La musica è fatta di tanti confini e di mille racconti, ma c’è un sound che sta alla base di ogni espressività e di ogni evoluzione, un sound con cui tutti, bene o male, si confrontano, un sound lontano nel tempo eppure sempre vicinissimo, immediato e forte. È la musica di tradizione popolare, legata alle radici più profonde di ognuno di noi, che diventano aeree e volatili nei suoni di consumo ma rimangono profonde e fondanti soprattutto nella world music. Una formulazione estetica che ne è la derivazione diretta, aggiornata e attuale, e che la mette in comunicazione immediata con le sonorità dell’oggi. L’unica musica che non ha mai fatto distinzioni di genere e che qui vi proponiamo in una manciata di recenti, entusiasmanti coniugazioni al femminile.

Francesca Incudine

Francesca Incudine
Taraké (Isola Tobia)
Voto: 9

Questo disco è uno dei migliori album di musica d’autore che nasce dalla tradizione popolare uscito nel 2018. La siciliana Francesca Incudine ha ottenuto il Premio D’Aponte come migliore cantautrice emergente e la Targa Tenco per il miglior lavoro in dialetto, e certamente otterrà consensi importanti al prestigioso Premio Loano, atteso per l’estate. Dedica il suo secondo album al tarassaco (di cui taraké è la radice), il fiore del viaggio, del sogno, dei bambini e dell’immaginazione: «mi piace pensare che le canzoni siano come i semi che volano lontano e rendono fertili le terre che toccano». Sono certamente canzoni di pregio, che parlano – in siciliano, ma anche in italiano – di argomenti pesanti, legati al sociale, alla memoria, al lavoro, da un punto di vista femminile, forte e profondo, che parlano al presente, ai cittadini del mondo con uno stile che appare già solido, pieno di riferimenti mediterranei e di colori, di strumenti diffusi e di «sonorità che diventano racconto insieme alla parola».

Le Valentine

Le Valentine
Recuerdo (Alfa Projects/Egea)
Voto: 9

E allora tango. In un album d’esordio sfavillante di vitalità per il duo al femminile de Le Valentine, nome non proprio originalissimo assunto da Valentina Cesarini, che suona la fisarmona e il bandoneon, che ne è la versione ridotta argentina, e Valentina Rossi, che canta e scrive le liriche in spagnolo. Otto brani in coppia e tre con l’aiuto del chitarrista Pierluca Cesarini e del flautista-percussionista Alessandro Aureli. Il risultato è sorprendente per vitalità, idee, combinazioni. Cesarini è un’ottima solista, con un fraseggio immediato e ritmico; Rossi ha una vocalità importante, da seguire, ma da subito centrata, luminosa. Il repertorio è molto variegato e ben scelto, che passa dai grandi del bandoneon Astor Piazzolla e della fisarmonica Richard Galliano al “re del tango” Carlos Gardel (saggiamente con brani non super ascoltati), famosissimi invece sono “Jealousy”, scritto, curiosamente, da un danese, Jagob Gadè nel 1925, e la napoletana “Indifferentemente”, rivestita di panni “tangueri”. Ottime anche le composizioni originali, in particolare la profonda title-track, mentre il percorso termina con una versione divertente del “Tango delle capinere”. Molto più che promettenti, proprio brave.

Elsa Martin e Stefano Battaglia

Elsa Martin – Stefano Battaglia
Sfueâi (artesuono)
Voto: 9/10

Un disco magnifico, il cui lirismo ti prende subito per mano e non ti lascia più fino all’ultima nota. E all’ultimo verso. Perché la cantante friulana nel suo dialetto – in realtà articolato secondo le diverse cadenze diffuse in regione – canta le parole di alcuni dei poeti più importanti del 900, nati nella sua terra. Pier Paolo Pasolini (di cui Battaglia è un ammiratore senza se e senza ma), Novella Cantarutti, Amedeo Giacomini, Federico Tavan, Pierluigi Cappello (l’unico le cui poesie sono in italiano), Maria Di Gleria raccontano una terra meravigliosa e variegata con lampi, suoni, lamenti, voli, fantasie e sfueâi (magici fuochi fatui). E la musica del pianoforte del milanese insegue il cantato oppure lo anticipa oppure lo sostiene oppure se ne disinteressa quasi, in un incedere sempre attento a non intersecarsi, ma solo a dilatare l’effetto intimo e insieme panoramico de “l’arcadia pasoliniana, gli esistenzialismi di Giacomini, le ninnananne e le filastrocche dell’ultimo dolce Cappello, il femminino di Cantarutti, la folle innocenza di Tavan”. Sottili improvvisazioni, melopee etniche, world music, jazz minimale, intuizioni contemporanee, riferimenti liederistici, vocalismi puri. Senza tempo come solo la poesia sa essere.

Ester Formosa & Elva Lutza

Ester Formosa & Elva Lutza
Cancionero (Tronos Digital)
Voto: 8/9

Una combinazione minimale anche questa tra il duo sardo Elva Lutza (Nico Casu, tromba e voce, con le chitarre di Gianluca Dessì) e la nota cantante catalana Ester Formosa, con pochissimi altri contributi (tra cui quello di Riccardo Tesi all’organetto in un paio di brani). E il risultato è intenso quanto lirico, poliedrico quanto verace, ampio prospetticamente e intimo espressivamente. Le canzoni sono in gran parte tradizionali riarrangiati e brani di artisti legati alla world, come gli stessi Casu e Tesi, il cantautore catalano Lluís Llach e il compositore andaluso José Padilla (de “La Violetera”, qui rivisitata in chiusura, Maurice Ravel disse che avrebbe dato la sua mano destra pur di averla composta). Il celeberrimo pezzo popolare messicano “Cielito Lindo” in apertura, l’esito meno felice di tutto il cd, due canzoni del cantautore romano Stefano Rosso tradotte in catalano per l’occasione e la triste “Menica Menica” di Bruno Lauzi completano il quadro delle 15 tracce. Un equilibrio giocato sul togliere per arrivare all’essenza, ma insieme sulle combinazioni lievi e sulla ricerca di ruoli inediti, il tutto tra arpeggi eleganti e una tromba volatile, che sa farsi ritmica e classica.

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Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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