Doppio album per il trombettista Marco Vezzoso, ispirato all’attentato di Nizza

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Marco Vezzoso

Un debutto a Genova per uno spettacolo destinato a essere applaudito anche oltre i confini.  Il trombettista Marco Vezzoso ha fortemente voluto la realizzazione di questo progetto che annovera l’uscita di un doppio album e la successiva rappresentazione live in forma di spettacolo tra musica, poesia e teatro. Il doppio album 14.07 dalla parte dell’arte contempla una prima parte tutta strumentale dove Marco Vezzoso, alla tromba, si accompagna con Alessandro Collina (piano), Marc Pellon (basso) e Rodolfo Cervetto (percussioni). Nella seconda parte prende posto la parola per raccontare la terribile vicenda del 14 luglio 2016, quando a Nizza un camion ha seminato il terrore causando 85 morti. Marco Vezzoso era lì,  per suonare come faceva in varie occasioni. Da questo inqualificabile episodio l’artista ha preso spunto per allestire una rappresentazione che ne potesse alleviare il ricordo. Allo stesso Vezzoso, che abbiamo raggiunto al telefono, abbiamo chiesto di raccontare cosa e successo quel giorno impresso nel titolo dell’album.

Marco, probabilmente non sarà stato facile per te uscire da quel ricordo, ma cosa ci facevi a Nizza, visto che sei nato a Alba e ti sei diplomato al Conservatorio di Torino?

Io vivo a Nizza ormai da vari anni dove insegno tromba Jazz al Conservatorio nazionale. Come tutti gli anni era abitudine suonare al Prom’ Party sulla Promenade, eravamo varie formazioni in punti differenti. Ero lì per lavorare quando è successo tutto quello che poi è stato visto in tutto il mondo, l’ennesimo attentato terroristico. 

Così anziché dimenticare hai scelto di ricordare quel giorno. Come mai?

Già il giorno dopo non ne volevo sentir parlare. Troppo forte è stato l’impatto, vissuto in diretta. Giravo continuamente canale quando sentivo che ne parlavano in tv, ma con il tempo mi sono accorto che non era la terapia giusta, quella di non vedere e dimenticare. Il fatto di voler voltare pagina mi ha lasciato un peso che mi ha bloccato anche dal punto di vista artistico. Dal momento che ho iniziato a parlarne è cambiato qualcosa. Ne ho parlato con il poeta Giannino Balbis che ha tradotto in versi molte sensazioni di quel ricordo, così è scaturita la seconda parte dell’album dove ci sono i testi recitati da Marc Duret e soprattutto da Chiara Buratti che mi accompagna abitualmente dal vivo. Tutte le volte che salgo su un palco per me è come rivivere quel concerto che è stato interrotto quella sera. Ne ricavo un sospiro di sollievo, insomma mi aiuta più parlarne che nascondere.

Come è stato sviluppato tutto il lavoro?

Sono rimasto un anno e mezzo senza riuscire a fare nulla di creativo. Una condizione strana per me, poi mi sono sbloccato riuscendo a ricordare quell’episodio. Così i brani del disco sono usciti uno dietro l’altro. E’ stato un lavoro simultaneo tra musiche e parole, infatti mi sentivo costantemente con Giannino Balbis per raccontargli le mie impressioni su quell’avvenimento. Lui le traduceva in scritti che poi sarebbero stati interpretati da Chiara Buratti. Con lei ho sviluppato l’idea dello spettacolo di musica, teatro e poesia. Durante lo spettacolo riprendiamo i momenti di quella serata, il concerto che avrei dovuto concludere e che anticipava i classici fuochi d’artificio sulla Promenade des Anglais. C’è il dramma dell’attentato e Chiara nel finale dello spettacolo dice: che il concerto possa continuare per sempre. 

Ho notato che la musica proposta, pur inserita nel genere Jazz, è di facile ascolto, una scelta? 

In certa misura, perché la formazione è Jazz, ma la musica proposta accoglie varie influenze stilistiche, da tutto l’ambiente musicale. La base resta Jazz, ma vi sono anche aspetti della World Music e Pop. Un universo di vari mondi musicali. Nello sviluppo mi sono accorto che avevo bisogno di aggiungere un contesto lirico, ovvero la parola, non canzoni però, ma sensazioni in forma di poesia. Come dicevo, dal momento che è scaturito il primo brano ho avvertito un senso di liberazione e man mano che procedevo con altri brani sentivo che mi stavo togliendo un peso insopportabile. Nello spettacolo live la parte musicale è alternata a spazi dove emerge la parola, con monologhi o con parti accompagnate dalla musica. 

Avete in previsione altre date dal vivo, oltre a quella di Genova?

Abbiamo debuttato a Genova, a Voltri, nel quartiere dove c’era il ponte Morandi. Il ricavato è stato attribuito all’Associazione Help Code in difesa dei diritti dei bambini. In quartetto con voce recitante andremo in altre parti d’Italia, mentre all’estero mi accompagno generalmente con il pianista Alessandro Collina. Siamo appena rientrati dalla Cina dove abbiamo partecipato al primo Festival Jazz europeo.

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Giordano Casiraghi
Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005 - Arcana, 2018) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).

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