Playtime-Tempo di divertimento, il capolavoro di Jacques Tati

Mercoledì 1° maggio 2019 alle ore 15 al MIC- Museo Interattivo Cinema Milano la pellicola ambientata nei quartieri avveniristici di Parigi

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Foto film Playtime-Tempo di divertimento

Nell’ambito della rassegna Cinema, architettura, cittadinanza

Chi è quel signore alto, smilzo, con impermeabile bianco, cappello, ombrello e pipa  che si aggira per una Parigi anacronistica e avveniristica ? Il suo nome è Jacques Tatischeff in arte Tati, artista geniale che si è fatto le ossa alla scuola comica muta di Charlot e Buster Keaton d’ impostazione e tradizione circense e clownesca.  Nato il 9 ottobre 1908 a Le Pecq in Francia, fino da giovanissimo è attratto dall’ arte mimica divertendo gli amici con le imitazioni di vari personaggi, i giocatori di una partita di calcio, l’arbitro arrabbiatissimo, il portiere che si prende un goal.  Dopo essersi esibito nei music-hall, dove riscuote successo con le pantomime del pugile, del tennista, del pescatore, il comico inventa il personaggio del simpatico monsieur Hulot, allampato e silenzioso osservatore neutrale di una società nevrotica dominata dalla borghesia alla ricerca spasmodica della modernità. Esordisce nel cinema nel 1948 con Giorno di festa ispirato ad un suo cortometraggio del 1937, La scuola del portalettere, con il quale deride il metodo di “americanizzazione della posta”, causa di una serie di situazioni esileranti.  Seguono Le vacanze di Monsieur Hulot, 1953, le ipocrisie di una piccola comunità balneare; Mon oncle, 1958, una satira surreale sulla borghesia le cui case lussuose sono invase da ogni tipo di elettrodomestici (spesso inutili) prodotti dal consumismo ormai dilagante. Nel 1967 dirige e produce Playtime- Tempo di divertimento, una satira sul condizionamento della macchina sull’ uomo espresso da situazioni assurde prodotte dal “progresso”. Il suo compassato e divertente Hulot vaga per i quartieri più avveniristici di Parigi nell’inutile tentativo di rintracciare un impiegato smarrendosi in una giungla di architetture moderne e gadget tecnologici fino a rimanere intrappolato in un gruppo di turisti statunitensi.   Girata in una Parigi allucinante utilizzando uno spettacolare costoso sistema a colori in 70 mm. con cinque piste stereofoniche, l’ opera durante la lavorazione è interrotta più volte per mancanza di finanziamenti e alla sua uscita nelle sale è purtroppo un fiasco colossale e la conseguente rovina economica per il regista. Eppure ancora oggi il film conserva una sua modernità sconcertante, anche dal punto di vista tecnico, ma soprattutto fa di Jacques Tati un osservatore come pochi della realtà sociale raccontata attraverso l’obiettivo della cinepresa.

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Pierfranco Bianchetti
Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente scrive per Cinecritica, collabora a Riquadro.com e cura il sito lombardo del SNCCI. Ha realizzato rassegne e cicli sul tema “Cinema e Storia” presso il “Civico Museo di Storia Contemporanea” di Milano e la Biblioteca Civica di Via Oglio.

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