“Beethoven non è un cane”: la nuova vita artistica di Paolo Migone, dj di musica classica a teatro

0
Paolo Migone

Beethoven non è un cane è il titolo dello spettacolo che Paolo Migone sta portando in giro per l’Italia dall’autunno dello scorso anno. L’attore reso popolare da Zelig ed altri show televisivi, con questo spettacolo ha deciso di cambiare pelle: Migone interpreta infatti un dj di musica classica e racconta i grandi musicisti della storia, attraverso aneddoti, curiosità e dettagli insoliti. La regia è di Daniele Sala. Dopo lo spettacolo di due giorni fa al Teatro Brancaccio di Roma, Beethoven non è un cane avrà ancora due repliche prima della pausa estiva: il 13 aprile al Teatro Condominio di Gallarate ed il 4 maggio al Palacreberg di Bergamo. Abbiamo intervistato l’artista in una pausa del suo girovagare per l’Italia.

Paolo Migone

Si può far ridere trattando un tema solitamente considerato molto serio come quello della musica classica?
E’ stata una sfida e devo dire, dopo 26 repliche, che l’ho vinta. Sono riuscito a cercare, anche grazie ad Internet, aneddoti divertenti veri, che ho combinato con storie inventate da me, in un miscuglio di musica e immagini, perché ci sono anche diapositive, disegni e foto. Ho fatto un gran casino. La gente si diverte ed anche i giovani, perché è tutto basato sul frammento, cose molto veloci, mischiando comicità, musica e immagine.

Come ha reagito il pubblico vedendoti in una veste così insolita e diversa rispetto al passato?
Bene, la veste era completamente diversa, ho proprio voltato pagina. Ho sperimentato cose interessanti, cercando di mettermi un po’ al passo con i tempi.

Quando e come è nato il tuo amore per la musica classica?
Devo ringraziare mio padre che per tutta l’infanzia mi ha fatto ascoltare Mozart, Beethoven, Dvořák e Liszt, sono cresciuto con questa musica. E’ una passione che mi porto dietro fin da ragazzino e mi dà noia che la musica classica venga utilizzata per pubblicità e suonerie. Viene utilizzata nel peggior modo possibile e poi invece è considerata difficile, per vecchi, per ricchi e per pochi. Il mio è un tentativo, anche un po’ disperato, di difendere questa musica.

Il 4 maggio a Bergamo ci sarà l’ultima recita. Hai intenzione di riprendere in futuro questo spettacolo?
E’ stata una tournée interessante, mi sono levato delle soddisfazioni. Il prossimo anno lo spettacolo sarà sicuramente ripreso, abbiamo già fissato delle date al Manzoni di Milano e poi voglio andare a Genova, Firenze e in tante altre città. Fra l’altro lo spettacolo è strutturato con un sistema tale che potrò arricchirlo e cambiarlo.

Uno spettacolo come questo, magari leggermente riadattato, potrebbe andare bene anche in televisione?
Sì, magari riadattato con l’aiuto di un autore televisivo. Il fatto di fare il dj di musica classica è un modo molto veloce di presentare questa musica. Prendo i pezzi più spumeggianti, più forti, d’impatto, anche il giovane ne rimane un po’ stupito.

In attesa di riprendere questo spettacolo, cosa farai la prossima estate?
Sono un po’ preoccupato, mi toccherà tornare sui vecchi argomenti. Tornerò a fare il “disco rotto”, per mantenere la famiglia e pagare i mutui. Non ho più l’entusiasmo di una volta, fare la variazione della variazione della variazione sullo stesso tema mi ha veramente stufato. Però mi sa che dovrò farlo e lo farò.

Tu sei un attore brillante, ma come spettatore, chi e che cosa ti fa ridere?
Mi piace la comicità surreale, mi facevano ridere Cochi e Renato e Paolo Villaggio, mi fa ridere Gene Gnocchi, il mio maestro è Buster Keaton. Mi dispiace che siamo in un periodo storico in cui il surreale è masticato sempre da meno comici. E’ considerato qualcosa di astruso, io invece come Obelix ci sono finito dentro e non ne sono più uscito.

Tu sei molto lontano dalla comicità del tormentone, che invece era al centro di alcuni programmi che ti hanno visto protagonista, Zelig in primis.
La strategia era quella di farmi conoscere al grande pubblico, per poi portare gli spettatori a teatro. A me non piace fare il comico televisivo, ho anche sofferto perché avere solo 4 o 5 minuti per me è un limite enorme. Ora faccio uno spettacolo che dura due ore e nessuno mi può rompere i coglioni. Faccio quello che mi pare per due ore.

Che fine ha fatto il progetto MigoNoè?
E’ stato un tentativo, purtroppo fallito. Volevo avere come sponsor tutte quelle ditte che cercano di salvare il pianeta, producendo oggetti come pale eoliche o pannelli solari. Mi è venuta l’idea sei minuti prima dell’inizio della crisi economica. Il progetto è nato e morto, però non era male come idea. Se riusciremo a rimettere la testa fuori dalla crisi, magari un giorno lo riprendo.

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Google Youtube abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Facebook Like social plugin abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran e il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 curo il blog Atuttovasco.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome