Fredy Malfi, l’uomo dal polso sciolto: 47 anni dietro una batteria

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Fredy Malfi

Batterista poliedrico, a mio avviso colui con uno dei drumming più fluidi, Fredy Malfi è il propulsore della fusion di stampo partenopeo. Già Napoli Centrale, Daniele Sepe e altre realtà che spaziano dal Rock al Jazz passando dal Prog… Quando avete un minuto cercate qualche video in rete e ve ne renderete conto.

Quando lo vidi la prima volta pensai fosse un pellerossa, davvero. Concentrato ma con la scioltezza di un ballerino di tip tap… non potevo non esserne rimasto affascinato. Ma conosciamolo meglio…

Cosa significa essere musicista oggi? 
Indubbiamente le cose sono cambiate nell’ambiente musicale: una volta il musicista si presentava come una pietra grezza ma di valore, suonava la sua musica e ed esternava il suo talento senza canoni. Oggi in alcuni casi si è condizionati dal mercato discografico, che molte volte propone “pietre false vendendole per vere”, infatti poi diventano meteore. Tutto questo si ripercuote in tutti gli ambienti musicali, dal proprietario del locale al manager che procura serate, rendendo la vita di chi vive di questo veramente difficile. Parlando invece del mio strumento, sin dall’inizio degli anni ’90, con la nascita della musica “fusion”, la batteria è diventata protagonista, spingendo i batteristi a studiare di più in modo tale da far risaltare la tecnica dello strumento a discapito del gusto del musicista.

Hai suonato coi Napoli Centrale: cosa vuol dire essere il motore di una Prog/Jazz band.
Nel dicembre del 1990 fui chiamato dal manager di James Senese per il tour invernale, facemmo una mezza prova e fu subito intesa musicale. Mi sentii gratificato ma anche molto responsabile, l’esperienza non mi mancava ma dovetti imparare tante cose che mi permisero di essere all’altezza della situazione. Da allora mi sono sempre sentito parte dei Napoli Centrale, ho partecipato a 5 lavori discografici e sono rimasto oltre 15 anni nel gruppo. Con la musica di Senese mi sento a mio agio, ho espresso nel corso degli anni il mio linguaggio musicale attraverso lo strumento che amo.

Un altro artista con cui tu hai collaborato è Daniele Sepe, artista impegnato, partenopeo, uno ‘Zappiano’ come attitudine stilistica in chiave minoranza linguistica. Com’è lavorare con persone così poliedriche e creative?
Quando Daniele Sepe mi chiamò, nella metà degli anni ’80, aveva due formazioni, un quintetto e contemporaneamente una piccola orchestra di 10 elementi. Il mio stupore fu che un jazzista come lui chiamasse a suonare un rockettaro come me. Gli esposi il mio pensiero e lui mi disse che era proprio quello che cercava, infatti nei suoi lavori discografici mi chiama Fredy “Black Macigno” Malfi.  Daniele è un musicista a 360 gradi, passa dal classico al jazz, dall’etnico al rock, con assoluta naturalezza. Gli devi “ stare sempre alle costole”  i “vaffa…” sono stati frequenti… (ride). Con lui ho iniziato ad ascoltare e suonare generi musicali che prima non mi interessavano, questa esperienza musicale ha  contribuito alla mia crescita.

Fredy Malfi

Come sei arrivato alla batteria?
In casa mia la musica è stata sempre presente, i miei genitori suonavano il piano, non per lavoro ma per passione, mia madre amava cantare e suonare canzoni classiche napoletane. Io invece per l’Epifania chiedevo sempre la batteria che non arrivava mai, solo qualche tamburo che in pochi giorni si rompeva. Ma il vero approccio allo strumento è avvenuto in collegio, dai Salesiani del “Don Bosco” di Napoli dove rimasi dagli 8 ai 14 anni. Lì c’era un gruppo musicale formato da una tastiera, basso, chitarra e batteria. Durante l’anno si organizzavano vari spettacolini, tipo Zecchino D’oro, io mi incantavo a guardare il batterista, un 12enne, a mio avviso, bravissimo, ma soprattutto guardavo la batteria, rossa madreperla con la scritta “Olimpic” (Premier, NdA), me la sognavo di notte.
Dopo qualche anno il batterista se ne andò e il prete che suonava la tastiera organizzò un’audizione, i miei amici mi incitarono a partecipare. Io non avevo mai suonato una batteria, ma solo picchiato le mani sui banchi di scuola, mi feci coraggio e mi misi in fila, eravamo una sessantina, man mano vedevo ragazzi uscire dalla sala prova, scartati: arrivò il mio turno, mi sedetti dietro la batteria ed il tastierista  mi disse di seguire la musica, era uno “ cha cha cha”, non ricordo il titolo ma la musica sì, iniziai usando solo le bacchette e lui mi disse se potevo suonare anche la cassa, così per la prima volta stavo suonando una batteria vera e da allora non l’ho mai lasciata, non mi sono mai fermato, avevo 11 anni. 

Suoni altri strumenti?
Il piano è stato uno strumento che mi ha sempre affascinato, forse perché vedevo mia madre suonarlo, così dieci anni fa ne ho comprato uno elettrico ed ho iniziato a prendere lezioni. Un anno dopo ho preso lezioni di armonia jazz, si è aperto un mondo. Sono stato così preso dal piano che stavo tralasciando lo studio della batteria, poi sono tornato sui i miei passi, (ride), ed oggi ogni tanto lo strimpello.

Come hai affinato la tua tecnica?
Ho iniziato a suonare professionalmente a 18 anni, ma solo a 26 mi sono reso conto che dovevo studiare lo strumento. Così mi sono iscritto al “Liceo Musicale Marciano” sotto la guida del M° Valter Scotti. Valter è stato  il punto di riferimento per tanti batteristi, scomparso nel 2018 a 92 anni… “suonare la batteria allunga la vita”, ripeto spesso.  Grazie a Valter mi sono avvicinato all’insegnamento e sono 38 anni che lo faccio.
Oltre allo studio è importante l’ascolto, io sono nato con Deep Purple, Led Zeppelin, Grand Funk, tutti gruppi rock con batteristi straordinari come Ian Paice e lo scomparso John Bonham che con il suo stile e la sua tecnica, ha contribuito alla crescita del linguaggio batteristico in generale, non solo del rock. Ecco i miei punti di riferimento.

La batteria per Fredy Malfi cos’è?
Domanda da un milione di euro (ride). Ormai è parte di me, tra studio e lezioni sto sullo strumento tutti i giorni. È il sangue che mi scorre nelle vene, è la medicina giusta per affrontare ogni problema, io e lei siamo una sola cosa.

Fredy Malfi

Quale è stata la chiave di volta della tua carriera? 
La svolta che mi ha permesso di entrare nel giro dei “ grandi” è stato il lavoro discografico Napoliopera: mi chiamò Fabrizio D’Angelo, pianista napoletano, uno dei primi a suonare con Pino Daniele, mi chiese se volevo partecipare a un disco dove avrebbero suonato tanti musicisti ed artisti internazionali. All’epoca io suonavo al “Moulin Rouge” di Napoli, era un night club frequentato soprattutto dai militari americani, mi meravigliai della chiamata e senza pensarci due volte accettai, entrai in studio dopo una settimana e suonai due brani, uno di questi è Music is magic, scritto e cantato da Richie Havens.
Da lì in poi mi chiamavano in tutti gli studi di registrazione ed incominciai a fare il turnista, cioè registrare per vari arrangiatori a volte senza sapere nemmeno chi era l’artista, anche perché negli anni ’80 i dischi si vendevano e tutti, dal più piccolo ai più grandi, scrivevano e registravano canzoni.

Batteria a parte, con quale altro strumento ti saresti trovato a tuo agio?
Come ho detto prima, il piano mi è sempre piaciuto. Se non avessi fatto il musicista, avevo un’alternativa: ho studiato all’istituto alberghiero come segretario, appena diplomato dovevo lavorare in un albergo ma caso volle che Napoli fu colpita da una tragedia, il colera. Tante attività chiusero, tra cui l’albergo che mi doveva assumere. Così capii che il mio destino era suonare, all’epoca facevo parte del gruppo i “Fatum”, gruppo spalla di Edoardo Bennato, così la musica mi ha assorbito totalmente.

Parlaci di quei meravigliosi anni in cui venivano pubblicate tutte le sperimentazioni musicali degli artisti più funambolici…
Gli anni’70 sono stati i più prolifici per la musica, anni dove si formavano decine di gruppi e tutti sperimentavano le proprie idee musicali, a Napoli nacquero il Balletto di Bronzo e gli Osanna, a Roma ii Rovescio della Medaglia, tutti gruppi prog,  poi nella musica d’autore italiana nasceva Il Banco del Mutuo Soccorso, la Premiata Forneria Marconi. Nessuno aveva paura di rischiare, si componeva musica e si scrivevano testi su tutto e tutti, uno dei gruppi più rivoluzionari è stato i Napoli Centrale, un misto tra jazz, rock, blues e armonia napoletana.

Non sei mai stato attratto dai pads elettronici?
Ritengo le batterie elettroniche come le” bambole gonfiabili”. A parte gli scherzi, usare qualche pad aggiuntivo per ricavare un suono richiesto dall’artista va bene, ma suonare un intero concerto con una batteria elettronica mi sentirei male, per fortuna non mi è mai capitato

Quale è la miscela giusta fra suonare ció che vorresti e ció che devi…
Quando sei un professionista non puoi fare distinzioni, la musica è musica, se suoni per un artista devi rispettare la sua musica e attenerti alle richieste dell’arrangiatore o dello stesso artista, se suoni la musica del tuo gruppo è la stessa cosa, sei solo più libero nel linguaggio musicale.

Senese, Sepe, Fred Bongusto, Toquinho… Com’è per un batterista passare da un genere all’altro mantenendo però sempre quell’invisibile irraggiamento che conosciamo come buone vibrazioni…
La passione è la cosa che mi contraddistingue in questo lavoro, lo amo e quando sono su un palco dimentico tutto ciò che non fa parte di quello che sto facendo. Ho un mio linguaggio musicale, riconoscibile, grazie allo studio e alla lunga gavetta. Le diverse esperienze vissute mi hanno reso un musicista poliedrico.

Alla domanda sei felice? Senese rispose: “Lo saró solo quando passeranno Miles Davis alla radio”. Tu sei felice, Fredy?
Certamente sì, ma non perché hanno passato Miles Davis alla radio, (ride). Sono felice perché a 65 anni, dei quali 47 vissuti nella musica, che mi ha dato momenti bellissimi, pieni di soddisfazioni. Sno felice perché molti miei allievi suonano con tanti artisti di vario genere, sono felice perché sono circondato da persone che mi amano, sono felice perché IO amo.

Dove arriverà la musica secondo te?
La musica non si ferma, non ha una meta, non deve arrivare… LA MUSICA È…

Fredy Malfi

1 COMMENTO

  1. Fredy Malfi,un grande batterista,un insegnante Fantastico ed una persona umile e di cuore.
    Chi conosce Fredy sa benissimo di cosa parlo,é amato da tutti i suoi allievi e dai musicisti italiani e non solo.
    Fredy trasmette la sua Umanità nel suo Drumming che a mio avviso é bellissimo:un mix tra tecnica,armonia e suoni freschi

    Grazie Maestro Fredy per tutto quello che mi hai insegnato

    Gianni

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