Frank Nemola su Massimo Riva: «Ho sempre con me la partitura di Vivere che scrisse Massimo. E quei coretti “alla 883″…»

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Frank Nemola

Le vite di Frank Nemola e di Massimo Riva si sono incrociate per pochi mesi, dalla primavera del 1998 fino al giorno prima della morte di Massimo. Sebbene il lasso temporale che lega i due musicisti di Vasco sia stato breve, il legame artistico tra loro era di quelli a doppio filo, perché è stato proprio Frank, tra il 1999 e il 2000, prima con Massimo e poi, purtroppo, da solo, a suonare e dare i ritocchi finali Comandante Space, l’ultimo album di Riva, uscito postumo il 2 giugno 2000.
Ci siamo fatti raccontare da Frank la storia della lavorazione dell’album e quegli ultimi giorni insieme al chitarrista di Zocca, fino al momento in cui la tragica notizia è arrivata in sala prove, dove tutti lo stavano aspettando per le prove del Rewind Tour ’99.

Quando e come hai conosciuto Massimo?
Di vista ci conoscevamo, perchè bene o male a Bologna ci si conosce, e ci salutavamo, ma non avevamo mai avuto a che fare l’uno con l’altro. Poi invece, in  occasione di Imola ’98, abbiamo avuto modo di conoscerci meglio.

Dopo Imola vi siete mai frequentati, al di fuori del lavoro?
No, perchè lui era abbastanza “milanese” come giri, in quel periodo, ed era spesso fuori Bologna. Nel periodo in cui io ho iniziato a collaborare con Vasco lui stava producendo Valeria Poggi e in quell’occasione ho conosciuto anche Michele Canova, che stava lavorando con loro.

Che tipo era Massimo sul piano umano?
Abbastanza schivo, almeno con me, visto che ci conoscevamo di vista o poco più. Eravamo in contatto, almeno all’inizio, sempre tramite Vasco, per cui era più un rapporto di lavoro che altro.

Invece suonarci insieme?
Riguardo questo c’è una cosa scaramantica che io porto con me dal 1998 in ogni tour: siccome le prove erano molto meno organizzate di quanto lo siano adesso e io mi sono trovato da un momento all’altro a dover suonare il pad su Vivere, ho chiesto a Massimo di scrivermi gli accordi del brano. Da allora, anche se ovviamente non ne ho più bisogno, in ogni concerto ho sempre con me quel foglietto.

Com’era a livello tecnico?
Un chitarrista ritmico da paura, aveva un tocco bellissimo, era davvero perfetto.

Delle canzoni che ha scritto con Vasco o per se stesso, ce n’è qualcuna che ti piace in particolar modo?
In realtà mi piacciono molte sue canzoni, e una l’ho addirittura rifatta due anni fa, Sbagli miei: stavo lavorando con un ragazzo di 28 anni di Terni che ha una bella voce e siccome è un brano che mi è rimasto qui sul gozzo per il fatto che non sia venuta fuori, l’ho rifatta con questo ragazzo perchè pensavo che avrebbe potuto farla bene, ovviamente con l’intenzione di un ragazzo di 28 anni, diversa da quella di Massimo, che era un 36enne con un vissuto completamente diverso. Il testo di quel brano era molto interessante, scritto da Marcello Jori, che aveva collaborato alla stesura dei testi per tutti i pezzi di Comandante Space.

Frank Nemola

Visto che Comandante Space lo stavi realizzando proprio tu assieme a Massimo e l’hai curato fino alla pubblicazione, c’è qualche aneddoto particolare riguardante la lavorazione di questo album?
Sì, i cori: li abbiamo fatto due sere prima che Massimo morisse. Abbiamo registrato i cori dei provini da cui poi iniziare a lavorare sull’album, anche se poi ovviamente le circostanze hanno fatto diventare quelle tracce i cori che poi sono finiti sul disco. Era proprio il giorno prima di iniziare le prove per il Rewind Tour ’99 di Vasco e ci siamo divertiti un casino, ridendo come matti e immaginando di scimmiottare gli 883, facendo i cori con gli accenti sbagliati.

Dopo la sua morte quanto è stato difficile lavorare al disco e completarlo col materiale a disposizione?
Ovviamente moltissimo, visto che avevo solamente le voci di quei provini, che poi per forza di cose sono diventate quelle definitive. Praticamente Comandante Space è un album di provini, poichè le idee su cui avevamo iniziato a lavorare con Massimo sono rimaste quelle: abbiamo solamente messo un po’ più “in bella copia” due-tre cose che erano solamente accennate, un po’ troppo per essere pubblicate su disco, e per farlo abbiamo chiamato in studio i suoi amici di sempre, Maurizio Solieri, il Gallo, Cucchia.

Come sei venuto a sapere della sua morte?
Era la mattina del secondo giorno di prove per il Rewind Tour e come al solito avevamo appuntamento alle 10:30 al bar, ma Massimo non c’era. Poi ci siamo spostati in sala prove ma lui continuava a non arrivare, il suo telefono squillava ma nessuno rispondeva. Quindi qualcuno ha chiamato Claudia, che è andata a casa sua. Quando è arrivato Roccia, ha aperto la porta e l’hanno trovato steso a terra. Per noi è stata una mazzata micidiale, ovviamente dopo quel tour non siamo più tornati a provare in quel posto, che era a Pianoro, vicino Bologna, perché il ricordo di quel giorno sarebbe stato troppo pesante da sopportare.

C’erano delle avvisaglie, dei segnali, nei giorni della lavorazione di Comandante Space o in quel giorno di prove per il tour che potessero far pensare a qualcosa del genere?
No, per niente. Io ci stavo lavorando da due mesi per Comandante Space e proprio zero, non sembrava affatto che potesse succedere una cosa simile. Come ti dicevo, proprio il giorno prima dell’inizio delle prove abbiamo registrato i cori del disco e ci stavamo divertendo da matti, per cui era imposibile pensare ad un epilogo simile, che ci ha lasciati tutti quanti spiazzati e impreparati.

Se non ci fosse stato quel maledetto giorno, credi che oggi sarebbe ancora su un palco a saltare e suonare la chitarra?
Sicuramente. Come tutti noi e ovviamente insieme a noi.

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