Gianmaria Testa fa (ancora) grande canzone d’autore

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Gianmaria Testa
@Herbert Ejzemberg

È ancora forte la sua parola, le sue canzoni che meglio di ogni cosa raccontano quello che è stato il suo mondo. Un mondo, quello di Gianmaria Testa, che continuerà a essere frequentato. Così questo nuovo capitolo discografico, Prezioso, appare come un regalo che la moglie Paola Farinetti ha creduto giusto portare a compimento, per far rivivere una voce carica di sentimenti. Una voce che non possiamo più ascoltare dal vivo perché Gianmaria Testa manca da questa terra da almeno tre anni.

È una consolazione ascoltare oggi la sua voce capace di trasmettere pace e serenità, mai tranquillizzante però. Testa che trasmette i giusti pensieri, quelli che fanno riflettere, quelli che non ti lasciano i piedi al caldo, come dice nella canzone Una carezza d’amor, scritta originariamente per gli spettacoli di Paolo Rossi, come anche Sotto le stelle il mare, Alichino e Dentro la maschera di Arlecchino. Gianmaria era molto stimato dai colleghi, infatti sono numerose le collaborazioni che ha collezionato. Dai sui esordi al Premio Recanati del 1993 e 1994 ne è trascorso di tempo. C’era anche Claudia Pastorino, una delle nuove voci che ha avuto una certa notorietà. Da allora Testa è passato, prima quasi timidamente poi con sempre maggior convinzione, a collezionare concerti con sempre più spettatori ammirati. 

Nel 1995 fa uscire Montgolfieres che contiene il bandoneon di Habanera e La donna del bar, canzoni che già contrassegnano il suo stile. L’anno dopo eccolo replicare con un altro capitolo discografico, ancor più convincente, quel Extra Muros che contiene brani che saranno apprezzati dal pubblico francese. Canzoni con chitarre, clarinetto, sax, contrabbasso, violino e violoncello. C’è Jazz in Per accompagnarti ma c’è anche il gusto del suono orchestrale in Come l’America. Nel febbraio del 1997 Testa è sul palco del prestigioso Olympia a Parigi dove lo acclamano e di rimbalzo il suo nome diventa conosciuto anche in Italia. In aprile Enzo Biagi lo ospita su Rai Uno, a maggio lo chiamano all’Università La Sapienza per un’esibizione, poi lo chiamano a Perugia, poi torna a Roma, a luglio al Palazzo dei Congressi e a dicembre al Teatro Parioli. Nel 1998 viene pubblicato Lampo, i concerti si intensificano, ma lui non lascia il lavoro di ferroviere capostazione di Cuneo, città in cui vive. La canzone richiede impegno eppure riesce a viverla come svago, e più nessuno gli chiede quali siano stati i cantautori che l’hanno ispirato. Conte, De André o Fossati? Nessuno, dopo averlo ascoltato più attentamente, aveva altre domande da fare. 

Gianmaria aveva un mondo tutto personale da esibire, così eccolo con nuove canzoni scandite da album che vanno ascoltati a ripetizione, soprattutto adesso. Dopo Il valzer di un giorno del 2000, con due inediti, arriva Altre latitudini che sancisce il rispetto e la stima di altri musicisti che vi collaborano, da Enrico Rava a Fausto Mesolella e Rita Marcotulli. Altri si accorgono della bravura di Gianmaria Testa e altre collaborazioni segneranno la sua storia, come quella con la Banda Osiris e Stefano Bollani per lo spettacolo Guarda che luna! in omaggio a Fred Buscaglione. Testa, che nel 2001 porta in Italia il cantautore francese Arthur H., fa uscire Da questa parte del mare inciso con l’italiana Nun, altro balzo in avanti, sia musicalmente che nei testi. C’è ricerca, passione e lavoro in tutti i suoi album. In Vitamia del 2011 include anche l’argomento del lavoro che manca nella canzone Sottosopra. Lui che non ha mai abbandonato l’idea del lavoro. 

Tutto quello che Gianmaria Testa ha saputo trasmettere oggi ben viene riassunto in Prezioso, album di nuove canzoni a cominciare da Povero tempo nostro, la sua ultima canzone, intensa e struggente, che ha convinto Paola Farinetti che era giusto renderla pubblica insieme a tutte le altre contenute in questo capolavoro. E’ un omaggio alle persone che vogliono bene all’umanità tutta, canzoni che suonano come un segnale di risveglio, perché appaiono «poveri questi giorni di magra umanità» e Gianmaria avvertiva la fatica della terra, sempre più violentata e sicuramente avrebbe sostenuto gli scioperi degli studenti del venerdì che si mobilitano per arginare i danni dei cambiamenti climatici: «lascia che torni il vento… e fa che non sia per sempre il poco tempo che ci resta». Un album apprezzabile anche per il bel libretto annesso, con tutti i testi e le note, le fotografie in bianco e nero dell’artista, con le canzoni che diventano grandi canzoni grazie al lavoro di Roberto Barillari. Un disco inaspettato che riporta in alto il valore della canzone d’autore, quella che non potrà essere soppiantata da ogni altra forma musicale.

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Giordano Casiraghi
Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005 - Arcana, 2018) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).

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