Riparte Ossigeno su Rai 3 con Manuel Agnelli sul ponte di comando

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Ossigeno

Ancora in video per un nuovo ciclo di trasmissioni, Manuel Agnelli convoca la stampa nel locale che ha aperto da qualche settimana a Milano per presentare Ossigeno, secondo ciclo di trasmissioni su Rai3. Lo fa con l’autore Paolo Biamonte e con il vicedirettore di Rai3 Giovanni Anversa.

C’è attesa per questa seconda edizione del programma che vede coinvolti anche nomi più noti al pubblico televisivo. «È un contenitore che accoglie idee – esordisce Biamonte – attraverso incontri con intellettuali e scienziati oltreché musicisti. Artisti che hanno aderito all’invito sapendo che avrebbero trovato un ambiente che li avrebbe accolti, protetti e accuditi. Una partecipazione che va in un’altra direzione rispetto a quello che abitualmente vediamo in televisione, dove si presenzia per proporre una nuova produzione. Niente di promozionale dunque, per esempio Max Gazzé è venuto per aggiungersi alla band allestita da Rodrigo D’Erasmo che è il direttore musicale». 

Le sei puntate, che inizieranno dal 4 aprile su Rai3, vogliono raccontare cos’è il rock, ma non solo rock, perché c’è molto altro. Così nelle intenzioni, ma vedremo come reagirà il pubblico televisivo. Le puntate della scorsa stagione hanno fatto registrare un significativo successo sui social, meno sul fronte degli ascolti televisivi, ma questo è nell’ordine delle cose. «Abbiamo voluto continuare questa esperienza su Rai3 – continua Giovanni Anversa – perché la troviamo coerente con il racconto del paese. Noi facciamo una tivù generalista che sia in grado di parlare a tutti. Ne è scaturito un programma narrativo, un mix di tante cose, dove la narrazione si concilia con l’incontro tra varie personalità e quest’anno abbiamo voluto puntare sull’approfondimento per raccontare la transizione. Abbiamo coinvolto anche musicisti che frequentano la televisione e siamo orgogliosi del risultato raggiunto». 

Alla chiamata hanno aderito numerosi personaggi che si confronteranno con il padrone di casa, quel Manuel Agnelli che fino a non tanto tempo fa lo si vedeva dietro il banco dei giudici a X Factor. «Mi ritengo molto fortunato per aver potuto replicare il ciclo di Ossigeno – interviene Agnelli – che è stato registrato in solo cinque giorni. Nella prima puntata avremo con noi Max Gazzè, che è venuto per suonare il basso su Walk on the wild side di Lou Reed e non per far ascoltare una sua canzone, avremo Ivano Fossati, Piero Pelù e Anna Calvi. In proposito ci tengo a sottolineare che abbiamo dato una buona quota al mondo femminile. Gli ospiti arrivano per portare un loro punto di vista rispetto a quello che succede intorno a noi. Non c’è la superficialità che si avverte nei vari talk televisivi. Artisti stranieri ce ne sono, ma rispettando il budget a disposizione non siamo andati a chiamare nomi che fanno parte della mia storia sia personale, ma che sarebbero dovuti venire apposta dall’America. Ho interpellato persone anche distanti dal mondo musicale come Stefano Mancuso, che parla dell’intelligenza delle piante, oppure Stefano Boeri, l’architetto del bosco verticale». 

Nelle puntate a seguire si comporrà un numero decisamente stimolante di presenze, da Salmo ai Subsonica + Wille Peyote, Stefano Mancuso, Zerocalcare, Chiara Gamberale, Baustelle, Marco D’Amore, Edoardo Leo, Stefano Boeri, Martina Attili, Luna Melis e Chadia Rodriguez, Sherol, Savages, Daniele Silvestri e Rancore, Fabrizio Bosso, Young Signorino, Big Fish, Mimmo Paladino, Jade Bird, Lo Stato Sociale, Quartetto Prometeo, Xabier Iriondo e ovviamente gli Afterhours che lo scorso ottobre hanno pubblicato un docufilm. 

Prima di chiudere Manuel Agnelli interviene sull’attuale situazione musicale e in particolare sulla direzione che è stata presa dalle nuove generazioni: «Quest’anno ad Ossigeno abbiamo associato la memoria musicale con la contemporaneità – conclude Agnelli – infatti abbiamo accolto Young Signorino, Salmo e Luna Melis da X Factor. Quello che ne esce è che questa nuova generazione, rispetto alla mia, ha creato una frattura che ritengo insanabile con quello che è il passato. Oserei dire che finalmente questa è una generazione libera da quella precedente. In un certo qual modo mi ricorda quando arrivò il Punk dopo la metà dei Settanta, dopo il progressive che era considerata una musica di alto profilo. Invece si cambiò genere. Ecco noi vogliamo presentare anche queste fratture». 

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Giordano Casiraghi
Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005 - Arcana, 2018) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).

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