La Cineteca Nazionale di Roma riparte dalla Sala Rocca del Mibac

Dal 16 al 18 aprile 2019 in piazza di Santa Croce in Gerusalemme 9/A un omaggio al regista Gillo Pontecorvo a cento anni dalla nascita

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Foto film La battaglia di Algeri

Verranno proiettati i cinque lungometraggi da lui diretti

La Sala Rocca 42 posti ed una saletta di proiezione estremamente confortevole e tecnologicamente all’avanguardia è la nuova sede per le proiezioni ad ingresso gratuito, fino a disponibilità di post del Centro Sperimentale di Cinematografia che quest’ anno compie 70 anni. Al regista Gillo Pontecorvo, nato il 19 novembre 1919, è dedicata la prima rassegna della nuova struttura. Due documentari/interviste, il primo di Marco Turco, 2001, Lo sguardo sull’ uomo. Incontro con Gillo Pontecorvo (martedì 16 aprile ore 18,45) e il secondo di Lidia Ravera, Intervista a Gillo Pontecorvo, 2004 (a seguire), saranno presentati insieme ai cinque film da lui diretti. Si parte con La grande strada azzurra (martedì 16  ore 20,45) del 1957, ambientato tra i poveri pescatori dell’arcipelago tra i quali Squarciò (Yves Montand), che pratica illegalmente la pesca con bombe esplosive ed è l’unico a godere di una certa agiatezza.  Ma poi per sfuggire alle motovedette che gli danno la caccia finirà tragicamente. Tra gli altri interpreti Alida Valli, Francisco Rabal, Umberto Spadaro e Mario Girotti… il futuro Terence Hill. Due anni dopo Gillo, già considerato un autore di un certo interesse, gira Kapò (mercoledì 17 ore 18,45), protagonista Edith, una giovane prigioniera ebrea in un lager nazista che per sopravvivere diventa kapò, cioè caposquadra-aguzzina delle sue compagne. Ma l’amore per un prigioniero russo la redimerà. Il film non è da tutti apprezzato, ma fa guadagnare il Nastro d’argento 1961 a Didi Perego come attrice non protagonista. Nel 1966 vede la luce uno dei suoi capolavori, La battaglia di Algeri (mercoledì 17 ore 20,45). Nell’ ottobre del 1957, mentre i paracadutisti del colonnello Mathieu rastrellano la Casbah, uno dei capi della guerriglia algerina ricorda il passato, l’organizzazione dell’FLN (Fronte di Liberazione Nazionale), gli attentati, gli scioperi. Il film rievoca con grande partecipazione la guerra dei popoli algerini sostenuto dalla “sceneggiatura di ferro” di Franco Solinas, che cerca di spiegare anche le ragioni del nemico francese. In Francia la proiezione della pellicola è subito vietata, ma Pontecorvo ottiene il Leone d’oro alla Mostra di Venezia. Poi passeranno altri tre anni prima di vedere Gillo Pontecorvo dietro la macchina da presa. Nel ’69 esce nelle sale Queimada (giovedì 18  ore 18.45), una lunga e sofferta meditazione del regista sulla vita, sulla storia, sulla schiavitù e sulle leggi del profitto. La ricostruzione storico-geografica dei tempi del colonialismo portoghese del XIX secolo sorprende per il suo realismo. Gli attori sono portentosi, soprattutto quelli locali, che il regista seleziona direttamente a Cartagena in Colombia, nei luoghi delle riprese, per dare alla recitazione una massima veridicità. L’agente inglese William Walker, interpretato da un grande Marlon Brando, inviato sull’isola per favorire gli interessi del governo britannico, rappresenta la metafora del capitalismo imperialista. Il suo antagonista, José Dolores (Evaristo Márquez), capo dei ribelli, infiamma i cuori chiedendo l’indipendenza per il suo paese. I rimandi allusivi alla guerra del Vietnam, alla rivoluzione cubana e al marxismo lo rendono un film palesemente schierato.  Nel 1979 è la volta di un altro film coraggioso sulla realtà politica del momento, Ogro (giovedì 18 ore 21), protagonisti quattro terroristi dell’ETA che nel 1973 progettano il sequestro dell’ammiraglio Luis Carrero Blanco, spietato gerarca soprannominato “ogro”, l’orco, considerato il delfino di Franco. Quando però l’uomo si avvia a diventare il capo del governo spagnolo, il sequestro si trasforma in un attentato in piena Madrid. Tratto da una storia vera, il film  ha  una gestazione travagliata, vista la materia che affronta, e l’uscita in sala poco dopo il rapimento Moro gli attira l’accusa di ambiguità politica. In realtà, anche grazie all’interpretazione di Volonté e alla spettacolarità della messinscena, la pellicola va rivista con gli occhi di oggi e recuperata alla memoria dello spettatore.

 

 

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Pierfranco Bianchetti
Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente scrive per Cinecritica, collabora a Riquadro.com e cura il sito lombardo del SNCCI. Ha realizzato rassegne e cicli sul tema “Cinema e Storia” presso il “Civico Museo di Storia Contemporanea” di Milano e la Biblioteca Civica di Via Oglio.

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