Si è osservato che al recente concerto del Primo Maggio a Roma mancassero le donne. Fossero cioè troppo poche.

Si dovrebbe considerare che la musica, in tutte le sue forme, è specchio dei tempi in cui essa si manifesta ed esprime. Questo vuol dire che, a dispetto del calendario, a maggio dell’anno 2019, in Italia, i costumi sono retrocessi.

Questo vorrebbe anche dire altre due cose: o al Primo Maggio non si rappresenta la Musica che conta, oppure il nostro Paese è un Paese in cui le donne non contano.

La retorica imperante imporrebbe di scegliere una delle due ipotesi, io temo che la logica dica invece che, a ben guardare, esse risultano entrambe vere.

Al Concerto del Primo Maggio NON salgono sul palco necessariamente i più rappresentativi (di qualunque sesso), bensì i meglio piazzati sul mercato, dunque NON si fa ricerca dei più significativi artisti, donne comprese, quindi NON ci si preoccupa del fatto che le donne siano anche lì in vergognosa minoranza rispetto ai maschi.

Come mai?

Per la legge del Mercato, Signori. Quella al cui altare bruciamo ogni cosa vera. E che ci cancellerà. Non crederete davvero che il prete che dice messa sia il più puro degli uomini.

Si dice una cosa e se ne fa un’altra.

Si dice “castità” e si abusa in segreto, si dice “lavoratori” e alle spalle di questi si fanno giochi di corridoio per ottenere questo o quel vantaggio. Se in certe manovre poi a risentirne sono equilibri, valori autentici o giustizia di informazione, pazienza.

Ma torniamo ai fatti.

Sono molti coloro che sminuiscono e sdrammatizzano eventi che sanno di passato, sempre disposti a dichiarare che si tratta di “casi isolati”.

Siccome non è improbabile il rischio di dipingere i tempi più brutti di quello che in verità sono, e dal momento che ci si potrebbe sbagliare quando si valuta prima come allarmante, poi inquietante, poi terrificante l’assiduità di certi segnali, e siccome infine esiste persino una diatriba sull’opportunità di utilizzo dei termini “fascismo” e il derivato “fascista”, per capire dove siamo arrivati dobbiamo ricorrere ad un’analisi più attenta degli avvenimenti che si manifestano in questi mesi, valutando i fatti in quell’ottica che rivela il rapporto stretto tra individuo e società.

Siccome, teniamolo a mente, la musica è una conseguenza della realtà, vediamo alcuni fatti che ci descrivono quella in cui viviamo, pescando solo le prime cose che vengono in mente, e rimanendo nell’indefinito:

  • diversi mesi fa un gruppo di ragazzi dalla testa rasata fanno irruzione in una riunione di un’associazione umanitaria, circondano i presenti e uno di loro legge un proclama in cui si espongono le ragioni per cui si debba difendere il nostro Paese dall’invasione di estranei e della necessità di dare precedenza per ogni diritto a individui italiani

  • recentemente, su una piattaforma sociale in rete, un certo “docente” riporta che la senatrice Liliana Segre, celebre reduce dei campi di sterminio nazista, starebbe bene “in un simpatico termovalorizzatore”

  • pochi giorni fa, a Milano, presso piazzale Loreto, in pieno giorno un gruppo di persone che evita “coraggiosamente” di farsi vedere in volto, espone uno striscione inneggiante a Mussolini

  • uno dei principali esponenti dell’attuale governo, lo scorso 25 aprile, ha fatto di tutto per evitare di riconoscere la celebrazione della Liberazione dai nazi-fascisti

  • lo stesso ministro, pochi giorni prima, non trovava niente di più istituzionalmente eccitante che farsi ritrarre dalle pagine del suo profilo sulla più popolare piattaforma sociale, mentre osserva e maneggia ammirato un modello di mitragliatore

  • sempre lui, poche ore fa, è ritratto in compagnia del Primo Ministro ungherese Orbàn intento a scrutare l’orizzonte su una torretta che sovrasta il muro spinato che “difende” il confine dell’Ungheria dalla minaccia dell’arrivo in massa degli immigrati dalla Serbia

  • le canzoni di non pochi esponenti italiani del filone trap, si rifà senza scrupoli ad una visione sessista e misogina, in cui le ragazze sembrerebbero eloquentemente considerate oggetti

  • infine, per non prolungarci troppo, tutti lo sanno, due esponenti dell’associazione Casa Pound, (celebre per aver fatto propria la crociata contro gli invasori che, tra le altre cose, a detta loro, aggredirebbero le “nostre” donne), violentano per ore una donna (considerata evidentemente una “cosa loro”)

Ecco fatto. E si potrebbe continuare.

Al posto di progredire, siamo cioè tornati indietro. E siamo tornati a far somigliare il nostro tempo a quei certi tempi in cui era lecito mistificare la realtà, pur di cavalcare ignoranza, senso di impotenza e desiderio di rivalsa, sentimenti che sempre ritornano quando la gente comune soffre troppo perché di chi guida le collettività ha imboccato la scorciatoia del puro tornaconto personale, fregandosene delle conseguenze delle proprie azioni.

Il risultato è che nel 2019, come nel passato, le donne si torna a considerarle accessori. Come nel caso della colpevole penuria di donne in tutti gli apparati del Paese, e sino a sembrare in minoranza persino in un ambito “artistico”. Il risultato nel 2019, così come nel 1938, è che chi è privo di strumenti, costretto a considerare le cose dalla sola angolazione deformata della propria difficoltà di vivere o peggio della propria miseria umana e sociale, finisce per credere a chi colpevolmente disegna un mondo volgarmente suddiviso tra cattivi che vengono a rubare le cose e buoni che le devono difendere. Come nel caso della famosa legge sulla difesa della “proprietà” di recente approvata, dimostrando ulteriore impotenza di gestione da parte di chi l’ha proposta e diramata.

È questa la via attraverso la quale solo ottanta anni fa finimmo noi pure per approvare le leggi razziali. Era il 1938, appunto, a troppi non sembrava vero potesse accadere, eppure accadde. E quella via, quella cioè di credere a cose non vere e non ammissibili, come ancora prima quella di imboccare il percorso cieco del fascismo e le altre cecità venute di conseguenza, ci ha rubato decenni di crescita e di miglioramento, e ci ha portato a scivolare ancora più in basso nella categoria dei Paesi avviati verso una più piena evoluzione, laddove per evoluzione si deve intendere solo una cosa: pienezza di rispetto e diritti per ogni singolo vivente.

A partire dal quel Vivente Madornale sul quale viviamo, che chiamiamo Terra e che mentre ci affanniamo a definire sfera o piatta, stiamo riducendo a luogo inabitabile.

Peggio per noi?

Si.

Dovrebbe però, accanto a Greta, muoversi con più animo, come faccio io ogni istante della mia vita,   che figli non ne ho sin qui generati, chi ha avuto la giusta presunzione di mettere creature al mondo. Quale mondo credete o volete, vogliamo o possiamo consegnare loro?

Provo ad ipotizzare:

una landa invivibile, devastata da condizioni meteorologiche insopportabili, privata degli animali e degli insetti che garantiscono un regolare sviluppo di tutti gli equilibri biologici, suddivisa in bande violente di diverso colore, le quali tutte, abbruttite dal punto di vista delle conoscenze e dunque del comportamento, tentano e molto male, di sopravvivere a malattie, cataclismi ed aggressioni reciproche. Una landa in cui le donne, uniche depositarie della continuazione della specie umana, sono conservate come strumenti vitali in appositi depositi. Per essere adoperati alla bisogna.

Amen.

(con buona pace di chi racconta a se stesso che le cose, in fondo non starebbero così solo perché lui/loro – a questo giro almeno – vivono, ancora per poco, di fortune passeggere)

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gianCarlo Onorato
gianCarlo onorato Musicista, scrittore e pittore fuori dagli schemi, ex leader di Underground Life. Ha pubblicato i dischi: Il velluto interiore (1996), io sono l’angelo (1998), falene (2004), sangue bianco (2010, Premio Giacosa), ExLive (2014) con Cristiano Godano, quantum (2017), “quantum Edizione Extra” (2018), ha curato la co-direzione artistica del Tributo a Luigi Tenco come fiori in mare Vol. I (2001) e Vol. II, in “Sulle labbra di un altro” (2011), ed i libri: Filosofia dell’Aria (1988), L’Officina dei Gemiti (1992), L'ubbidiente giovinezza (1999), Il più dolce delitto (2007), “ex-semi di musica vivifica” (2013), La formazione dello scrittore” (2015). Ideatore del Seminario del Verbo Musicato, ha centinaia di concerti alle spalle e un disco, un tour e un nuovo romanzo nel prossimo futuro. giancarloonorato.it

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