Madonna: le gambe scoperte, il sadomaso e le polemiche con 30 anni di ritardo

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Madonna

Madonna, meglio conosciuta come la Regina del Pop, è tornata. E lo ha fatto nel suo stile, o meglio, in uno dei suoi mille stili. La signora Ciccone ha presentato il suo ultimo singolo, Medellìn, in duetto con Maluma, ai Billboard Music Awards 2019 pochi giorni fa, e i commenti non sono di certo mancati. Lei, Madonna, non si è mai contraddistinta per sobrietà, e se lo avesse fatto probabilmente non sarebbe neanche Madonna. Sul palco è arrivata con un look che era un mix fra bambola sexy e ballerina gitana, con l’immancabile benda sull’occhio, ormai marchio di fabbrica per il suo nuovo album, Madame X. 

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Il modo sensuale di ballare, il farsi sculacciare con un frustino da Maluma e le (tonicissime) gambe in bella vista hanno fatto storcere il naso ai più. Descritto così è decisamente too much, non fosse che, appunto, la performance in questione è di Madonna, che già 30 anni portava il reggiseno a punta disegnato da Jean-Paul Gaultier e cantava cose come “Like a Virgin/ Touched for the very first time”, giusto per citare qualcosina. Ciò che irrita, onestamente, è che il centro delle polemiche sia stato il fattore età. Miss Ciccone è, per dirla in modo sintetico, troppo avanti con gli anni per mostrarsi così. Ciò fa dedurre che, se la stessa performance fosse stata fatta da una Lady Gaga, forse sarebbe stata considerata appropriata al personaggio e basta.

Il sottolineare il suo essere sessantenne infastidisce più di qualunque altra critica “artistica”, che in ogni caso sarebbe più che legittima. Infastidisce questo continuo sessismo, che serpeggia dai titoli di giornale ai commenti social, e la cosa peggiore è che quelli più feroci sono da parte delle donne, che si nascondono dietro un “è una mercificazione della figura femminile”. La vera mercificazione è ciò che viene fatto senza consenso, il far passare sempre il messaggio che una donna oltre una certa età è merce avariata e l’uomo diventa più attraente. Se si desse meno peso a ciò che una donna di spettacolo decide di fare in totale libertà da decenni e si prestasse la giusta attenzione alle discriminazioni quotidiane che il web ha amplificato, probabilmente non ci si dovrebbe neanche soffermare su questioni simili, ancora, nel 2019.

Ma è un’abitudine ormai indignarsi per le inezie, piuttosto che per i problemi reali. Parlare e parlare per distogliere l’attenzione da ciò che conta, dando alla donna il ruolo di quella che, alla fine di tutto, deve comunque stare al suo posto. Magari in casa a fare la madre e basta. Mi viene in mente un saggio che adoro, Una stanza tutta per sè di Virginia Woolf, in cui, in sostanza, la scrittrice sosteneva che una donna, per essere indipendente come scrittrice, dovesse avere 500 sterline al mese e una stanza tutta per sè in cui scrivere in totale libertà in un mondo dominato dagli uomini. Il saggio di Virginia risale al 1929, eppure, a volte, basta un niente per capire che i progressi che si crede siano stati fatti e le libertà conquistate siano nulla di fronte a una mentalità ancora troppo sessista e maschilista.

 

 

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