I fratelli Sisters

Frontiera e civilizzazione americane raccontate dal francese Audiard. Geniale

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I fratelli Sisters
di Jacques Audiard
con John C. Reilly, Joaquin Phoenix, Jake Gyllenhaal, Riz Ahmed, Jóhannes Haukur Jóhannesson
Voto bello

Un chimico in fuga verso ovest durante la corsa all’oro porta con sè la formula di un reagente per vedere le pepite d’oro nei torrenti. Un detective lo insegue per trovarlo e intanto tiene un raffinato diario, due assassini inseguono il detective e il killer per conto del solito protocapitalista onnipotente e criminale che vuole la formula. I due killer sono i Sisters Brothers (i fratelli Sorelle) e si presentano in maniera anomala: nel buio totale della prateria vediamo le lingue di fuoco delle loro colt e sentiamo gli spari: sanno uccidere anche alla cieca. Non importa per chi e perché. Uno è un animale alcolizzato che usa parole da predicatore in maniera scorretta, l’altro, il maggiore, lo corregge, ogni tanto lo salva e prima di dormire annusa uno scialle e sospira. Attraversano l’America del 1851 dall’Oregon alla California e il loro non sembra un film western, ma un romanzo picaresco sullo spostamento trasversale del progresso, tragicommedia in cui si alternano i discorsi del chimico su un mondo ideale, il cinismo intristito del detective, la scoperta dello spazzolino da denti che migliora l’alito e mantiene forti i denti e del watercloset, la nascita delle città in una notte, la civilizzazione che corre in parallelo alla violenza più anarchica. Il bello è che questo non western ricavato da un romanzo di Patrick De Witt (in italia Arrivano i Sisters, Neri Pozza) lo firma Jacques Audiard di Il Profeta, Un sapore di ruggine e ossa, Dheepan. Da non perdere anche se non vi stanno simpatici i western. Passato a Venezia.

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