Diecicento35: “Secondo me” è il secondo album della band torinese

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Diecicento35

La band torinese Diecicento35 ha da poco pubblicato Secondo me, il loro secondo album. Il disco arriva a tre anni di distanza dal precedente Il Piano B. La band (composta da Carola Rovito, Lorenzo Bulgarini, Marco Bressello, Gabriele Bianchini e Jacopo Angeleri) presenterà il disco il prossimo venerdì 31 maggio all’Hiroshima Mon Amour di Torino. Abbiamo intervistato Lorenzo Bulgarini e Marco Bressello, autori di testi e musiche delle canzoni.

Perché vi chiamate Diecicento35?
Abbiamo scelto questo nome quando eravamo ancora tra i banchi di scuola, “10135” ai tempi lo scrivevamo così, non è nient’altro che il CAP della nostra zona di incontro, partiamo e torniamo da lì, sentivamo e sentiamo ancora oggi forte l’appartenenza al nostro territorio e così non l’abbiamo mai cambiato. Negli anni molti sbagliavano la pronuncia chiamandoci diecimilacento, oppure scrivevano 10 100 35; infine, per praticità, abbiamo deciso di scriverlo così: DIECICENTO35.

Qual è, ovviamente se c’è, il filo conduttore di Secondo me, il vostro nuovo disco?
Il filo conduttore del nostro album è legato a queste due parole: “Secondo me”. Iniziavano sempre così le nostre discussioni: un po’ per cautelarci, per pararci quel proverbiale culo da eventuali opinioni contrarie; un po’ per mettere in luce – sempre con diplomazia – il nostro vero credo, il nostro vero “me”. Quindi, abbiamo deciso in democrazia di associare queste due parole al titolo dell’album! Ognuno di noi ha un’opinione, non ne esiste una giusta o una sbagliata, esiste solo il tuo punto di vista.

Rispetto a Il Piano B, il vostro precedente lavoro, questo nuovo album rappresenta un’evoluzione o una rivoluzione?
Rappresenta per noi un’evoluzione, in quanto abbiamo deciso di limare un po’ di rock che si incuneava tra i brani de Il Piano B. Rispetto al nostro precedente disco pubblicato nel 2016 sono cambiati principalmente i nostri ascolti e abbiamo deciso insieme di produrre dei brani più diretti sia dal punto di vista testuale, che musicale. Ci auguriamo che il risultato sia più semplice all’ascolto e in un certo senso più pop.

Diecicento35

Perché avete scelto come singoli per anticipare il disco proprio La fine del mondo e Come me?
La fine del mondo è sicuramente uno dei brani che ci ha emozionato di più, in fase di scrittura e di arrangiamento, ci piaceva davvero molto il senso e l’atmosfera che ci regalava riascoltandolo. È un brano invernale, non a caso il video è stato girato tra le nevi di Salice d’Oulx, siamo molto soddisfatti del prodotto finito. Come me parla della nostra generazione anni ‘90 e sentivamo la necessità di denunciare le nostre difficoltà a trovare un posto nella società odierna, l’abbiamo scelto come secondo singolo perché ha un sound più fresco e primaverile rispetto al precedente.

Siete di Torino, città che da anni ha una bella scena musicale. La provenienza influenza la vostra musica?
Torino ci guida dall’alto durante tutte le esperienze in giro per l’Italia, è la nostra casa, ci sentiamo parte di una scena musicale torinese importante, da qui sono passati nomi come Subsonica, Levante, Willie Peyote e molti altri. Dal punto di vista musicale cerchiamo di fare il nostro, non facendoci influenzare troppo da quel che è uscito da Torino. In realtà il processo creativo è semplice ed è meglio non fare troppe analogie con i nostri colleghi del territorio.

Quanto è importante per voi suonare dal vivo?
Suonare dal vivo è molto importante per noi, ti rendi davvero conto se una canzone funziona solo nel momento in cui si suona dal vivo. Finché siamo chiusi in una sala prove o in studio, abbiamo una percezione limitata dei nostri brani, anche se siamo in tanti, dal momento in cui li suoniamo dal vivo cambiano le energie e le sensazioni, più che altro si moltiplica l’adrenalina e questo rende tutto più bello!

Diecicento35

In passato avete aperto i concerti di nomi importanti della musica italiana, come Litfiba e Thegiornalisti. Che ricordo avete di quelle esperienze?
Wow, sono stati due momenti completamente differenti tra loro e entrambi molto formativi, d’altronde sono due progetti completamente diversi. I Litfiba guidati dal grande Piero Pelù sono la storia del rock anni ‘90 in Italia, quando abbiamo aperto il loro concerto al Gru Village di Torino è stato piacevole vedere la carica e la professionalità di chi questo lavoro lo fa da molti anni. Speravamo di non fare brutta figura davanti a un pubblico non troppo semplice per differenze di genere, in realtà siamo stati molto apprezzati e c’erano più di 3000 persone davanti a noi, pura adrenalina. Nei camerini abbiamo incontrato Piero e Ghigo che hanno davvero un carisma monumentale, e ci hanno fatto sentire come a casa, se dovessimo mai ripetere una loro apertura certamente per noi sarebbe magnifico. I Thegiornalisti sono la band del momento, guidati da Tommaso Paradiso nazionale, ormai una certezza nelle nostre radio, passati dall’indie al pop nel giro di un disco, abbiamo avuto il piacere di incontrarli e confrontarci con una produzione enorme, ci siamo goduti il loro ingresso sul palco dal backstage e le grida successive della gente non appena uscivano fuori, emozionante… In quel caso noi chiudevano la serata e abbiamo avuto comunque un buon riscontro da chi è rimasto ad ascoltarci! Siamo molto contenti di queste due aperture e speriamo di farne altre nella prossima estate!

Autoprodursi è una scelta o una necessità?
Autoprodursi è una scelta, nel momento in cui diventa una necessità. Noi investiamo molto nel nostro sogno, oltre che tempo e energie, investiamo di tasca nostra tutte le spese che dobbiamo sostenere per poter avviare il progetto di un nuovo disco. E non sono poche. In molti, al di fuori della band, pensano che siamo sponsorizzati da un’etichetta, questo ci fa molto piacere, significa che lavoriamo bene pur non avendola. Siamo aperti a nuove proposte se ci fosse qualcuno interessato, per il momento l’autoproduzione rimane una necessità, per permetterci di cavalcare l’onda.

Partecipereste ad un talent?
La possibilità di partecipare a un talent ci ha stuzzicato devo dirti la verità, e mai dire mai nella vita, ma conosciamo i meccanismi e non ci fa impazzire l’idea di essere giudicati in maniera così netta, etichettati in pochi minuti da una giuria di qualità, la nostra giuria rimane la gente comune, la musica è di tutti e per tutti. Lì entrano in gioco altri meccanismi, lo spettacolo e la televisione, che per carità, saranno anche mezzi potenti di comunicazione, che ti danno subito visibilità, ma è talmente veloce che davvero in pochi riescono a mantenere questa popolarità, oggi io domani un altro è così via. Per il momento ascoltiamo il nostro mentore Red Ronnie e preferiamo costruire piano piano la nostra strada, un passo alla volta con la nostra fan base piuttosto che entrare in certi pericolosi meccanismi televisivi, dove in un attimo sei il “top”, un secondo dopo sei il “flop”.

Il video di Come me:

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Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran, iniziata nel 2000 e che prosegue tuttora. Per 15 anni ho collaborato anche con il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 e fino alla sua chiusura ho curato il blog Atuttovasco.

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