Il primo giorno di primavera corrisponde con la Giornata mondiale della Poesia. “La poesia è l’arte di dare a un libero gioco dell’immaginazione il carattere di un compito dell’intelletto”, come da definizione del filosofo Immanuel Kant. Oppure, lo affermava un addetto ai lavori del calibro di Andrea Zanzotto, “la poesia è il rigore di un sentimento che tende a farsi forma, espressione”. Non solo tramite le parole, ma anche tramite ogni forma d’arte. In particolare la musica, perché tutte le poesie dimostrano, parole del critico letterario canadese Northrop Frye, come “il ritmo sia di solito anteriore, come ispirazione e importanza, alla scelta delle parole che lo riempiono”. Ancora più in particolare nel jazz, la musica ritmica per eccellenza.

Andreas Schaerer Quartet

Andreas Schaerer
A Novel Of Anomaly (ACT/Egea)
Voto: 8/9

La poesia del mondo. Un viaggio inquieto e pieno di felicità e di desiderio. Un incontro tra culture e genialità, che rispondono solo al desiderio di esprimere sé stesse nella comunione-comunicazione con le altre. Un quartetto pienamente amalgamato che unisce due svizzeri, il cantante Andreas Schaerer e il formidabile batterista Lucas Niggli, il nostro funambolico fisarmonicista Luciano Biondini e il chitarrista finlandese Kalle Kalima. Il risultato è un jazz dagli orizzonti infiniti, che abbraccia le influenze più disparate. Dalle allegre sarabande dell’iniziale “Aritmia” tra Mediterraneo e vocalese alle ipnosi avvolgenti della conclusiva “Flood” si ricerca un mondo interiore che sia immagine della meraviglia che ispira la varietà mozzafiato del mondo fuori. “Un romanzo dell’anomalia” segnato da una “Stagione” quieta e francesizzante, dentro un “Planet Zumo” reggaeggiante, con una “Causa danzante”, in cui la voce si fa incredibile, e il post-blues di un “Fiore salino”. E non solo.

Stefania Tallini e Cettina Donato

Stefania Tallini – Cettina Donato
Piano 4Hands (AlfaMusic/Egea)
Voto: 7/8

La poesia della comunione. A mia memoria e conoscenza non ricordo dischi jazz registrati a quattro mani su un’unica tastiera. Serve un feeling speciale, un’intenzione mai divergente, un rapporto consolidato da un’emozionale identità di vedute. È quanto mettono in atto e in musica le due ottime jazziste italiane, già apprezzate come fertili soliste e come puntigliose accompagnatrici. Questo loro cd, come dice bene il celebre critico americano Ashley Kahn nelle note, presenta la perfetta fusione del loro “senso di diversità e d’innocente avventura”, riecheggiando “varie influenze: da J. S. Bach a Billie Holiday, dall’impressionismo francese al samba brasiliano, fino al tango argentino; dalla raffinatezza del jazz moderno alla precisione emotiva e all’insistenza ritmica delle diverse scuole di musica classica”. In un caleidoscopio, a volte persino esagerato, di illuminazioni e spunti, di irrequietezze e malinconie, di seduzioni e provocazioni. Sempre insieme, in un continuo sollecitarsi reciproco.

MEV Trio

MEV Trio
Riflessi (AlfaMusic/Egea)
Voto: 8

La poesia della vita. Un jazz solido, articolato, incontrovertibile. Un jazz che possiede la bellezza di quelle panoramiche dal cielo a volo radente sui variabili panorami della Terra, un pianeta abitato e pieno di vita, di visioni inattese e di immagini quotidiane. Un jazz concreto. Non sempre di altissimo livello, esattamente com’è la nostra vita. Non sempre eclatante, così com’è la nostra vita. Eppure un jazz che sempre apre orizzonti, che guarda con prospettive inattese, che vuole scrutare. Che ricerca. Il MEV Trio di Michele Zannini (chitarra), Emidio Petringa (batteria) e Valerio Mola (contrabbasso) propone un secondo album di spessore, che incrocia tematiche e stili, che vola tra influenze mediterranee e world, tra danze che hanno il sapore della terra smossa, tra città che sono accumulo di persone e idiomi differenti. Con un piccolo e significativo “aiuto” da parte degli amici Andrea Perrone alla tromba, Erasmo Petringa al violoncello, Alessandro Tedesco al trombone e della brava (e molto bella) cantante tunisino-napoletana M’Barka Ben Taleb.

Jake Mason Trio

Jake Mason Trio
The Stranger In The Mirror (Soul Messin’)
Voto: 8

La poesia dell’energia. Della forza compressa in un sentimento intenso e teso. Della voglia di dire con eleganza e senza rischiare mai la logorrea dispendiosa. Della capacità di ridisegnare i portati del passato con uno scintillante e insieme minimale distendersi di situazioni. Sonore innanzitutto, ma mai limitate ai padiglioni auricolari nel loro incedere. L’australiano Jake Mason è un organista ancorato alla stagione soul-jazz degli anni 60, eppure sa coniugare quell’eredità secondo modi e tempi attuali, con una varietà di riferimenti importante, dall’epica delle colonne sonore alla dinamica del samba, da un prog-rock dilatato a un blues luminoso. Il leader, che è anche colonna portante dell’ottimo gruppo funky soul Cookin’ On 3 Burners, ha al suo fianco due ottimi partner, il chitarrista James Sherlock e il batterista Danny Fischer, e saltuariamente il sassofonista Paul Williamson. Per un flusso che ti prende alla prima nota e ti lascia solo dopo dieci brani che distillano sapienza realizzativa e comunicativa.

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Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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