Tutti pazzi a Tel Aviv

Soap palestinese che intriga casalinghe israeliane può cambiare il Medio Oriente?

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Tutti pazzi a Tel Aviv
di Sameh Zoabi
con Kais Nashif, Lubna Azabal, Yaniv Biton, Nadim Sawalha, Maisa Abd Elhadi
Voto: Buffo

Tanti applausi al festival di Venezia (Orizzonti) con pubblico divertito: il titolo originale Tel Aviv on Fire spaventava di più, ma il palestinese Zoabi ne ha fatto una oliata commedia agrodolce sul rapporto palestinesi/ebrei: il titolo originale fa riferimento a una roboante soap (Tel Aviv brucia nella traduzione italiana) trasmessa da un’emittente palestinese di Ramallah ma guardata avidamente anche dalle signore israeliane. Perché? Perché alla faccia della politica la soap è romantica e le spettatrici si struggono per sapere come finiranno le relazioni sentimentali tra un terrorista palestinese e una spia che deve flirtare con un generale israeliano per carpirgli piani segreti. Accade che Salam, allampanato perdigiorno palestinese assunto per portare il caffè agli attori della soap, visto che sa pronunciare bene l’ebraico metta il naso in sceneggiatura e poi, a un posto di blocco che deve passare ogni santo giorno, si vanti con l’ufficiale ebreo di essere l’autore di Tel Aviv brucia. Poiché l’ufficiale ha ambizioni di sceneggiatore e vorrebbe riconquistare l’attenzione della moglie, si crea un curioso, esilarante cortocircuito in cui l’ufficiale cerca di pilotare la storia della spia palestinese e del generale israeliano e il portacaffé si trasforma in un apprezzato sceneggiatore. Con esiti sinceramente imprevedibili. L’effetto è quello di far pensare (sghignazzando sugli sviluppi impossibili delle soap) che gli sviluppi impossibili di solito li creiamo noi, anche con effetti tremendi in politica. La materia è leggera come l’aria. In qualche modo è il contraltare del recente e tragico Sarah & Saleem.

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