La musica che verrà è un ologramma?

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ologramma

Mentre la televisione italiana arretra di anno in anno nel passato proponendo gli stessi format musicali che invecchiano contemporaneamente alla messa in onda, frame dopo frame, qualcuno nel mondo sta progettando il futuro immaginando una nuova era musicale dove nulla di ora resterà. Rimarrà solo la memoria audiovisiva sottoforma di un gigantesco data base costruito in qualche deserto della California.

Come già avviene ad opera della Hologram Usa e della Pulse Entertainment potremmo vedere sul palco tutte le rock star defunte sottoforma di ologrammi. È già accaduto anni fa ai Billboard Awards dove si è esibito un artificiale Michael Jackson e accadeva in Giappone già nel 2007 alla Kripton Future Media dove fu creata la prima diva artificiale della storia: Hatsune Miku, un ologramma e un vocaloid insieme a cui è stata impiantata la voce di una vera cantante umana, in grado di eseguire un inesauribile repertorio di canzoni create da un software.

Guardando The Voice su Rai Due, tutti questi fenomeni sembrano appartenere al futuro, invece nel mondo accadevano già dieci o quindici anni fa.

Ora la nuova era digitale si sta sposando con la realtà artificiale per cui i nuovi divi saranno sempre più prodotti in laboratorio. La Società Hanson con capitali americani e coreani, sta portando in giro per il mondo il sofisticatissimo robot Sophia che a differenza dei normali robot sembra dotato di reazione emotive. Sophia risponde in inglese a qualsiasi intervista, sorridendo o corrucciando il viso. Ha un’interfaccia che le dà la possibilità di avere decine di movimenti facciali, dal battito delle ciglia al sorriso. Sophia è bellissima, una umanoide dal fascino irresistibile. Ricorda la prima Sinead O’Connor poiché non ha capelli, dato che nel retro del cranio espone vari microchip. In alcuni filmati in rete la vediamo conversare con l’attore Will Smith e addirittura cantare.

È assai probabile che il suo futuro potrebbe essere nello spettacolo dato che Sophia è immortale e inoltre per chi l’ha creata, rappresenta un business inesauribile. A Sophia non vanno pagate royalties, né contributi, può lavorare 24 ore al giorno senza stancarsi e non si droga. L’evoluzione dell’auto tune le regalerà la voce perfetta, in grado di cantare su ogni ottava. Timbro, tonalità, estensione infallibili.

La robotica come avviene già in campo industriale e medico, invaderà anche il settore musicale. Del resto nel pop, i replicanti esistono da decenni seppur umani. Quante pecore Dolly canore abbiamo visto dagli anni ottanta in poi ?  Le più intelligenti e astute, come Cher, hanno persino ideato l’autoclonazione, tra trapianti estetici e tecnologie vocali ( Cher fu la prima nelle storia a utilizzare l’auto tune).

Tutto questo potrebbe spaventarci, poiché a differenza di quanto dichiarato da Quincy Jones in una recente intervista per il lancio della sua piattaforma on line, sarà la musica al servizio della tecnologia e non viceversa. Gli strumenti musicali fisici finiranno nel mercato museale. La Gibson usata da Page nei Led Zeppelin o la Fender Stratocaster bianca usata da Jimi Hendrix a Woodstock non solo avranno più valore di uno storico violino Stradivari, ma persino di un quadro di Basquiat.

Lo tsunami digitale ha già prodotto devastazioni impressionanti, ma è nulla a confronto del prossimo sconvolgimento in atto, quando la realtà artificiale si impossesserà molto presto del nostro stile di vita. I nuovi smartphone in 3d, come il prototipo Red in grado di proiettare sul display le immagini in ologramma, potranno permetterci di prenotare un divo androide nel nostro salotto esattamente come facciamo oggi con la pizza tramite un’app.

L’ologramma di David Bowie si materializzerà sul divano, mentre un umanoide sistemerà i cappotti e i piumini degli ospiti in speciali armadi anti inquinamento. Non è fantascienza è realtà artificiale e noi in un modo o nell’altro, siamo destinati a viverla nella nostra quotidianità. Nel frattempo per i nostalgici cronici e gli amanti del jurassico c’è sempre The Voice a portata di un click, laddove l’innovazione tecnologica viene rappresentata da un pulsante che si illumina  a pressione, esattamente come nei quiz di Mike Bongiorno nella Rai in bianco e nero di mezzo secolo fa.

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Roberto Manfredi
Ha iniziato a lavorare nella discografia nel 1975, collaborando tra gli altri con Fabrizio De Andrè, Paolo Conte, Roberto Benigni, Skiantos e Roberto Vecchioni. Per la TV, è stato capoprogetto e autore di innumerevoli programmi musicali e produttore esecutivo di molti format. Ha scritto per Antonio Ricci, Piero Chiambretti, Gene Gnocchi, Serena Dandini, Simona Ventura, Mara Maionchi e tanti altri. Inoltre ha pubblicato sei libri, tra i quali Skanzonata (Skira editore), Talent shop – dai talent scout a Talent show (Arcana), Cesate Monti, l’immagine della musica (Crac Edizioni) e Artisti in galera (Skira). È anche regista di video clip, film e documentari biografici. Ha vinto un Premio internazionale con il film Il sogno di Yar Messi Kirkuk . Attualmente è regista del tour teatrale Love & Peace di Shapiro-Vandelli. Scrivere è la sua passione.

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