Arriva Max Weinberg, ‘potente’ jukebox targato E Street Band

Il batterista più longevo di Bruce Springsteen, sempre impegnato a girare il mondo con i suoi progetti personali dopo l’imponente visibilità televisiva guadagnata nei lustri passati, torna ancora una volta in Italia con un concerto interattivo basato sulle richieste del pubblico. Ospite abituale della penisola, dove vanta una casa e un sacco di amici, si esibirà a Milano il 19 luglio, a Reggio Calabria il giorno successivo e il 23 luglio a Roma

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Max Weinberg
'Mighty' Max Weinberg alle spalle di Bruce Springsteen - Udine 2009 (foto di Oliviero Lucato)

Un altro frammento di E Street Band è pronto per fare nuovamente capolino su un palco italiano. L’appuntamento è già fissato per la terza settimana di luglio quando Milano, Reggio Calabria e Roma accoglieranno in sequenza l’atipico progetto di Max Weinberg, sempre più longevo e fedele batterista di Bruce Springsteen (nonché orgoglioso babbo del collega Jay, abituato a pestare in maniera ancor più vigorosa sui tamburi dietro una delle inquietanti maschere degli Slipknot).

Il Max Weinberg’s Jukebox, in sostanza, può essere sintetizzato nel seguente slogan: “Tu scegli le canzoni, noi le suoniamo!”. Qualcosa di simile a quanto fatto in passato da Elvis Costello con la differenza che il camaleontico londinese (al secolo Declan Patrick MacManus, ex di Kate O’Riordan e oggi sposato con Diana Krall) già a fine anni Ottanta andava in tour affidando a una ruota della fortuna da fiera paesana la scelta della scaletta della serata, spaziando tra pezzi suoi e soprattutto cover dalla più disparata estrazione (da Prince, Tom Petty e Beach Boys fino agli Abba). Weinberg, dal canto suo, approfitta della tecnologica più moderna e, non essendo un autore, alza il tiro e aggiusta la traiettoria usufruendo di uno schermo gigante sul palco dal quale, in maniera interattiva, gli spettatori potranno selezionare le loro scelte da un bacino di centinaia di pezzi. Un po’ come avvenuto, più o meno regolarmente e più o meno spontaneamente, anche nel corso degli ultimi tour di Springsteen in occasione del (poi tracimato) set dei cartelloni con le richieste direttamente dal pit.

Lo stile di Max Weiberg (archivio Barley Arts)

Al suo fianco il poliedrico Glen Burtnik, ex Styx capace di destreggiarsi tra basso, piano e voce, il cantante e chitarrista Bob Burger e il virtuoso della sei corde John Merjave. Ossia, tre quarti dei Weeklings, una delle tribute band dei Beatles più popolari negli interi Stati Uniti. Curioso l’aneddoto legato a Buger, figura secondaria del Jersey Shore, quando nel 2007 era stato chiamato da Jon Bon Jovi a suonare in occasione di una festa privata a Hampton per il Labor Day. A metà set alcuni ospiti avevano deciso di unirsi a lui per una lunga serie di improvvisazioni: trattavasi ‘semplicemente’ di Paul McCartney, Billy Joel, Jimmy Buffett, Roger Waters e dello stesso Bon Jovi….

L’obiettivo esplicito del Max Weinberg’s Jukebox è dunque quello di divertire e divertirsi, interpretando i classiconi del r’n’r e del soul a cavallo tra Sixties e Seventies, trasformando lo show in una festa alla quale il pubblico partecipa in maniera concreta e interattiva. Oltre 200 i pezzi messi a disposizione in tempo reale sul video alle spalle del batterista e oltre ottanta le date già a referto negli ultimi due semestri. La folla chiede e Max esegue! “Quante volte – suggerisce lo slogan promozionale – hai frequentato uno spettacolo in cui avresti desiderato sentire il tuo artista del cuore suonare la tua canzone preferita? Con il Jukebox di Max Weinberg i tuoi sogni saranno realizzati”. E, talvolta, il leader scende persino tra la folla per rispondere personalmente alle richieste.

La locandina del Max Weinberg’s Juke Boxe con i titoli dei brani sullo sfondo

Il nuovo leg del MW’s Jukebox inizierà il 6 aprile al Performing Arts Center di South Orange nel natio New Jersey; al momento, la prima tappa europea è fissata invece per il 18 luglio al celeberrimo Paradiso di Amsterdam. Il giorno successivo la Barley Arts darà il via al mini tour italiano con tappa iniziale a Milano (la sede deve ancora essere definita), sosta a Reggio Calabria il 20 luglio con ingresso addirittura gratuito in occasione del Fatti di Musica Festival e, infine, il commiato previsto per il 23 luglio alla Casa del Jazz di Roma. In mezzo, guarda caso, un paio di giorni liberi a disposizione del musicista per poter incontrare i numerosi amici italiani (Max è persino cittadino onorario di Cortona) e magari pernottare nella casa di sua proprietà. Una triplice occasione da non perdere per tutti gli inguaribili e inconsolabili ‘orfani’ di Bruce, compresi quelli che assai colpevolmente avevano snobbato gli imperdibili concerti italiani di Little Steven con i suoi Disciples of Soul.

Il pubblico intorno alla batteria di Max Weinberg durante uno show (Archivio Barley Arts)

‘Mighty’ Max, dal canto suo, toccherà la penisola non più con le eccellenti big band viste in passato, ma con un combo di quattro elementi che gli consentirà la massima elasticità richiesta sul palco da questo genere di show. Ex bimbo prodigio di ottima famiglia, stregato dalle percussioni di D.J. Fontana e dalle sonorità dei Ventures, passato attraverso le spiccate influenze di idoli personali come Gene Krupa e Buddy Rich, Ringo Starr e Levon Helm, questo ‘signore’ della batteria si pone in antitesi con l’inflazionata immagine del r’n’r hero tutto stravizi e provocazioni. Autentico gentleman, meticoloso fino ai limiti estremi (le salviette per i suoi tamburi da trovare in tour o le caratteristiche delle camere d’albergo), un look a cavallo tra quello dell’avvocato che avrebbe davvero potuto/dovuto diventare e del contabile che ha realmente rischiato di divenire (camicia, panciotto e cravatta impeccabilmente annodata anche a fine show), laureato in comunicazioni, impegnato politicamente e più volte premiato per il suo impegno sociale, solo grazie a uno stile di vita ineccepibile ha potuto superare una lunga serie di problemi di salute iniziati già negli anni Ottanta. Sette interventi chirurgici a mani e polsi, resi necessari da gravi infiammazioni tendinee (che hanno richiesto anche una rieducazione tecnica, oltre a una serie di eterni accorgimenti come impacchi, abluzioni o guanti stretti durante il sonno notturno), una delicata operazione a cuore aperto di dodici ore nel 2010 e un cancro alla prostata l’anno successivo. Eppure, il terzo, il più duraturo e l’ultimo batterista della ESB dopo il simpatico Vini ‘Mad Dog’ Lopez e la meteora Ernest ‘Boom’ Carter, selezionato dopo la pubblicazione di un annuncio che chiedeva esplicitamente “no junior Ginger Bakers, please!”, è costantemente impegnato in progetti individuali sempre diversi. Benché, dopo il temporaneo (ma questo si sarebbe scoperto solo undici anni più tardi in occasione del Reunion Tour…) scioglimento della E Street Band di fine anni Ottanta, fosse stato sul punto di lasciare la musica per dedicarsi a tutt’altro.

Invece, oltre alle collaborazioni eccellenti (dal Meat Loaf dei record fino a Ian Hunter, Bonnie Tyler e Carol King, senza dimenticare altre stelle del Jersey Shore come Southside Johnny e la vecchia gloria Gary U.S. Bonds) si è persino regalato libri di successo come The Big Beat: Conversations with Rock’s Greatest Drummers, il titolo di Miglior batterista del 1986 secondo i critici di Rolling Stone e, ovviamente, l’inserimento nella Rock and Roll Hall of Fame insieme agli altri E Streeters nel 2014. Nato Newark, classe 1951, il Nostro non si è fatto mancare nulla: partendo nel 1991 con le esperienze alla guida e alla produzione dei Killer Joe, insieme a ‘Killer’ Joe Delia, i fratelli Vivino, Mark Pender e una lunga serie di star locali (Little Steven, Southside Johnny, Jon Bon Jovi e persino Phoebe Snow, Branford Marsalis, Benmont Tench e i Beach Boys) per poi sviluppare progressivamente l’idea di base attraverso i Max Weinberg 7 che diventeranno l’ammirata resident band sia del Late Night sia del Tonight Show di Conan O’Brien. Una massiccia e instancabile attività in diretta televisiva diffusa in seconda o terza serata in tutti gli States per circa un migliaio di presenze consecutive che, tuttavia, non gli hanno impedito di riprendere l’avventura live al fianco di Bruce (salvo alcune rare defezioni, sostituito dal giovanissimo Jay con la sorellina Ali, futura giornalista, protagonista di alcuni cameo sul palco), prima di proseguire ancora con la Max Weinberg Big Band (ensemble da quindici elementi con una decina di fiati) e il Max Weinberg Quintet (progetto più legato al jazz puro).

Il Jukebox, dunque, è solo l’ultimo anello di una collana che, per questa volta, lascia da parte le più elaborate sonorità swing, blues e jazz a vantaggio di r’n’r, soul, ruvido garage da pub band e persino un pizzico di accondiscendenza pop.

“Non so cosa significhi fare una pausa, non ho mai preso una pausa – ha commentato Weinberg – Per me è tutto un continuum: si tratti di Bruce, ovviamente il mio primo amore, o di suonare da solo. Io non mi fermo! Non vedo alcun motivo per farlo. Mi diverto molto e ottengo grandi soddisfazioni. Ho 67 anni e continuo a farlo ogni sera, sfido me stesso e suono sempre brani diversi: non sai mai cosa stanno per chiederti. Davvero, non ho mai pensato al pensionamento”.

Vogliate gradire!

MAX WEINBERG’S JUKEBOX

Giovedì 18 Luglio 2019

Amsterdam (NL), Paradiso – Weteringschans, 6-8

Posto unico a sedere: € 35,00 + prev.

Venerdì 19 Luglio 2019

Milano, TBA

Sabato 20 Luglio 2019

Reggio Calabria, Fatti di Musica Festival – Reggio Live Fest 2019

c/o Arena dello Stretto – Lungomare Falcomatà

Ingresso gratuito

Martedì 23 Luglio 2019

Roma, Casa del Jazz – Viale di Porta Ardeatina, 55

Posto unico a sedere: € 20,00 + prev.

Biglietti in vendita su Ticketone.

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Daniele Benvenuti
Daniele Benvenuti, triestino, classe 1968. Laureato in Scienze politiche, è giornalista professionista con ormai cinque lustri abbondanti di attività sulle spalle tra carta stampata, video e radio. Studioso di “popular music”, nonché autore di una monumentale tesi in Sociologia delle comunicazioni di massa (Sociologia della musica: Il rock e la comunicazione tra fan), tra le sue produzioni editoriali predilige biografie e monografie come quelle già dedicate a Bruce Springsteen (quasi tremila gli iscritti allo specifico gruppo Facebook 'All the way home') o ad atleti di prestigio. Già responsabile di uffici stampa nelle massime categorie sportive nazionali, attivo nel mondo del volontariato, è specializzato anche nella promozione di rassegne musicali ed eventi sportivi. È vicepresidente vicario dell’USSI FVG. Una casa letteralmente invasa da migliaia di vecchi vinili, musicassette, cd, stampe, locandine, foto e libri specializzati (tutto classificato con maniacale precisione…). Le sue opinioni costituiscono il sunto di quasi trent’anni di ascolto critico, archiviazione metodica, viaggi sgangherati e una caccia spasmodica alla “scaletta perfetta”.

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