La Rua: “I diritti non hanno colore politico nè bandiera”

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Nuova avventura per i La Rua, band ad Ascoli Piceno dal sodalizio fra il loro cantante Daniele Incicco e il noto produttore Dario Faini. Un percorso, quello dei La Rua, che parte ufficialmente nel 2012 con le selezioni di Sanremo ma che ha alle spalle tanti palchi, sacrifici e una solida amicizia che lega tutti i sei i componenti fin dalle scuole superiori. Difficile mettere sempre d’accordo sei musicisti, e spesso la sinergia fra loro è “Rissa, rissa rissa. Ci si mette d’accordo e poi nasce il brano”, racconra ironicamente Daniele. I La Rua hanno uno stile che vuole essere (e ci riesce) originale, con varie contaminazioni dal pop rock al folk che rendono unico il loro progetto.

Con grande orgoglio, i La Rua saranno fra i protagonisti del concertone del Primo Maggio, in onda questo pomeriggio in diretta su Rai 3 da Piazza San Giovanni a Roma e anche quest’anno guidato da Ambra Angiolini e Lodo Guenzi. Il concertone sarà l’occasione per presentare il loro nuovo singolo uscito lo scorso 19 aprile, Alta velocità, che Daniele spiega come «Una canzone d’amore che, grazie al concetto dell’alta velocità, descrive l’innamoramento e in esso il reale effetto che si prova nel petto. Il cuore, infatti, va ad alta velocità così come l’ascolto di questa canzone leggera ma coraggiosa».

Abbiamo chiacchierato proprio con Daniele della loro partecipazione al Primo Maggio e del loro nuovo progetto, Nessuno segna da solo, pubblicato lo scorso 26 aprile.

Partiamo subito da questa esperienza del Primo Maggio…

Quest’anno è il terzo anno, e ha un valore ancora maggiore perché c’è una diversa consapevolezza, essendo la terza volta. Sappiamo cosa ci troveremo di fronte, è il concerto italiano più importante e credo che le aspettative siano sempre piuttosto alte da parte di chi arriva a vedere il concerto e da parte di chi suona. Come al solito, ci sarà bisogno di domostrare al pubblico che si fa sul serio, è uno stuolo di leoni pronti a mangiarti o a combattere per te ( ride – n.d.r), quindi bisogna far attenzione anche con l’inizio.

Proprio perché il palco del Primo Maggio ha anche un valore simbolico molto forte, cosa significa per voi essere nuovamente presenti?

Il concertone è un’occasione in cui i musicisti si spendono per una causa che è quella del lavoro. Il lavoro è centrale all’interno di questo disegno societario e quindi è una necessitè, è un dovere e comunque ricopre moltissimi ruoli. Nel momento in cui ci si può spendere per esseo perché non farlo? Alla fine io sono stato, ancor prima di essere cantante, un lavoratore per 10 anni e quindi conosco molto bene le dinamiche di questo mondo e ritengo opportuno dovermi spendere per garantire ai lavoratori anche alcune cose che potenzialmente non ho avuto io. I diritti del lavoro sono alla base di questa manifestazione e i diritti non hanno colore politico, non hanno bandiera, ma semplicemente sono diritti. Qualcosa per cui è già strano dover conbattere, però è giusto comunque mettersi al fianco di questa causa.

Credi che la musica possa essere un motore valido per sensibilizzare circa queste tematiche?

La musica è un canale privilegiato che arriva all’emotività delle persone senza chiedere permesso. Quindi ha una sua corsia preferenziale e non si vede neanche passare. Bisogna sempre fare molta attenzione quando si scrivono canzoni perché poi queste canzoni vengono interiorizzate ancor più velocemente del cibo.  La musica ha una responsabilità molto importante e alta, soprattutto di fronte a questi temi.

Parlando appunto delle tematiche che la musica può affrontare e la responsabilitò che comporta, qual è per te, per voi, la maggior fonte d’ispirazione che vi porta a comporre?

Per noi sono i concerti, perché ti mettono in una condizione di appagamento motivo, mentale, fisico e morale,  quindi ti permettono di liberare la creatività nel benessere. Quando non si sta bene è difficile scrivere. I cocnerti liberano l’energia, l’entusiamo, e ci permettono di scrivere. Anche il concept di Nessuno segna da solo è perchè per noi è importante la famiglia che portiamo con noi da anni, ovvero i nostri componenti. Noi siamo 6, e ogni concerto diventa una gita di quinto prolungata, quindi ci mettono in uno stato di felicità.

Com’è nata questa amicizia così forte?

Alcuni di noi già si conoscevano, poi nel 2009 abbiamo cominciato il percorso con Dario Faini, a scrivere canzoni e a produrle con i ragazzi,  ci siamo chiusi  in sala prove per produrre i nostri primi dischi. Quindi tutto è nato dal sacrificio. La nostra band è nata da questo, da rinunce importanti, spostamenti importanti. Io ad esempio vivo a 45 minuti dalla nostra sala prove, quindi capirari benissimo che ogni giorno mi ritrovavo a fare chilometri e chilometri dopo il lavoro, pur di riuscire nell’intento di fare questo mestiere.

Il vostro nuovo singolo, Alta velocità, parla dell’innamoramento…

Abbiamo cercato a livello testuale e musicale di andare verso altre direzioni. Amiamo sperimentare. C’eravamo presi molto sul serio su Alla mia età si vola con determnate tematiche, invece in questo caso abbiamo cercato di alleggerire il tutto, di trovare anche delle metafore diverse, strane, ma con una tematica leggera e facilmente affrontabile.

Risulta complicato parlare di un tema così utilizzato nella musica in modo originale?

Si vuole cercare di descrivere qualcosa di molto semplice in modo più colorata e ambiziosa. Facile parlare di certe tematiche, difficile farlo mattendo dentro se stessi, e cercare di non adeguarsi a quello che collettivamente  viene usato per descrivere quell’argomento. La riuscita non so se c’è, l’intento sicuramente sì.

Secondo te cosa distingue la vostra musica da tutto il resto? Cosa consideri come “segno distintivo”?

Se c’è un segno distintivo è la fruibilità musicale, e altrettanto l’energia con cui cerchiamo di costruire i brani. D’altro canto, ci sono dei piccoli messaggi che noi cerchiamo di inserire che però non diventano troppo invadenti e pesanti per un ascolto diretto.

Cosa ha aggiunto, secondo te, la produzione di Dardust Faini al vostro lavoro?

Riesce sempre a portare dentro una sorta di innovazione, ti spinge oltre. La cosa bella di Dario, sotto questo punto di vista, è che ti spinge oltre ma fa in modo che sia tu a fare quello che vuoi fare musicalmente.

 

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