L’ attrice per questo ruolo vinse il David di Donatello
Tratto dall’omonimo romanzo d’esordio di Elena Ferrante (autrice tra gli altri de L’amica geniale, I giorni dell’abbandono), L’ amore molesto fu presentato per la prima volta nel 1995 alla 48ª edizione del Festiva di Cannes, ottenendo un grande successo di critica e pubblico. La pellicola vede protagonista Delia (Anna Bonaiuto) una donna che tornata a Napoli per il funerale della madre annegata, indaga sugli ultimi mesi della sua vita per capirne la morte. Ne ripercorre l’esistenza tormentata dalla gelosia del marito e si imbatte in uomini ambigui e volgari: il presunto amante di Amalia e suo figlio Antonio, che da bambino era stato suo compagno di giochi, lo zio Filippo e il padre. A poco a poco Delia si identifica con la madre Amalia in un lucido e doloroso delirio autopunitivo. Inizia a scavare dentro di sé, sui suoi ricordi, sul suo corpo e sul corpo di Amalia, su equilibri rimasti immutati nel tempo e radicati in una città-cantiere, che esplode nei colori e in una straordinaria polifonia di suoni. Il film, straordinario ritratto di donna, è stato restaurato in 2K a partire da negativo originale, da Lucky Red in collaborazione con 64Biz e Augustus Color, con la supervisione di Luca Bigazzi. Per volontà del regista le parti del passato sono state riportate al bianco e nero, come da sceneggiatura originale. “Nella scrittura de L’amore molesto – racconta il regista Mario Martone- avevo immaginato l’alternanza tra i diversi momenti temporali del racconto attraverso l’uso del colore per il presente e del bianco e nero per le parti del passato. Successivamente, in fase di ripresa, insieme al direttore della fotografia Luca Bigazzi optammo per una decolorazione delle parti del passato che consentisse un passaggio visivo più fluido. A distanza di tanti anni e in occasione del restauro complessivo della pellicola, assieme a Bigazzi ci è sembrato interessante provare a tornare all’idea iniziale del bianco e nero, introducendo una rilettura del racconto probabilmente più dura e radicale da un punto di vista estetico, ma più vicina allo spirito originale della sceneggiatura e dello stesso romanzo di Elena Ferrante. Colore e bianco e nero si oppongono quasi con violenza, quella che sottilmente attraversa i personaggi, le vicende e la stessa città di Napoli che nel romanzo, lungi dall’essere una semplice ambientazione, è totalmente protagonista”. Biglietto d’ ingresso 7 euro per i soci del Cinemino.







































