GECKO TURNER

Soniquete. The Sensational Sound of (Lovemonk)

Voto: 9/10

Una delle parole che caratterizzano l’oggi – insieme ad altre, come simultaneità, confine, consapevolezza, fragilità, tempo, sparizione… – è certamente “dislocazione”, perché alla fine tutti siamo sempre in viaggio eppure sempre in contatto con qualcuno lontano. Dentro questa realtà molti artisti hanno trovato la loro collocazione espressiva, una sorta di casa in cui si muovono con disinvoltura, seguendo infinite traiettorie e possibilità.
Il risultato è un impegno artistico ed etico contro quella perdita di memoria storica che si fa ogni giorno più drammatica, quasi inesorabile. Un’esigenza profonda di attingere a elementi eterogenei della cultura e della realtà, della musica e soprattutto della vita quotidiana, per restituire ogni volta l’esperienza di qualcosa che rischia di andare perduto o di non essere ascoltato.
È di questa urgenza a tutto campo – spesso riscontrabile anche nell’arte contemporanea più avanzata – che si fa portavoce da quasi quattro lustri il cantante, musicista e arrangiatore Gecko Turner, nato in Estremadura, terra di Spagna, ormai 53 anni fa. Artista completo, dotato di un ricchissimo bagaglio, ha iniziato a incidere da solista nel 2003 con uno stile eclettico e versatile, in cui combina e rielabora una moltitudine di generi musicali da ogni parte del mondo, in una sorta di perenne dislocazione espressiva che diventa peculiare comunicazione, marchio estetico raffinato e colto.Soniquete. The Sensational Sound of Gecko Turner è un’antologia dei suoi maggiori esiti in questi anni di carriera apprezzata e brillante, che ha prodotto cinque album calibrati con il misurino dell’orafo sonoro. Musica fertile, che non si ferma mai e che non sa ripetere sé stessa, che incrocia influenze e ispirazioni, che vola tra migliaia di ritmi e di suoni festosi, che non riesce mai a fermarsi non per inerzia reiterativa da bpm esasperati bensì da somma di idee e di divagazioni.
Quattordici brani che vanno dal suo primo singolo “Un Limón En La Cabeza”, divertente quanto acido, al modernissimo afrobeat (definizione quanto mai limitativa) di apertura “45.000$ (Guapa Pasea)”, che vinse il premio Extremadura a la Creación nel 2005, solitamente riservato a letterati, dal cuban jazz di “Toda Mojaíta” al soul hip-hop di “Monosabio Blues” con la cantante inglese Eska, fino all’inedito “Cortando Bajito” dai sapori di un new acid jazz. Un tourbillon sonoro che non dimentica la lezione del soul e del rhytm’n’blues, delle colonne sonore della blaxploitation e dei ritmi caraibici, di certo rock fuori schema e delle mille facce del sound brasiliano, e del jazz, sia quello latino di Dizzy Gillespie che quello acido del James Taylor Quartet.
Del resto Gecko (il cui nome anagrafico è Fernando Gabriel Echave Pelaez) ha suonato in due gruppi: gli Animal Crackers, una noise band ispirata ai Joy Division e ai Sonic Youth, e i Perroflauta, formato per metà da brasiliani, che suonava samba-reggae. Una forbice che la dice lunga sull’apertura mentale del Nostro.

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Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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