Daniele Silvestri: la sostenibile solidità dell’essere (nostra intervista)

0
Daniele Silvestri

Un disco denso, possente, suonato dall’inizio alla fine e inscalfibile come la roccia vulcanica. Pieno di elettronica e distorsioni elettriche con un’orchestra sinfonica a tenere incollato tutto. Inciso in una piccola isola siciliana (quel paradiso terrestre chiamato Favignana) e ricco di tredici brani che arrivano a circa tre anni di distanza dal fortunato Acrobati. Questa la fredda cronaca, ma c’è decisamente di più.

«Avrei già voluto pubblicarlo nel 2017, – mi racconta a bassa voce Daniele Silvestri, cantautore eclettico e splendido cinquantenne capitolino – di idee ne avevo già in abbondanza; ma poi sono subentrati degli sgambetti della vita che, ora, non mi pare il caso di riportare alla luce…».

E quindi lasciamoli nel sottosuolo e ben venga La Terra Sotto i Piedi, nono album di un artista italiano da sempre attento al concetto di “suono” e di varietà stilistica. «Qua la band non volevo neanche si sentisse. Le canzoni, ai miei musicisti, gliele spiegavo poco alla volta affinché non facessero il compitino. In pratica ero alla ricerca della famosa amalgama e, fortunatamente, credo di averla trovata.».

Noi, in compenso, abbiamo trovato Silvestri nel salotto/attico della sua casa discografica. Colto, pacato, verboso e rilassato. Perfino un po’ misterioso avvolto in quegli occhiali da sole che non si leverà per un attimo e che simboleggiano una specifica ricorrenza: ieri era il Primo Maggio (l’intervista si è svolta il 2, NDR) e di musica, nella sua Roma e su quel palco di piazza San Giovanni, come ogni anno se n’è prodotta tanta. Ora, invece, è il tempo delle parole. Delle spiegazioni.

Il nome dell’album mi ha ricordato un brano minore degli U2. Dal titolo apparentemente identico: “The ground beneath her feet”…
Interessante. Non ero a conoscenza di questa cosa, ma allo stesso tempo neanche mi dispiace.

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

 

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Google Youtube abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Si tratta di un pezzo uscito quasi vent’anni fa sulla colonna sonora di “The Million Dollar Hotel”, un vecchio film di Wim Wenders con protagonista Milla Jovovich. L’anomalia, in quel caso, fu che il testo non lo butto giù Bono, ma lo scrittore Salman Rushdie.
Bè, senza fare paragoni irriguardosi, può essere che ci accomuni qualcosa nel sentire. Voglio dire: il concetto di “terra sotto i piedi” era l’ideale per un disco come questo. Un album in balia delle onde ma che, allo stesso tempo, rema verso un desiderio di solidità. E poi, come ti dicevo, c’entra anche una sorta di sensibilità collettiva e, soprattutto, consapevole.

Consapevole di cosa?
Del rischio che la vita ci sfugga via in un delirio fatto di velocità e distrazione di massa. E dettato dalle nuove tecnologie tipo smartphone e computer. Mi preoccupa quest’abitudine ormai radicata nei confronti di un mondo effimero e virtuale. Affascinante e moderno quanto vuoi, ma decisamente non concreto.

Un’altra suggestione che mi ha colto, ascoltando l’album, è che Daniele Silvestri abbia voluto comporre il suo “Radici”. E mi riferisco ovviamente al capolavoro cantautorale del 1972 di un certo Francesco Guccini. Magari mi sbaglio…
No, Francesco c’entra eccome. Non in senso lato, ma in un pezzo in particolare – Concime – mi farebbe piacere se qualcuno cogliesse la sua impronta. Perché quella è davvero una canzone scritta lasciandomi ispirare dalla sua visione della vita. Soprattutto nel verso: “Tu ancora non ci credi / ma servono radici / mi serve gravità / la stessa che negavo fino a ieri”. Ecco, quello, per me, è Guccini purissimo. Non perché lo stia meramente copiando, ma perché credo che ci sia un gran bisogno del suo sguardo nobile su questa complicata modernità.

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

 

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Google Youtube abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Possiamo definire “La Terra Sotto i Piedi” l’ennesimo bel disco d’amore nella tua ormai venticinquennale carriera?
In pratica sì. Non vorrei apparire retorico, ma penso davvero che l’amore muova da solo il mondo. E se questo sentimento riesce a mettere in movimento miliardi di persone, figurati se non può fare altrettanto con la mia musica! (ridacchia) E qui ti sto parlando di un amore vasto, di una passione sfrenata, di quella forza che ti fa scendere dal letto la mattina. Non importa se fai le cose felice o angosciato. L’importante, appunto, è farle sospinti da qualcosa.

Quindi confermi: da “Daniele Silvestri” del 1994 a quest’ultimo, parli sempre dello stesso argomento. Come fanno, en passant, i migliori romanzieri.
Già. Io ho sempre fatto dischi d’amore perché la materia in questione è davvero inesauribile. E poi, nel corso degli anni, la tua figura di autore può tranquillamente evolversi e spaziare. Quindi ben vengano le canzoni scritte per una donna, per i figli, per i genitori. Quelle che raccontano del tuo passato, del tuo mestiere o del tuo attaccamento per certe sonorità in particolare. Quelle rivolte all’essere umano. Ecco, l’amore per l’essere umano è una cosa che mi affascina molto ultimamente…

Tipo l’uomo che racconti ne “La vita splendida del Capitano”?
Esattamente. (strizza l’occhio)

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

 

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Google Youtube abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Non ho ben capito se in quel pezzo, da bravo romano de Roma, ti riferisci di più a Francesco Totti o ad Agostino Di Bartolomei, entrambi leggendari capitani giallorossi…
Totti, il protagonista è lui; e se vuoi, dopo, possiamo anche allargare il discorso. Però ora vorrei spendere due parole su Ago visto che me l’hai citato. Lui, quand’ero ragazzino, ho avuto la fortuna di vederlo giocare nel vecchio stadio Olimpico. Era decisamente un uomo fuori dal comune oltreché un grande campione: enorme personalità in campo più quel suo mix di emotività e fragilità quando stava lontano dai riflettori. Quest’anno sono venticinque anni che non è più tra noi, ma il suo ricordo è più vivo che mai… (sospira)

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

 

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Google Youtube abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Tu, in questi tuoi primi venticinque anni da solista, c’è qualcosa che non rifaresti? Qualcosa che ti rode aver accettato a suo tempo…
Se parliamo di album e singole canzoni direi che ho ben poco da recriminare… (sorride) Certo, magari in determinati periodi della mia carriera, mi sono lasciato sfuggire qualche ghiotta occasione. Treni che, ahimé, non sono più ripassati. Eppure mi piace guardare il bicchiere mezzo pieno e notare, al contrario, quante belle occasioni sono riuscito ad agguantare.

Prima mi dicevi di Totti…
Sì, La vita splendida del Capitano non è un brano su di lui, ma su di un evento in particolare della sua avventura sportiva. Quello del suo addio al calcio. Della sua lettera rivolta a tutto lo stadio Olimpico che lo ascoltava in religioso silenzio. Ecco, mai vista così tanta gente che piangeva come quel giorno: una situazione assurda e surreale! Persone che magari non si sono mai interessate in vita loro alle vicende del pallone e che invece, quel 28 maggio 2017, sono state colpite dal suo gesto.

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

 

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Google Youtube abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Tu che significato gli dai?
Un significato universale e, tanto per cambiare, di solidità. A tutti un bel giorno capita di smettere con la solita vita per diventare adulti. Una situazione semplicemente inevitabile e naturale. Totti, con la sua genuinità, ci ha spiegato questo. Ed è stato bravo.

A proposito del Pupone: hai letto la sua autobiografia “Un Capitano” scritta assieme al giornalista Paolo Condò?
Purtroppo non ancora, ma è già prenotata in vista delle mie letture estive. Dicono in giro che sia un gran bel libro.

Confermo. Tanto di tempo libero ne avrai quest’estate, no? Il tour nei palasport parte ufficialmente a fine ottobre con una doppia data nella Capitale…
Dipende se ne avrò! (ride) Quest’estate vorrei comunque scrivere, magari non canzoni, e ragionare per bene sugli spettacoli autunnali. Ho alcuni desideri scenici che mi piacerebbe vedessero la luce, ma non so ancora se riuscirò a concretizzarli. Tempo al tempo.

Bruce Springsteen era così maniacale che a metà anni ’70, quando passò dai teatri ai palasport, si dice andasse ad attaccare personalmente i panelli fonoassorbenti nelle arene americane. Affinché il suono dei suoi show non perdesse la purezza dei piccoli spazi…
Lo capisco perfettamente, il Boss. Io non so se arriverò mai a tanto, ma mi piace questo aspetto della maniacalità e del rispetto verso il tuo pubblico.

Tu ti senti in qualche modo maniacale?
Lo devi essere per forza dopo venticinque anni di carriera! Ci devi sempre mettere della gran passione. Anche perché, quello che stai continuando a fare, altro non è che un gran privilegio.

La Terra Sotto i Piedi, il nuovo (e nono) album di Daniele Silvestri esce oggi, venerdì 3 maggio. Il tour autunnale a capo della Magical Mistery Band comincia invece il 19 ottobre con la data zero di Foligno e termina il 23 novembre a Torino. Maggiori info qui.

Daniele Silvestri

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome