On the road. The Death Valley

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Zabriskie Point

Parte integrante del viaggio è, senza dubbio, guidare. Ma guidare al di fuori delle classiche interstate americane è un’esperienza che ti arricchisce. Immaginate di dover percorrere un centinaio di chilometri su una strada a una corsia, nessuna macchina all’orizzonte, il sole caldo che brucia l’asfalto e accanto a te il nulla più totale. Si tratta di un’esperienza quasi mistica, le strade e il panorama ti assorbono completamente e rimani assuefatto dalla bellezza che ti circonda.

E’ così che anche solo l’arrivo alla Death Valley è stato un’emozione. La valle, ovviamente, merita un capitolo a parte. Con i suoi 3 milioni di acri è il parco più grande degli Stati Uniti (al di fuori dell’Alaska), e ogni anno ospita 360.000 persone. E’ il parco degli estremi: quello che ha fatto registrare la temperatura più alta negli States (57° C) ma anche l’altezza più bassa, con le saline di Badwater, che si trovano a 86m sotto il livello del mare.

Percorrere il parco lascia senza fiato, la sensazione che provi maggiormente è che sembra di trovarsi sulla luna, davanti a te solo rocce, sabbia, spuntoni. Sono diversi i punti principali di interesse: se a Badwater, come detto, ci si trova sul punto più basso degli Stati Uniti, dalla Dante’s View si può ammirare il punto più alto dello stato.

Quelli che però ho apprezzato maggiormente sono però due: lo Zabriskie Point, che offre una spettacolare veduta sulla valle, ma soprattutto Artist Drive, una via che corre all’interno del canyon che curva dopo curva offre uno scenario diverso, sempre più spettacolare, fino ad arrivare all’Artist Pallette, con le alture colorate di diverse tonalità cromatiche. Piacevoli, anche se non indimenticabili, le dune si sabbia Mesquite Flat che ricordano molto il deserto del Sahara.

Una piccola curiosità: il suo nome non deriva dall’assenza di vita nella valle (anzi, ci sono molte piante e anche rapaci e coyote), ma perchè fu scoperta per caso da dei pionieri che, nel 1849 si persero in quel territorio. Quando furono salvati due giorni dopo, uno di loro, uscendo, disse «Goodbye Death Valley» (Addio Valle della Morte).

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Mattia Luconi
Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l'Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.

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