The Prodigy- Il figlio del male

Faccia d'angelo, anima dannata

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The Prodigy – Il figlio del male
di Nicholas McCarthy
con Taylor Schilling, Brittany Allen, Colm Feore, Peter Mooney, Jackson Robert Scott.
Voto: siamo sempre lì

Nei film di Nicholas McCarthy (The Pact, Oltre il male) c’è sempre qualcuno o qualcosa che irrompe nella vita di qualcun altro, dall’interno, da zone oscure, da un’altra vita. Qui con un volo di corvi alla Stephen King l’anima di un serial killer morente passa nel corpo di un bambino appena partorito. Il bambino cresce geniale e fin troppo sveglio e ogni tanto risolve i suoi problemi come il serial killer che lo possiede, parla in ungherese nel sonno e dice cose tremende. Se peggiora dice da sveglio cose ripugnanti. Se si rivela è davvero disgustoso. Se non viene fermato prima degli otto anni il serial killer dentro di lui prenderà anche l’altra metà del corpo e dell’anima. Per fermare il serial killer bisogna fargli concludere qualcosa rimasto in sospeso… McCarthy cita L’esorcista, che ci sembra tutt’altra struttura, ma ha una indiscutibile facilità a spostare il piano narrativo dal reale all’improbabile senza creare frizioni, a meno che non sia normale andare da uno psichiatra e venire rinviati a uno specialista in reincarnazioni. Il materiale usato è quello consueto del nuovo horror: buio, sconfinamento sogno/veglia, rumori laceranti improvvisi, fantasmi allo specchio, violenza centellinata, ma soprattutto attesa. Lo schema bambino ipocrita/creatura mostruosa è quello consueto dai tempi di Il presagio. Da un serial killer aspettatevi almeno un sequel se non un serial.

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