Banco del Mutuo Soccorso: Trans-Siberian Express (intervista a Vittorio Nocenzi)

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Banco del Mutuo Soccorso

Vittorio Nocenzi, padre-padrone del Banco del Mutuo Soccorso e leggenda vivente del progressive europeo, si massaggia le costole e te ne accorgi subito che sta soffrendo. «Sono caduto l’altro giorno, a casa di mia figlia, e mi fa un male cane il costato. Eppure oggi dovevo essere qui a tutti i costi. Perché l’uscita di Transiberiana inaugura una nuova era per il BMS».

Un dolore acuto ma lieve, quello del tastierista romano, se paragonato alla tragedia che cinque anni fa ha visto il cantante Francesco Di Giacomo, per tutti “Big”, perire in un maledetto incidente automobilistico nei dintorni della sua Zagarolo. E un anno dopo stessa sorte infame è capitata a Rodolfo Maltese, superbo jazzista e chitarrista col Banco fin dal 1973. Un doppio ed atroce KO del destino che avrebbe fatto desistere chiunque. Figurarsi una rock band. Anche se nella vita hai inciso opere monumentali come Salvadanaio o Darwin! e milioni di fan, in tutto il mondo, ti vedono come esempio di progressive fatto più con l’anima (ed il cuore) che con i muscoli.

E invece, un po’ a sorpresa e nel bel mezzo di una primavera uggiosa come non mai, ecco venire alla luce Transiberiana, strepitoso concept album del “nuovo” Banco targato terzo millennio. Col “treno” che simboleggia la vita di ognuno di noi e la “ferrovia” nella parte del percorso che ci è stato assegnato.

Un’opera di cui non si butta via niente. 69 minuti scarsi (comprese due bonus track dal vivo) che ci liberano, per grazia di dio, dalle immondizie della trap o del it-pop contemporaneo. Un disco, tanto per cambiare, “nato libero”. Ed intelligente, come andava di moda negli anni ’70. La parola passa al leader.

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Lasciamo da parte la parte cerebrale e parlami esclusivamente delle emozioni. Le emozioni che ti scatena questo ritorno del Banco sotto forma di un pregevole album d’inediti…
Si tratta di sensazioni forti, molti forti perché, giusto per usare la metafora del surf, quando sei nel pieno dell’azione, tu surfista non noti quanto sia grande l’onda che stai cavalcando.

Bella come immagine.
Per i musicisti vale la stessa cosa: ok, ti isoli in sala prove, componi, registri; ma hai solo un’idea verosimile di quello che potrebbe accadere una volta che il disco arriverà finalmente ai tuoi fan. Ora mi dicono che Transiberiana sia già al primo posto per quello che riguarda le prevendite on line di Amazon e compagnia, ma il punto per me è un altro…

Quale, Vittorio?
Volevo che in quest’album ci fosse contenuta la verità. Sì la verità. E, riascoltandolo, posso affermarti che ci siamo riusciti in pieno. Dopo tutta questa lunga attesa, la band bramava un disco del Banco e non un’opera “alla BMS” che si limitasse a fare il verso a noi stessi.

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Come ce l’avete fatta?
Seguendo due percorsi ben definiti. Il primo è stato quello di porci dei paletti: se una canzone suonava troppo prog anni ’70, con tutti i suoi cliché di contorno, la scartavamo in partenza. Il secondo ha riguardato il rapporto con mio figlio Michelangelo, autore del 50% delle musiche. Sai, ci avrei messo un attimo a metterlo in riga, a limitarlo artisticamente; ma fortunatamente non l’ho fatto…

In pratica hai evitato che il figlio avesse timore reverenziale del padre?
Sì, visto che Michelangelo è cresciuto a pane e Banco! (ride) Invece ho preferito lasciarlo libero di esprimersi. Di propormi tutto quello che gli passava per la testa e tra le sue dita. E questo, credimi, ha scatenato una nuova gamma di emozioni che mi hanno completamente ricaricato. Perché – da che mondo e mondo – le idee migliori non nascono mai dalla grande industria, ma dalla nostra dimensione di esseri umani.

Quanti anni ha Michelangelo?
28. Ed io 68. Ci separano 40 primavere.

Quindi tra tantissimo, quando te ne andrai in pensione, lascerai il Banco in buone mani…
Eh, alla fine rischierà di andare davvero così. (sorride) Mi ispira quest’eventualità che il BMS possa diventare una dinastia visto che anche mio nipote Cosimo è diplomato in pianoforte. Ai Nocenzi scorre da sempre nelle vene la passione della bella musica e, come si dice in questi casi, buon sangue non mente!

Non ti chiederò ovviamente cosa avrebbe pensato Francesco Di Giacomo di un disco come “Transiberiana”, ma se tu e Big avevate mai discusso a cena di argomenti tipo la Siberia. O di ferrovie russe leggendarie quando lui era ancora in vita…
Mai. E la cosa, se ci pensi bene, può anche apparire un po’ strana…

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Perché strana?
Perché anche Francesco era un grande appassionato di libri, viaggi ed etnie lontane. Lui era più attratto dalla questione dei nativi-americani e forse un giorno avrebbe scritto proprio di quello… (sospira)

Te ne sei fatto una ragione?
Mettiamola così: mi piace pensare che sia Big che Rodolfo siano sulla Transiberiana assieme a noi. Col naso schiacciato contro il finestrino a guardare il paesaggio circostante.

Prima hai citato la “grande industria”. Questi venticinque lunghi anni di attesa nascono forse dal fatto che l’esperienza del “13” (il vostro ultimo album di inediti datato 1994) ti ha lasciato qualche ferita? Magari quel disco, all’epoca, non fu promosso a dovere…
No, non credo che siano delle attinenze. Il fatto è che noi siamo artisti e gli artisti non dovrebbero mai creare musica per obbligo o per scadenze imposte, ma solo se hanno qualcosa di forte da esprimere. Transiberiana non poteva che nascere tra il 2018 e quest’anno perché tutti i pianeti erano pressoché allineati.

Qual è stata la scintilla?
Beh, l’esperienza di due anni fa della “Legacy Edition” di Io Sono Nato Libero (contenente sia rielaborazioni del materiale uscito originariamente nel 1973 che brani inediti. NDR) è stata la molla da cui è nato quest’album e la partnership con Paolo Maiorino, un discografico appassionato di prog e davvero innamorato del suo lavoro, ha – per così dire – aggiunto il cacio sulla matriciana! (ride) Risultato? Siamo stati recensiti a pieni voti su di una rivista straniera (il magazine inglese Prog. NDR). Ci pensi? Noi che da giovani andavamo pazzi per Gentle Giant e Jethro Tull! Ecco, se non è una rivoluzione copernicana questa…

Immagino che ora, per quel che riguarda nuove ristampe arricchite del Banco (di album tipo “Garofano Rosso”, “Come in un’Ultima Cena” o “… di terra”), ne dovremo far passare di tempo. Confermi?
Esatto. L’esperienza delle Legacy, per ora, è temporaneamente sospesa. Anche perché al momento siamo concentrati su nuova musica e la realizzazione di Io Sono Nato Libero non è stato un gioco da ragazzi. Ok, io sono il compositore principale, ma questo non mi dà il diritto di stravolgere certi brani nel caso volessi reinterpretarli con la sensibilità dei miei quasi settant’anni. D’altronde ci sono decine di migliaia di orecchie là fuori puntate su di noi! Gente che quei dischi li ha letteralmente consumati. Quindi ci vuole impegno e responsabilità pure nell’affrontare una ristampa.

Quando arriva il nuovo album del Banco? Forse nel 2044?
No! (ride) Nel 2020 uscirà un nostro nuovo disco. Abbiamo due ore di musica inedita già scritta e tenuta da parte. Dobbiamo solo registrarla e, ovviamente, abbinarle dei testi.

Ti piacerebbe suonare integralmente “Transiberiana” nel corso del prossimo tour?
Lo sai che mi hai dato una bella idea per la scaletta? (gli si illumina lo sguardo) Un tempo dedicato a Transiberiana e uno dove suoneremo solo vecchi classici… (riflette) Magari lo faremo sul serio anche se c’è un precedente negativo da questo punto di vista.

Racconta.
Quando uscì …di terra nel 1978 ci organizzammo per eseguirlo tutto dal vivo, dalla prima all’ultima canzone. Fu una produzione ambiziosissima: avevamo fatto mesi di prove, utilizzavamo l’impianto audio dei Pink Floyd e potevamo contare su ben 60 orchestrali classici che avrebbero suonato assieme a noi. Solo che quella sera il concerto era previsto in quel di Roma a Villa Ada. All’aperto…

Ah già. E, al pomeriggio, venne giù un acquazzone equatoriale.
Un dramma! Passammo le ore precedenti ad asciugare tutto con un esercito di phon: spartiti, strumenti, microfoni, cavi elettrici. Poi, alla fine, fortunatamente suonammo.

Senti, in “Oceano: Strade di Sale”, l’ultimo brano di “Transiberiana”, ci ho sentito anche una piccola eco del Banco anni ’80.
Sono d’accordo con te.

Ecco, quella per me era una band che scriveva straordinarie canzoni pop come “Moby Dick”, “Lontano Da”, “Taxi” e, ovviamente, “Paolo Pa”. Un gruppo agli antipodi rispetto a “Salvadanaio”, “Darwin!” e allo stesso “Transiberiana”. Che ricordo ne hai?
Mi fa molto piacere che tu mi dica questo. “Straordinarie canzoni pop” è un bellissimo complimento ed io amo quella produzione del Banco. E la amo per un motivo particolare: all’epoca non mi sentivo del tutto pronto a scrivere quel tipo di pop song radiofoniche. Poi, in realtà, penso di aver fatto un buon lavoro lo stesso.

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Sbaglio o quelle pop song suonavano un po’ alla Lucio Dalla?
In realtà era Dalla che si ispirava a noi. Una volta, il buon Lucio, me l’ha pure confessato: “Ogni volta che esce un nuovo album del Banco me lo vado subito a comprare. Così posso ascoltarvi con attenzione.”. Ricordo che mi disse proprio così.

Guarda che lo scrivo, Vittorio.
Certo, scrivilo pure. Si tratta della verità.

Banco del Mutuo Soccorso

Il Banco del Mutuo Soccorso è attualmente composto da Tony D’Alessio (voce), Vittorio Nocenzi (pianoforte, tastiere e voce), Filippo Marcheggiani (chitarra solista), Nicola Di Già (chitarra ritmica), Marco Capozzi (basso) e Fabio Moresco (batteria). Lo strepitoso Transiberiana (Inside Out/Sony) è disponibile ovunque dal 10 maggio 2019. 

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