Bruce Springsteen, ritorno malinconico e … spiazzante

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Lo abbiamo aspettato per anni, atteso giorno dopo giorno, abbiamo letto ogni singola dichiarazione aggrappandoci ad ogni parola fantasticando su date di uscita di album, inizio di improbabili tour,  sonorità, testi, video, perfino produttori ed eventuali musicisti di supporto. E dopo 7 anni ecco che ti arriva una sera sul cellulare, via Whatsapp (Dio mio com’è cambiato il mondo!) il nuovo singolo di Bruce. Ho quasi paura di ascoltarlo. L’attesa è stata lunga e confesso che dopo averlo visto a Broadway ho anche pensato che Bruce ci avesse salutato, a modo suo. Cos’altro può dirci, cos’altro può fare dopo essersi messo così spudoratamente a nudo come ha fatto nello show-confessione di New York? Ma Springsteen – come solo i grandissimi Artisti sanno fare – può sempre stupirci. Be’ tant’è. Sono seduta nel soggiorno del mio migliore amico, cuore e anima Springsteeniani senza pari. “Pronta?”. “Vai…” e parte una batteria elettronica  poco consona al suono di Bruce, il resto è … spiazzante. Davvero abbiamo aspettato tanto per “questo” disco? Davvero ci sono voluti sette anni per mettere insieme un brano sinceramente fiacco e di sicuro non all’altezza degli standard a cui ci ha abituato Bruce? Certo, aspetto l’intero album (Western Stars) prima di pronunciarmi in toto; certo, Bruce è ormai un uomo di 70 anni che non deve dimostrare più nulla a nessuno; certo, è un Artista di livello stratosferico che non può essere messo in discussione per un singolo (ci mancherebbe, non ci sono elementi per farlo); certo tutto, ma sono rimasta delusa. Bruce che fa mmmm…mmm…mmm… durante un brano non me lo aspettavo, sembra troppo debole per essere lui. Ci aveva promesso suoni Californiani Anni ’60 ed eccoli qua… Mah!  Va detto che il testo rispecchia in pieno l’anima malinconica di Bruce, tutti noi lo immaginiamo per quelle strade vuote e sferzate dal vento del Jersey Shore fuori stagione, però nonostante tutto è una canzone che personalmente mi lascia un po’ di amaro in bocca, non mi convince, non mi scalda, non mi dà brividi, insomma – lo dico – non mi piace. Sarà forse la grandissima attesa e le immense aspettative che abbiamo tutti noi Springsteeniani e che ci portano ad essere sempre infinitamente esigenti che mi generano queste perplessità. Però aspetto il 14 giugno, l’uscita dell’album, confidando in uno spessore maggiore… e proprio mentre scrivo mi arriva un messaggio via Whatsapp , dallo stesso amico  anima e cuore Springsteeniani, estremamente confortante: mi dice che “There goes my miracle” sia un pezzo clamoroso e che “Hello Sunshine” era solo un brutto incubo…                                   Meno male, Bruce Springsteen è tornato. Come si deve!

P.S. Mi accorgo solo rileggendo di aver messo il titolo del singolo alla penultima riga dell’articolo: capite che effetto mi ha fatto “Hello Sunshine”???

 

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Patrizia De Rossi è nata a Roma dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Laureata in Letteratura Nord-Americana con la tesi La Poesia di Bruce Springsteen, nel 2014 ha pubblicato Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (Imprimatur Editore), un libro sulle figure femminili nelle canzoni del Boss. Ha lavorato a Rai Stereo Notte, Radio M100, Radio Città Futura, Enel Radio. Tra i libri pubblicati “Ben Harper, Arriverà una luce” (Nuovi Equilibri, 2005, scritto in collaborazione con Ermanno Labianca), ”Gianna Nannini, Fiore di Ninfea” (Arcana), ”Autostop Generation" (Ultra Edizioni) e ben tre su Luciano Ligabue: “Certe notti sogno Elvis” (Giorgio Lucas Editore, 1995), “Quante cose che non sai di me – Le 7 anime di Ligabue” (Arcana, 2011) e il nuovissimo “ReStart” (Diarkos) uscito l’11 maggio 2020 in occasione del trentennale dell’uscita del primo omonimo album di Ligabue e di una carriera assolutamente straordinaria. Dal 2006 è direttore responsabile di Hitmania Magazine, periodico di musica spettacolo e culture giovanili.

33 COMMENTI

  1. Però se mi co fondi le Spazzole con la batteria elettronica non si parte bene.
    A me piaciuto tantissimo. C’è tutto Lui la sua vita i suoi racconti.
    Aspettiamo l’album per togliersi ogni dubbio.

  2. Personalmente non sono in sintonia con quanto dici ma i gusti sono personali per carità…! Sinceramente che Bruce a 70anni possa indossare ancora i panni del rocker nato per correre, mi sembra innaturale e una forzatura. Certo Hello Sunshine potrà anche non piacere ma rispecchia la fase che Springsteen sta’ attraversando. Ora certo …dovremmo attendere l’album per parlarne appieno ma personalmente preferisco questo brano ai singoli che l’hanno preceduto. Working on a dream, una canzoncina da fischiettare sotto la doccia, We take our…( meglio dal vivo) e High Hopes che nulla ha aggiunto a quella già di per sé perfetta eseguita nell’EP Blood Brothers.Ho trovato più trucchetti nell’intero High Hopes che in questo singolo country oriented. Ad ogni modo anche questo è un mio parere. Vediamo cosa ci aspetta ? Con stima
    Armando Chiechi

  3. Non siate troppo critici e severi, in Hello Sunshine il Boss esprime l’incedere dei suoi anni e la malinconia per un mondo che non gira come vorrebbe. Ci ha regalato talmente tante belle emozioni che mi sembra ingeneroso criticarlo ora. Poi vedrete che ascoltando gli altri brani dell’album sarà ancora il grande artista di sempre.

  4. Onestamente a me questo pezzo è piaciuto molto ma ognuno ha i suoi gusti… Certo non è un brani innovativo, ha un suono “classico” (come lo stesso Bruce ha preannunciato) ma è eseguito in maniera molto personale. È un brano caldo e avvolgente che al primo ascolto mi ha quasi commosso. Un Bruce intimo come poche volte.
    Come lei dice, i grandi artisti spiazzano… E questo, a mio parere, li rende ancora più grandi: non devono per forza realizzare la canzone che tutti i fans si aspettano. Mi avrebbe lasciato più perplesso un brano energico con l’urlo iniziale 1…2…3…4…
    Anche Nebraska e The ghost of Tom Joad erano album che spiazzavano… Perfino le Seeger Sessions (che ritengo un album magnifico) hanno fatto storcere il naso a molti fan…

    Comunque definire Hello Sunshine “fiacco e un incubo” mi sembra veramente esagerato.
    Spero vivamente che il nuovo album ci spiazzi anche con gli altri brani….

    • Hello Sunshine lo trovo un brano delicato e dal punto di vista emotivo, racchiude tutto il suo percorso, non poteva regalarci di meglio!

  5. Capisco le tue perplessità. Anche mie in parte dopo i primi due ascolti.. Ma poi è successo qualcosa. Una sorta di bisogno, di condivisione di un messaggio intimo e silenzioso.. Che mi porta a riascoltare questo semplice brano più volte e a farmelo apprezzare in un modo che mi spiazza. In modo spirituale e malinconico. Aspettiamo il resto sperando in “tante cose” diverse come era Devils & D
    Bye

  6. Doverosa precisazione intanto: si tratta di un rullante e non di una batteria elettronica (potrebbe fare tutta la differenza del mondo!).
    Dopodichè.
    Musicalmente: il brano non si segnala certo per originalità, come rilevato correttamente secondo me da un amico springstiano deluso e critico da anni, ricorda terribilmente “Midnight Cowboy Everybody’s Talking” di Henry Nilsson. L’originalità in senso stretto tuttavia non credo sia mai stata la cifra stilistica del Nostro.
    Per il resto: intensità, atmosfere evocative e come sempre il profondo rispetto rivolto a chi ascolta, nel raccontare e raccontarsi con purezza.
    conclusioni: attendo naturalmente il resto dell’album, senza prendere posto in nessun loggione.

  7. Già, confondere le spazzole sul rullante con la batteria elettronica fornisce al lettore una recensione sul recensore. Un quadro fedele della competenza di chi scrive ed in generale, della critica musicale: impregnata di sudditanza verso lo strapotere commerciale anglo-americano, quando non spudoratamente in vendita se si tratta di prodotti del nostro Paese.
    Detto ciò, pur trattandosi di Bruce Springsteen, non deve stupire che anche tra i milioni di suoi seguaci possa esservene qualcuno che di musica sa molto poco, cosa questa per altro da darsi per ovvia quando si ha a che fare con fenomeni di fideismo come quello al quale va ascritta la dottoressa De Rossi.
    Quando non si hanno argomentazioni fondate, sarebbe più onesto limitarsi ad i pollici versi o alzati in dotazione con gli smartphone.
    Questo sì, al passo coi tempi.

  8. E’ un bellissimo pezzo, le spazzole anni ‘20 sono una chicca di eleganza e il testo dà un brivido quieto. Lo trovo molto dolce e centrato.

    • Per me non hai capito né testo né contesto, né strumentazione cara redattrice, ascolta bene le parole, e tutto il resto e lascia perdere i 70 anni. E il giro di chitarra? Spiazzante pure quello? un gioiellino con chicche di eleganza eccome.

  9. Per me Bruce è sempre Bruce, è il grande, è il Boss e non C’è una virgola, non c’è un punto fuori posto nelle sue canzoni e nelle sue emozioni che ci trasmette con la sua musica. Solo per dirvi:mi piace molto *Hello sunshine*

  10. Da sempre il boss nel cuore, Hello Sunshine l’ho trovata splendida. Soprattutto dopo aver visto lo spettacolo ‘confessione’

  11. Non sono per niente d’accordo!! E non perché, essendo springsteeniana dal 1984, mi è difficile essere imparziale. Il pezzo ha tutte le atmosfere e sfumature del Bruce malinconico che amo …..smettiamola di cercare sempre il “capolavoro” …….Bentornato amato Bruce! Mi sei mancato!!!!

  12. Ciao a tutti, il pezzo mi piace. Bella melodia e mi ha fatto venire i brividi: per me questo è sufficiente. D’altro canto, non si può pretendere di avere da Bruce le stessa sonorità di Prove all night…il tempo purtroppo passa per tutti. Questo è il suo modo di scrivere ed arrangiare in questo momento e credo che non potrà più cambiare nei prossimi anni. Un saluto e grazie.

  13. Se si scrive come la De Rossi che “Bruce ha 70 anni…che non deve dimostrare più niente…” che altro c’è ancora da aggiungere? Che altro volete da questo uomo che ha sempre dato tutto se stesso, mettendosi spesso a nudo? Lasciamogli il diritto, ancora una volta, di dirci ciò che sente, di raccontarci come vede il mondo oggi; a questa età la sua visione non può essere ancora quella di Thunder Road con il vestito svolazzante di Mary. E pazienza se non saltiamo in aria come con Badlands. Finiamola di trasferire su di lui le nostre aspettative di redenzione, le nostre voglie di rock’n roll di cui ci ha nutrito per decenni. A giugno, alla fine, so che nn vi deluderà

  14. Disarmante articolo che autocelebra gli Springsteeniani con la esse maiuscola piuttosto che esporre una critica (sia essa positiva o negativa non importa) seria e strutturata alla canzone. Ecco perché mi risulta poco credibile un post del genere, sembra un commentino superficiale da facebook…

  15. Cara Patrizia, convengo con te con una delusìone circa l’ultimo pezzo del Nostro. È un bel po’ di tempo che non sono un fan e forse è un bel po’ di tento che Mr Springsteen non sforna buoni dischi. Io fatico ad andare oltre a The Rising. Il punto che oltre ad aver esaurito la vena creativa non ha più molto da dire e quello che mancava l’ha fatto con On Broadway. Più che altro dispiace sentire dischi di Van Zandt o meglio di Elliott Murphy che se incisi da Springsteen avrebbero fatto gridare al miracolo e invece….
    Una piccola e benevola critica a Patrizia che presa dalla foga, nonostante una ormai lontana laurea in lettere, scrive springsteeniano (che è un aggettivo) con la lettera maiuscola, forse pensando agli antichi fasti. Anche la confusione tra una drum machine e l’uso di spazzole, tenuto conto anche solo di una vecchia conoscenza (amicizia ?) come Ermanno Labianca ti avrebbe evitato uno svarione. Ma queste sono poche cose: ciò che conta che di un disco così se ne poteva fare decisamente a meno.
    Luca Invernizzi

  16. Con tutto rispetto sei l ‘ unica a cui non piace sinora leggendo tutte le recensioni. Chi non capisce HELLO SUNSHINE non capisce Bruce secondo me.

  17. La prima eperienza col Boss è stata con “no nukes” , quindi è qualche anno che lo adoro, detto questo a me il nuovo pezzo non piace, ma non mi piaceva neanche Nebraska e The ghost of….., ma non vuol dire che non mi piace Bruce!!
    Io che sono stato vicino al baratro come lui apprezzo la persona.
    Seger session mi aveva spiazzato ma ora lo ritengo uno dei suoi migliori lavori e stramaledico il momento in cui non sono andato al concerto anche se era a 15 km da casa mia!!!! dovrò vivere con questo cruccio!
    Però devo dire che non accetto chi dice che a 70 anni non si può più essere roker…….io più invecchio e più roker sono, anzi più avanti vado e più vado verso il “duro”……….infatti adesso vado pazzo per i Rammstein!…….e sono attorno ai 60!
    Si vede che sono stanchi e fanno il loro compitino perr le case discografiche!

  18. Hello Sunhine a me mette brividi, esattamente come i pezzi di Nebraska. Chi non lo conosce bene non può capire.
    Ennesimo capolavoro di letteratura poetica e musicale ❤

  19. Hello Sunhine crea un vero piacere alla mente cara signora Patrizia, lei si ascolti dentro e riveda se stessa e capirà che poteva far meglio per dare un giudizio… comunque lunga vita signora e forse comprenderà, più avanti, che il Boss per tutti noi rappresenta sempre se stesso, quindi un artista immenso

  20. Una ballata melodica e nello stesso malinconica per un America che forse non c’è più , Nebraska? Da riascoltare come sempre grazie Boss!

  21. D’accordissimo con Alessandro. Seguo Bruce dal 1986, e scrivo seguo nel senso letterale della parola, nel senso che posso vantare concerti visti in ogni dove e con ogni condizione (rosolia compresa), file chilometriche (fino a 30h!) per un biglietto (anche con 39 di febbre), per non parlare del fatto che il mio viaggio di nozze lo ho fatto negli States con obbligatoria tappa nel Jersey (con somma felicità di mia moglie) e che che sono diventato un chitarrista (dilettante) per colpa/merito suo.
    Debbo ammettere che di articoli stupidi nel corso degli anni ne ho letti, ma questo è nella top 3!
    1) come scrive Alessandro scambiare delle spazzole con una batteria elettronica già qualifica l’estensore dell’articolo.
    2) se segue il boss, dovrebbe sapere che già in passato Mr. Springsteen ne ha fatto uso in un pezzo non proprio minore visto che con quello ha vinto un oscar
    3) è ormai dal 1981, quando Bruce aveva 32 anni (quindi l’età come vede non ha alcun reale influenza), che il nostro(!) alterna album rock, con album più intimisti; lo ha fatto con Nebraska (folk), Tunnel of love (pop), the ghost of tom joad (country), devils and dust (roots) e ora con western stars si preannuncia un album dai suoni prettamente californiani, che a parere personale, non sembrano affatto male, e nel quale magari mettere Max a picchiare a 120bpm, forse e dico forse, sarebbe stato fuori luogo…. Forse potrebbe, chiedere al Boss, in una improbabile intervista, perché non ha provato ad interpellare Levon Helm?
    Ma questo si sa, detto da un fan come me ha un peso, mentre un bel articolo negativo fatto da un “giornalista”, prima ancora che l’album sia uscito, ha tutto un altro valore…. e tutt’altra visibilità.
    Ringraziando il mio eroe questo album si preannuncia l’ennesimo capolavoro, le sue parole, come d’altronde le mie, se le porterà via il vento.

  22. L’ho sentita è una bomba, fantastico pure il video, non sono d’accordo con te, purtroppo le leggende devono combattere con aspettative troppo alte a volte. Molto americano… Bello…

  23. Solo il titolo “Hello Sunshine” ispira dolcezza, colore e tanta speranza. Avevo poco meno di 30 anni, ero su una Greyhound dopo una notte di viaggio. Mi sveglio all’alba e, con gli occhi assonnati, intravedo un deserto con cactus e terreno dorato che viaggiava davanti ai miei occhi. Era l’Arizona. Ringrazio Springsteen per avermi fatto rivivere questa emozione attraverso una canzone con ritmi e parole immediate, sincere e profonde nella loro semplicità.
    Patrizia, se davvero si considera ‘springsteeniana’ e competente di rock, come da sua presentazione, le lancio una idea: si segga, chiuda gli occhi e si rilassi. Ascolti il pezzo: the magic is there, some magic is there for you too!

  24. A me è piaciuta un sacco, sarà che il mio album preferito è Nebraska ma trovo che sia una canzone che rispecchi il Bruce attuale, forse l’ho apprezzata anche grazie a quel magnifico “spettacolo” a Broadway che ho avuto la fortuna vedere dal vivo.

  25. io sono felice che una canzone del nostro Bruce scateni ancora dibattiti sentiti e appassionati. sono felice di leggere “amore” o comunque sentimento nei suoi confronti, direi elementi comuni a tutti i commenti. e devo dire che leggendo recensioni dai tempi di Nebraska, forse la recensione stessa di una canzone singola di Bruce ha perso la sua valenza. sia essa condivisibile o meno. non mi sento più nemmeno in grado di dire bella, brutta, debole o potente. fino ad anni or sono, si rimaneva con lo stomaco chiuso, l’emozione nell’anima, una nuova spinta e speranza in avanti ecc ecc.; queste erano le sensazioni che dominavano. Non è più così. è tanto difficile ammetterlo. si dovrebbe diventare capaci di “giudicarlo” non pensando che sia lui. allora sarebbe quasi obiettivo dire che il pezzo è sopra la media, la melodia, le parole, l’arrangiamento, di valore. c’è evidentemente un vuoto tra ciò che pensa e vuole dire lui e ciò che ci aspettiamo, noi. la sua libertà, la sua età, la sua vita, sono in un tempo diverso dalle nostre. Hello Sunshine, inoltre, forse non è il problema. Mi mette in crisi (a me?! a lui semmai…) There goes my miracle. il soffocamento di over produzione di archi e tutto il resto non l’ho compreso. e non siamo ormai nuovi a tale inclinazione.
    Rimane ancora l’ascolto per intero di un disco, senza anticipazioni, non al pc, meno che mai al cellulare, in camera, in macchina, da soli possibilmente. Allora troveremo ancora qualcosa, ne sono certo.

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