Xabier Iriondo. Afterhours ma non solo.

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Xabier Iriondo

Se in italia c’è un chitarrista che incarna lo spirito libero con l’eleganza di uno sciamano, questi non può che essere Xabier Iriondo.

Conosciuto ai più grazie alla lunga militanza negli Afterhours, con 11 album all’attivo, è dagli anni ottanta protagonista anche in altri progetti alternativi con escursioni tematiche di vario tipo, difficilmente catalogabili sotto un’unica targhetta… La musica di Xabier espande l’animo di chi lo ascolta, a volte destabilizza, a volte amalgama, a volte scuote suscita emozioni.

Chitarrista nato dall’unione di DNA italo-basco, Iriondo è una forza. Quando si esibisce sul palco lo spettatore non può non essere assorbito dalle sue movenze. Movenze interrotte, quando egli non ha da produrre note, da immobilità marziali che ricordano le austere figure delle propagande totalitarie del passato. Immutabilità a petto gonfio, con divise d’ispirazione Hendrixiana/Pepperiana, a volte con utensili sado-maso, che smuovono l’interesse degli astanti, magari anche qualche coscienza, il tutto mentre gli altri musicisti continuano nell’interpretare la suite in corso.

Ciao Xabier, inizio con il chiederti cosa significa essere musicista oggi, negli anni in cui efficienza, rapidità e capacità di vendita sono freddamente richieste da ogni figura della “filiera”. In epoche non lontane l’artista promuoveva la sua arte e dettava i gusti, ora sono i gusti a dettare l’aspetto del prodotto…
La vita di un musicista oggi è complessa e articolata, fatta di molti compromessi e tanti sacrifici. La diversificazione in ambito lavorativo musicale e la possibilità di offrire più mansioni, musicista, fonico, produttore, arrangiatore, etc, penso siano la chiave per potersi autosostenere facendo il musicista oggi in Italia.

Come hai sviluppato la tua tecnica?
Ho iniziato a suonare la chitarra a 17 anni, sono autodidatta, non ho mai preso lezioni. Suono come sono.

Le tue influenze quali sono state?
Rock’n’roll anni ’50, hard rock/psichedelia e musica folk basca nell’infanzia. Bruce Springsteen e il punk-rock nell’adolescenza.

 La chitarra per Xabier cos’è?
Un utensile, talvolta prezioso, talvolta no.

Xabier Iriondo

Quale è stata, o quale è la chiave di volta della tua carriera?
Diversificare i progetti musicali, stili diversi, immaginari differenti.

L’episodio da porre sul piedistallo?
Il concerto che deve ancora esserci.

Se non fossi stato attratto dalla chitarra, in quale altro strumento o “mestiere” ti saresti trovato a tuo agio?
Ce ne sarebbero tanti di “mestieri” nei quali mi troverei a mio agio… sarebbe troppo lungo l’elenco.

La tua carriera ti ha visto impegnato in numerosi progetti, Six Minute War Madness, A Short Apnea in primis… com’è stato creare in quei progetti?
I progetti che citi mi hanno tenuto impegnato per una decina di anni, tutti gli anni novanta e i primi anni duemila. Un periodo denso, colmo di tante intuizioni e di focalizzazione di svariati “sound” da esplorare, di composizioni semplici e complesse, di esperimenti e di concerti unici, scolpiti nella mia memoria.

Raccontaci il tuo album solista Irintzi, un album mistico, mi piace molto…
Il mio unico (per ora) album solista non si può realmente raccontare, si deve ascoltare. Lo può fare chi ha comprato l’oggetto che lo contiene, un doppio LP in tiratura limitata a 500 copie che non verrà mai più ristampato. Contiene dei brani originali e delle cover, realizzati da solo e in compagnia di tanti straordinari musicisti. Contiene delle serigrafie stampate a mano sui vinili. Contiene le mie passioni e il mio suono.

Dipingici il tuo rapporto con i batteristi…
Ho suonato con numerosi batteristi con stili differenti. La pulsazione della batteria è la base delle principali band che hanno fatto e fanno la storia della musica, senza di essa gli strumenti a corde sono come sospesi. Amo suonare con i batteristi e mi piace tanto registrarli.

Sul palco sei un rigoroso e fermo soldato a guardia del “palazzo suono”, ti ho sempre immaginato in questa maniera, con le tue giacche alla Hendrix / Sgt. Pepper, assieme ai tuoi gingilli sadomaso che sfoggi in alcuni momenti del concerto, come la maschera con la palla in bocca… Cosa scatena in te questo atteggiamento che piace a tanti…
Sul palco metto in scena uno spettacolo, fatto di elementi talvolta tradizionali, talvolta scioccanti. Il tutto è volto a suscitare delle emozioni forti nel pubblico (positive o negative).

Con gli Afterhours eravate sempre molto trasgressivi, però senza cadere nel patetico. Ai tempi di Germi il vostro look da ‘bambine cattive’ con tanto di treccine e abiti femminili era grintoso…  Com’era per un rocker vivere in una Milano da sempre molto posh?
Sono cresciuto nella periferia milanese e ti assicuro che di pellicce e atteggiamenti posh ne ho visti ben pochi in quegli anni. Io frequentavo certi locali (il Bloom di Mezzago soprattutto) e centri sociali che erano distanti anni luce, per la programmazione culturale e artistica, dalla Milano da bere degli anni ottanta.

Su cosa stai lavorando ora? So di un disco in uscita.
Il 12 aprile uscirà un nuovo disco del duo che ho insieme a ?alos, un concept (Coscienza di sé – NdA) legato alla figura di Emma Goldman, scrittrice, filosofa e attivista dei primi del ‘900 che lottò per i diritti delle donne, anticipando di tre decenni il movimento femminista.

Porterai in tour qualcosa di tuo?
Come ?alos/Xabier Iriondo suoneremo alla Cascina Torchiera a Milano il prossimo 11 aprile, il  12 aprile saremo al Birrificio Citabiunda a Neive (CN).

Una volta mi dicesti sotto un palco degli Afterhours che era dura suonare sempre le stesse canzoni, come hai ritrovato lo stimolo nel progetto Afterhours…
Suonando canzoni diverse e sviluppando nuovi progetti stimolanti.

Folfiri o Folfox è un concept album?
È un disco articolato, con molti brani e scenari musicali differenti, un concept album legato alla lotta di alcuni nostri cari contro il cancro, alla sconfitta, alla morte ed al dolore che questa ha generato.

La tua San Miguel (co-firmata con Agnelli) è una dolce tortura da perdercisi, a cosa ti sei ispirato?
Ho improvvisato con il mio cordofono preparato, l’idea era di costruire una specie di mantra con sonorità molto organiche e fuori dagli schemi classici chitarristici.

Dove arriverà la musica secondo te?
Sinceramente non ne ho la più pallida idea.

Xabier Iriondo

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