Roberto Villani ricorda Massimo Riva: «Lui e Vasco come Richards e Jagger»

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Massimo Riva
Massimo e Vasco fotografati nel 1996 da Roberto Villani

Roberto Villani è il fotografo ufficiale di Vasco Rossi dalla prima metà degli anni ’90. Fino alla sua morte, di cui quest’anno ricorre il ventennale, è stato amico e collaboratore anche di Massimo Riva. Lo abbiamo intervistato.

Ti ricordi quando hai conosciuto Massimo Riva?
Ho iniziato a lavorare con Vasco, come fotografo ufficiale, nel 1993, era il tour de Gli spari sopra, ma in quel tour Massimo non c’era. L’ho conosciuto in occasione delle prove di Rock sotto l’assedio, i due concerti che Vasco tenne a San Siro nel 1995, anche se qualche volta c’eravamo già incrociati in precedenza. In quel periodo abbiamo iniziato ad incontrarci spesso nello studio di Arturo Bertusi, colui che tutt’ora si occupa delle copertine di Vasco, e da lì è nata la nostra amicizia. In seguito ho curato le copertine di due suoi dischi, sempre tramite Arturo Bertusi.

Massimo Riva

Vi frequentavate anche fuori dal lavoro?
Non tantissimo, anche se a volte ci incontravamo a delle cene, organizzate in prevalenza per qualche ricorrenza. Un paio di volte c’erano anche gli Stadio.

Durante quale tour hai avuto l’occasione di conoscerlo meglio?
Sicuramente durante il tour del 1997, quello in giro per l’Europa. Fu un tour molto “free”, leggero, con poche pressioni, si andava a suonare in posti piccoli. Ricordo che abbiamo fatto tappa a Francoforte, Colonia, Zurigo, Montreaux ed altre città. Tutte le sere cenavo con Massimo e nacque l’idea di andare a vedere insieme un concerto dei Rolling Stones e degli Who, gruppi di cui entrambi eravamo fan. Con noi usciva anche Davide Romani, bassista di quel tour, che però era più un fan della funky music e del soul. Soprattutto pensavamo di andare insieme ad un concerto degli Who, perché gli Stones Massimo li aveva già visti. Purtroppo non abbiamo fatto in tempo a concretizzare questo progetto.

Che persona era Massimo Riva?
Era una persona piena di vita e molto meticolosa sul lavoro. Nel ’97, ad esempio, ricordo che era un po’ il responsabile della band, seguiva lui gli arrangiamenti. Io, dal 1993 ad oggi, ho vissuto tutti i tour di Vasco, ma la persona con cui mi sono trovato veramente meglio è stata proprio Riva, insieme a Solieri.

Era critico con il tuo lavoro?
Se c’era da fare una critica la faceva, senza problemi. Ad esempio, ricordo quando abbiamo scelto la foto di copertina di Rewind, quella con Vasco sceso dall’elicottero. Eravamo in studio da Bertusi per scegliere la copertina, quello scatto piaceva a tutti, fuorché a Riva. Poi quella foto è diventata un’icona della discografia di Vasco. La votarono tutti come copertina, tranne Massimo. Era molto critico, quando diceva che una foto gli piaceva, voleva dire che per lui era davvero un bel lavoro. Sono mie le foto delle copertine di Sangue nervoso e Comandante Space.

Massimo Riva

C’è un concerto che ricordi in modo particolare?
La data zero del tour di Nessun pericolo per te, quello del 1996. Eravamo a Bienne, in Svizzera. Di norma, dopo il briefing, la band sale sul palco e poco dopo arriva Vasco. Quella volta invece Vasco si attardò prima di salire, Riva iniziò il giro introduttivo di Un gran bel film, la canzone che apriva il concerto, e fu costretto a proseguire per tipo quattro minuti. Quell’introduzione, nata per caso, fu talmente bella, che poi fu confermata per tutto il tour. Quel concerto comunque fu strepitoso.

Massimo Riva
Massimo e Vasco fotografati nel 1996 da Roberto Villani

Imola ’98 invece cosa ti fa venire in mente?
Una serata strepitosa, vissuta da fotografo, sul palco. Una grande soddisfazione professionale e ricordo che quella sera Riva suonò da Dio.

Eri anche a Padova, nel 1999, per quella che fu l’ultima volta di Riva su un palco?
Sì, c’ero. Era una registrazione del Festivalbar e purtroppo è stata la sua ultima apparizione, fra l’altro trasmessa in tv dopo la sua scomparsa. Eravamo nello stesso albergo, cenammo assieme dopo l’esibizione. Fu l’ultima volta che lo vidi.

Come hai saputo della sua scomparsa?
Mi chiamò Arturo, in lacrime. In quel periodo stavamo facendo le prove del tour in un locale di Pianoro, vicino a Bologna. Avevo visto Massimo alle prove, l’avevo rivisto a Padova e dopo due giorni ho ricevuto questa telefonata. E’ stato uno shock.

Se non ci fosse stata quella maledetta sera, secondo te oggi sarebbe ancora su un palco a suonare?
Per me sì, assolutamente. Quando fotografavo Riva e Vasco, uno di fianco all’altro, mi venivano in mente Keith Richards e Mick Jagger. L’approccio era lo stesso. Riva andava a fare i cori sul microfono centrale di Vasco, come Richards con Jagger.

C’è una canzone scritta da Riva che ami in modo particolare?
Vivere. Per me è la Angie di Vasco. Vedere Vasco e Riva fare Vivere, era come vedere Jagger e Richards fare Angie. Uguale.

Secondo te Riva era più bravo come chitarrista o come compositore?
Non sono un musicista, non posso dare un giudizio troppo tecnico, ma il suono di Vasco con Riva mi sembrava molto pieno, molto sporco, molto stonesiano. Come compositore era straordinario, ha scritto pezzi meravigliosi. Vivere, torno al discorso di prima, è una ballad fatta da uno che ama i Rolling Stones.

Sono di Roberto Villani diverse foto usate nell’inserto fotografico di 16 pagine del libro Massimo Riva vive!, appena pubblicato da Baldini+Castoldi.

Massimo Riva vive!

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