Ale Big Mama: la notte italiana deve crescere

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Ale Big Mama
Ale Big Mama

Abbiamo fatto due chiacchiere con Ale Big Mama, organizzatore di eventi appena premiato ai Dance Music Awards, la più importante manifestazione di settore italiana. E’ la persona giusta a cui chiedere lumi su dove stia andando il divertimento italiano. “Vedo un certo ‘spaesamento’, in questo periodo storico”, racconta. “Tanti gestori sembrano provare tante cose diverse, come se volessero provare a cercare il bandolo della matassa. Questa ‘strategia’,
invece, si rivela controproducente per la povera ‘nightlife’. Infatti così non si dà una linea musicale ben delineata, il pubblico non capisce, anzi percepisce la difficoltà di molti locali”.

Quali novità proporrai per la nuova stagione?

Una delle novità più importanti credo sia il ritorno mio e del mio team al Fellini di Pogliano Milanese. Ci cimenteremo nell’ambito della ristorazione, soprattutto al venerdì con una cena di altissimo livello a bordo piscina. La domenica invece proporremo un Apericena Lungo che spero ascerà tutti a bocca aperta. Collaboreremo poi con il Mr.Charlie di Lignano Sabbiadoro, per far crescere il sabato Notte. Qui ci occuperemo del “Charlino”, la parte di locale dedicata al pubblico più adulto. Siamo a un passo dall’accordo con realtà importanti in Versilia, mentre a Milano Marittima prosegue la collaborazione decennale con Papeete e Villa Papeete. Ho in progetto un mio party improntato sulla “House Music” con cadenza domenicale in una location molto molto suggestiva! E’ già molto, ma sto lavorando da tempo ad un progetto di formazione che partirà da settembre, una grande community di imprenditori del mondo della notte.

Cosa potremmo imparare dalla nightlife mondiale? 

Prima di tutto la coesione tra addetti ai lavori, tra colleghi, tra locali. Purtroppo in Italia resta un’utopia. Dovremmo poi ispirarci all’estero anche per quanto concerne la “continuità” che viene applicata alla prosecuzione dei progetti. Ogni serata viene prensetata in modo chiaro, sia musicalmente sia a livello mediatico. Il perseverare in una direzione premia sempre.

Chi sa organizzare bene un party sa anche organizzare una conferenza, un matrimonio, un evento… oppure no?

Sicuramente, e non vale il viceversa. Saper fare “clubbing” ad un certo livello presuppone una completezza professionale tale che qualsiasi altra cosa a livello organizzativo sia poi richiesta, la si può realizzare agevolmente. E’ un po’ come quando un atleta si allena sulla sabbia, nel momento in cui si passa all’asfalto, diventa tutto più facile. Ho fatto matrimoni, eventi e anche qualche conferenza, ma organizzare tutto ciò è “una passeggiata” rispetto ad organizzare party di successo nel Clubbing attuale.

Come mai il divertimento italiano negli ultimi anni si racconta così poco e così male? Troppi social e poca socialità?

E’ vero i social contano, ma il problema non è solo questo. Spesso si hanno pochi contenuti da comunicare. Le poche idee, spesso, sono frutto di palesi “scopiazzate” ad altri competitor. Come se non bastasse, sono sempre meno i locali che si appoggiano a professionisti in ambito di comunicazione. E ancora: la figura del responsabile marketing credo non esista quasi in nessun locale italiano. La figura del grafico ed soprattutto del “social media manager” viene spesso sostituita dal “cugggino” del gestore o dell’art director. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

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Giornalista & comunicatore (o viceversa), Lorenzo Tiezzi sta online più o meno tutto il giorno. Il sito della sua agenzia è www.lorenzotiezzi.it, il suo clubbing blog AllaDiscoteca.com. All'attività di comunicatore affianca quella di giornalista freelance. Scrive di tendenze, musica, nightlife, ovvero, riassumendo all’osso, di amenità. Fiorentino, classe ‘72, si è laureato in Dams Musica nel 1996. Prima di dedicarsi a giornalismo e comunicazione ha lavorato in tv come coautore e curatore (Tmc2, Mtv) e in teatro come direttore di palco. Appassionato di arte, vino e sport, nel novembre 2013 ha corso la sua prima maratona e punta tutto su un tempo improbabile (3h e 30’’).

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