Tratto dal romanzo di Pascal Lainé – Premio Goncourt ‘74
È bella, è bionda, ha gli occhi indecifrabili, lo sguardo ambiguo e rappresenta la faccia intellettuale del cinema francese. Isabelle Huppert, la musa di Claude Chabrol e di tanti altri registi non solo francesi, nata a Parigi nel 1953 da una famiglia agiata, ha studiato recitazione e danza. Dopo l’esordio nel 1973 in I santissimi di Blier e in Il giudice e l’assassino, 1975 di Tavernier, ottiene il suo primo ruolo sofferto da protagonista con La merlettaia, 1977 di Claude Goretta nei panni di Beatrice, detta Pomme, una giovane apprendista di un negozio di parrucchiere. La collega Maryléne (Florence Giorgetti), donna dai complicati affari di cuore, la convince a passare qualche giorno insieme al mare a Cabourg. Qui in un bar conosce François (Yves Beneyton), un timido studente borghese della Sorbona. I due si piacciono e dopo un periodo d’ amicizia e di complicità, la giovane si concede sessualmente per la prima volta a lui. Tornati a Parigi i due innamorati si accorgono ben presto quanto pesi sul loro rapporto la differenza di classe sociale, che provoca profonde incomprensioni e diverse sensibilità. Poi a causa dei forti condizionamenti culturali della società François lascia la ragazza, che ferita quasi a morte, entra in una follia quieta, ma devastante. Il loro ultimo incontro è in clinica dove la ragazza è ricoverata per curare una forma seria di anoressia. Splendido ritratto femminile, il film del regista ginevrino Claude Goretta, uno dei cavalli razza del cinema francofono, di un eleganza espressiva davvero esemplare, vuol forse essere una riflessione sull’ incapacità di comunicare. Isabelle Huppert riesce a disegnare la figura di una donna senza tempo che in un’altra epoca, come ci ricorda la didascalia finale, avrebbe potuto essere dipinta come una cucitrice, una merlettaia. Raffinata e delicata la fotografia di Jean Boffety, che si ispira alla pittura impressionista.







































