerossi Vicenza, ma il signor Dei Rossi è veneziano quindi evito volentieri la citazione calcistica.

L’occasione è quella di presentare al mondo intero (Le Orme tengono regolarmente concerti in Messico, USA e Giappone) il loro “nuovo” album Sulle Ali di un Sogno che, tra classici risuonati e qualche bel inedito (ne parleremo tra poco), si porta in dote sia una magia moderna (la presenza della voce etera di Francesca Michielin) che un incantesimo antico, antichissimo (le sviolinate romantiche di David Cross, già alla corte dei King Crimson).

Gli autori di Ad Gloriam, Collage, Uomo di Pezza e naturalmente Felona e Sorona sono patrimonio nazionale e noi non possiamo che stuzzicarli con domande che stimolino “i ricordi più belli”, ma anche l’inquietudine che “una dolcezza nuova” – come quella di questo disco – si porta sempre appresso. Eccovele.

Tutti ti conoscono come Michi, ma sui documenti hai scritto Giuseppe: perché?
«Eh, qui dobbiamo tornare indietro di parecchio: al 1966, ai tempi della mia prima band, gli Hopopi, dove c’era già un giovanissimo Tony Pagliuca (successivamente tastierista de Le Orme, NDR). Sai, all’epoca portavo i capelli lunghi, più o meno come ora. Poi improvvisamente il giorno di Capodanno del ’66 decido di farmeli corti e – tra la riga in mezzo e i ciuffi tirabaci – tutti dicono che assomiglio tantissimo a Capitan Miki, quello del fumetto! (ride) Da allora sono per tutti Michi e basta.»

E poi sempre in quel 1966, quello della fatidica partita Italia-Corea Del Nord, entri ne Le Orme. E la tua vita cambia per sempre…
«Pensa che in quel gruppo c’era già un Nino (Smeraldi, il fondatore. NDR) e un Tony (Pagliuca, ovviamente. NDR). Ora che era arrivato pure Michi potevamo fare i protagonisti di quella famosa barzelletta! (ride) Chi se lo sarebbe mai immaginato che, oltre cinquant’anni dopo, saremmo stati ancora qui a parlarne? Ma la musica è bella per questo.»

Senti, perché solo due inediti – due grandi inediti per la cronaca (La Danza di Primavera e Un Altro Cielo) – in questo nuovo album? Forse non volevate prendere in giro i fan pubblicando qualche riempitivo di troppo?
«In realtà il disco nuovo de Le Orme è quasi pronto e per ora lo tengo da parte in un cassetto. Si tratta esclusivamente di materiale valido perché, in caso contrario, io cestino tutto e manco mi metto al lavoro. Sai, quando hai un concept e una suite tra le mani, a quel punto non puoi far altro che migliorarla in ogni sua parte. Quest’album, invece, è decisamente un’altra cosa…»

Cosa esattamente?
«La mia vita, da neo settantenne, raccontata in quaranta minuti e sciorinata attraverso i miei quattro grandi amori: la classica, il progressive, il rock e il bel canto. La lirica, insomma.»

Nel disco canta (molto bene) Francesca Michielin nel vostro grande classico Gioco di Bimba del 1972. Non ti nego che trovare la Michielin in un disco de Le Orme mi ha provocato una vertigine. Un assoluto spaesamento. Come se Marco Mengoni fosse diventato il nuovo cantante degli Yes o se Tiziano Ferro facesse un duetto coi Gentle Giant…
«Il fatto è che Francesca è davvero una nostra grande fan. I suoi genitori l’hanno tirata su facendole ascoltare la nostra musica e, ogni volta che suoniamo dalle sue parti, nel vicentino, è sempre lì che mi manda dei messaggi e mi chiede se può salire sul palco noi per cantare certi suoi brani preferiti de Le Orme. Stavolta è successo sul serio. Credo sinceramente che su Gioco di Bimba abbia tirato fuori una performance da brividi.»

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La Michielin è ventiquattrenne. Vengono i giovani nel 2019 a vedere Le Orme dal vivo?
«Sì, ma accompagnati dalla famiglia. Stesso discorso già fatto per Francesca: i padri inculcano ai figli l’amore per la musica prog e questi diventano nostri fan e non di qualche rapper o trapper contemporaneo. E poi ci sono i giovani musicisti che cercano in noi quella linfa vitale che io, da ragazzo, succhiavo da Tony Meehan (lo storico batterista degli Shadows, NDR) o da Ringo Starr. Un genio, il buon Ringo. Come governa lui lo shuffle – a quelle velocità poi – non l’ho mai sentito fare da nessun altro…»

Quindi mi stai dicendo che va come con le scuole calcio che non tirano più fuori i campioni come ai tempi dell’oratorio con i vari Baggio, Mancini, Pirlo e compagnia? Il progressive italiano è destinato a scomparire se qua si producono solo trapper o cantanti usa e getta?
«Sì, tu sintetizzi bene, ma qua stiamo parlando di un’enorme problema. Quando noi, il Banco del Mutuo Soccorso e la PFM ce ne andremo in pensione, cosa avremo lasciato? Un esercito di trapper? Interpreti smarriti che vanno in televisione a farsi fare le pulci dai maestri? Ricordati sempre che zero gavetta corrisponde a zero anima. E senza quest’ultima non puoi comporre musica.»

Restano gli allievi, no?
«I giovani gruppi prog che ascolto sono bravissimi tecnicamente, ma possiedono poca inventiva e si ispirano troppo ai nomi storici. Ok, agli inizi lo facevamo anche noi con Emerson Lake & Palmer o, ancor meglio, con i Nice del solo Emerson; ma poi siamo andati avanti…»

Lo sai cosa mi ha sempre fatto impazzire di voi? Che ad inizio millennio vi ha campionato David Holmes, un DJ irlandese, e vi ha messo nella soundtrack di un blockbuster hollywoodiano…
«Ricordo bene quella vicenda anche se io purtroppo non ho mai preso una lira! (ride) D’altronde non ero tra gli autori originali di quel pezzo. Anche se Holmes , va detto, ha campionato la mia batteria per intero…»

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Rinfreschiamoci la memoria: la traccia di David Holmes si chiama Police 69 ed è costruita sul beat di batteria + riff di Mellotron della vostra Ad Gloriam del 1969. Si trova nella colonna sonora di Ocean’s Eleven – Fate il vostro gioco di Steven Sodenbergh, film campione d’incassi nel 2001 con un cast stellare: George Clooney, Brad Pitt, Matt Damon, Julia Roberts ecc. Cosa si prova a stare lì in mezzo?
«Una grande, grandissima gioia. Pensa che il nostro produttore di allora mi accennò questa cosa di Holmes, ma non si ricordava il titolo della pellicola! Una sera mi affitto la VHS di Ocean’s Eleven – Fate il vostro gioco e mi godo questo remake di un vecchio film con Frank Sinatra e Dean Martin (Colpo Grosso, NDR). Arrivo ad una scena clou e parte il sound della mia batteria e dell’organo di Pagliuca. Cado estasiato sul divano e mi dico: ma che figata!»

David Holmes lo hai mai conosciuto di persona?
«Purtroppo no, ma mi piacerebbe stringergli la mano per l’idea meravigliosa che ha avuto. Voglio dire: piazzare in un film moderno una gemma sinfonica del 1969. Cosa vuoi aggiungere? Sono cose belle…»

Quelle brutte invece…
«Musicalmente parlando, i miei anni ’80 e la prima metà dei ’90. Quello è stato un periodo artistico di cui non vado particolarmente fiero. Non lo ripeterei, se potessi.»

L’anno più bello della tua vita, ora che ne stai per compiere 70, qual è stato?
«Il 1973. Le Orme pubblicano Felona e Sorona (un monumento del progressive globale, NDR) e noi ci imbarchiamo in un tour del Regno Unito. Una sera siamo in cartellone al Marquee Club di Londra, entriamo nei camerini e io sui muri vedo tutti questi autografi dei grandi del rock: Beatles, Rolling Stones, Who, Eric Clapton, Keith Emerson. E poi, lassù in alto, la sua firma: quella di Jimi Hendrix…»

So cosa si prova: l’estate scorsa ero a Renton (a pochi chilometri da Seattle) e mi sono sdraiato sul prato a fianco della tomba-mausoleo di Hendrix. Era come se ci fosse anche “lui” con me…
«Io, adocchiato l’autografo del mancino più famoso del rock, ho apposto piccolina la mia firma: Michi Dei Rossi. Solo che io ho firmato molto più in basso. In alto poteva starci solo Jimi.»

Sulle Ali di un Sogno, il nuovo album de Le Orme (9 brani storici risuonati più 2 inediti), è disponibile dal 15 marzo. Tra gli ospiti: David Cross (violinista dei King Crimson), Francesca Michielin e il tenore finlandese Eero Lasorla. La storia continua…

Le Orme

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