Cyrano mon amour

Ovvero, Cyrano funzionò perché Rostand era un Cyrano

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Cyrano mon amour
di Alexis Michalik.
con Thomas Solivéres, Olivier Gourmet, Mathilde Seigner, Tom Leeb, Lucie Boujenah.
Voto: positivo (nel senso del pensiero)

Il titolo originale è Edmond, e Edmond è Rostand, poeta che scrive drammi in versi per Sarah Bernhardt nella Francia dell’Affare Dreyfuss e fatica a sbarcare il lunario. Ma finalmente, nonostante i sarcasmi del contemporaneo Feydeau e spronato da un imprenditore nero e tosto che lo invita a non mollare, scrive la storia (in versi e in rima) che gli cambierà la vita e cambierà le sorti del teatro francese con l’aiuto di produttori un po’ lenoni, pubblico raccattato, attori squinternati e pomposi, vecchie glorie intronate del palcoscenico  e comparse capaci di prodigi erotici: il risultato sarà Cyrano di Bergerac, che è poi la storia di un poeta, scienziato e spadaccino brillantissimo (e malinconico, perché sicuro di non piacere alle donne per via del suo naso anomalo), che presta a un amico dalla bella faccia il dono delle sue belle parole per arrivare (attraverso l’altro) all’amore di Roxanne. Il regista e sceneggiatore Michalik ha immaginato  che Rostand abbia creato il suo nasuto e sublime duellante perché invitato a scrivere belle lettere per un attore bello e innamorato, ma incapace di conquistare le donne con le parole. Come Cyrano. E sembra essersi ispirato al cinema dell’ottimismo di Frank Capra. In sostanza, Edmond era nato per il cinema ma per diventare un film ha dovuto prima trasformarsi in una pièce teatrale di successo che spiegava la genesi della massima pièce di successo. Una fantasia che usa il Cyrano per spiegare la nascita di Cyrano. E non c’è nulla di più accattivante del successo per spiegare il successo. Semplificando, è un inno, anche non profondissimo, al pensiero positivo, ma in effetti il suo entusiasmo è contagioso. E comunque sappiamo che sarà un successo.

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