Ligabue: uno Start che riparte dalle origini

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Ligabue

Tutti, almeno una volta nella vita, ci siamo ritrovati davanti a un nuovo inizio. La vita scorre inesorabile, pone delle sfide, delle difficoltà, costringe a fare scelte. Gli eventi possono cambiare radicalmente tutto, mettendo in discussione ciò che siamo e ciò che eravamo.

Se, come Luciano Ligabue, si ha una carriera lunga 30 anni, essa va a coincidere con l’uomo che sei diventato, fai bilanci, cambiano le tue prospettive e tutto confluisce, inevitabilmente , in ciò che scrivi e racconti. Mai come questa volta, Luciano ha fatto combaciare il suo nuovo album con una ripartenza vera. Perché se, come ha raccontato lui stesso, ogni album è un nuovo inizio, in Start questa sensazione è ancora più netta, più chiara. Una dichiarazione di intenti, a partire dal titolo. Breve, conciso, una sola parola capace di dire tutto. Il volto di Luciano in copertina, per la prima volta (ad eccezione delle 2 raccolte Primo e Secondo Tempo, che usavano comunque foto di repertorio), in bianco e nero, con l’espressione decisa, le rughe volutamente lasciate lì, un mettersi a nudo che è in perfetta sintonia con ciò che si va ad ascoltare.

Dieci tracce in cui ritroviamo tutto ciò che per Luciano è importante, una sorta di carrellata dei suoi punti fermi, di ciò che la vita, alla soglia dei 60 anni, gli ha regalato (e tolto). Come prima cosa, Luciano racconta gli affetti: sua moglie (Mai dire mai), gli amici di una vita (Ancora noi) , i suoi genitori (Il tempo davanti) e il suo pubblico (Io in questo mondo).  E, ovviamente, parla di sé come uomo, dei tormenti che sono sempre lì (La cattiva compagnia e Quello che mi fa la guerra, una delle più belle del disco). Si alternano momenti decisamente energici a ballad intimiste, con una Vita morte e miracoli  (la numero 7 dell’ album, e sappiamo non è un caso) che è quasi una pausa, una lettera-confessione che lascia senza fiato.

Start

È come se, dopo aver raccontato attraverso il suo alter ego Riko in Made in Italy una storia “esterna” a lui, Luciano abbia voluto riprendere in mano il fulcro della sua poetica tornando a raccontare se stesso. Perché se Luciano ha sempre amato raccontare storie e se soprattutto all’inizio  della sua carriera ha utilizzato dei personaggi per poi, alla fine, non dire altro che di sé, adesso è tornato a parlare senza filtri raccontando il suo mondo. Nessuna novità particolare o stravolgimento, anche a livello sonoro, ma con la freschezza data dalla produzione del bravissimo Federico Nardelli, che il Liga vorrebbe coinvolgere anche per la produzione del tour che partirà a giugno.

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Dopo un concept impegnativo e un film come Made in Italy, Luciano è riuscito a tornare all’essenzialità, come se avesse la necessità di un reset, di partire, appunto, da se stesso. Uno Start sincero, per un artista che ha sempre voluto abbassare e annullare i filtri fra lui e il suo pubblico e che si è raccontato sempre molto mettendo al primo posto l’essere trasparente il più possibile, al limite della vulnerabilità.

Luciano si guarda indietro e si ritrova, fa il punto delle “2 o 3 cose certe” e, a dispetto di chi l’accusa di ripetersi, non sembra curarsene ma ne fa la sua forza. Start  è quasi un manifesto, un album senza filtri, come dicevamo, che ha già (ri)conquistato i fan di vecchia data e chi non ha amato in modo particolare gli ultimi due o tre lavori. Ma, anche se il giudizio su un disco resta sempre e comunque soggettivo, per chi lo segue davvero da una vita, questo lavoro non può che risultare onesto, emozionante e tagliente, con la voce di Luciano che a volte è una lama, altre una carezza. Il tipico atteggiamento di chi ti vuole bene, dell’amico fedele che non può darti sempre ragione e allora con una mano ti dà una schiaffo e con l’altra ti abbraccia. Ecco, se si dovesse riassumere ciò che provoca la musica di Luciano, forse potremmo dire questo.

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Quando ormai il tuo lavoro “che lavoro  non lo è per niente” ti ha permesso di diventare ciò che sei, quando probabilmente non hai più nulla da dimostrare perché la tua carriera parla per te, puoi anche decidere di fare un album che è quasi un diario, con la nostalgia di ciò che é stato e la consapevolezza di ciò che è ancora, per poter proseguire con fiducia verso il futuro.

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Claudia Assanti
Nata in Calabria, classe '86. Un diploma di Liceo Scientifico che però mi ha portato ad una laurea in Lingue e Letterature straniere. La musica e la letteratura sono sempre state la colonna portante della mia vita in ogni loro sfumatura. Sognatrice ostinata ma realista al punto giusto.

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