Intervista con Paul Whitehead, il “pennello” del progressive

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Paul Whitehead

Questa volta siamo alle prese con Paul ‘Testabianca’, come si è definito durante la nostra conversazione… Parliamo di Paul Whitehead, un artista davvero eccezionale. Ha fatto la storia, creando dipinti non per essere racchiusi in una cornice, come solitamente i pittori fanno, bensì per essere liberati nell’etere attraverso i dischi suonati, le quali immagini, hanno incarnato l’immagine dei gruppi stessi, per divenirne emblema del genere stesso, il Progressive Rock. Una sorta di caleidoscopio, un effetto Droste mentale. Le sue immagini sono praticamente delle icone indissolubili della musica immaginifica come venne battezzata. Sue le copertine di ‘gruppetti’ quali Genesis, Van der Graaf Generator, Le Orme e numerosi altri… fra cui Fats Domino con il quale, nel 1967 iniziò l’avventura che lo ha reso a tutti gli effetti l’interprete dell’immaginario Prog…

Molto amico di Keith Relf degli Yardbirds (prima line-up), iniziò la carriera dirigendo, disegnando e scrivendo per riviste underground durante l’epoca della Swinging London, che poi divenne psichedelica, poi anche progressiva… fino all’approdo presso la Charisma, casa discografica che pubblicò i Genesis.

Iniziò con loro un sodalizio che lo portò a realizzare le immagini per gli album ‘Trespass’, ‘Nursery Crime’ e ‘Foxtrot’, parliamo del periodo 1970-73. Parallelamente comincia a pennellare anche le copertine dei Van Der Graaf Generator, ‘H to Me, Who Am the Only One’ e ‘Pawn Heads’, altro mastodonte del Prog Rock, finendo ad essere l’illustratore anche dei due lavori solistici di Peter Hammill. In pratica in quattro anni scarsi illustra sette album storici del genere, non disdegnando lavori per altri gruppi meno noti, come i neonati Renaissance dell’amico Relf e i Sea Shanties.

Durante la carriera allieta le visioni durante l’ascolto di milioni di fan spaziando anche fra i generi. Collabora con Tom Fogerty e i nostri ‘Le Orme’ ma si cimenta in ogni ramo dell’arte visiva su e con ogni supporto. Carriera davvero notevole che è tutt’ora in corso. Nella seguente intervista ci parlerà con estrema cortesia raccontandoci anche del suo approccio al lavoro passando fra immagini, ricordi e spiritualità.

Paul, sei un artista che ha rappresentato l’immaginario della gente che ascolta gli album Prog-Rock, e non solo. Come è realizzare che molti adolescenti e persone anziane stanno, forse anche in questo momento, ascoltando musica guardando / immaginando le tue opere d’arte nella loro mente?
Mi rendo conto che ora siamo in un seconda, anche una terza generazione di fan che amano i giorni dorati della musica progressiva e le mie copertine, sono sempre state considerate una grande parte del godimento della musica. Vedo questi giovani nei festival musicali di tutto il mondo ed è molto bello vedere che la mia arte ha una nuova vita, è ancora apprezzata.

Con il movimento psichedelico è iniziata una relazione tra musicisti e pittori che non finirà mai. Voglio dire grazie al movimento molti nuovi pittori o artisti d’immagini, hanno iniziato ad avere più possibilità di sviluppare le loro opere avendo una visibilità totale… cosa ne pensi di questo fenomeno?
La musica psichedelica ha abbattuto tutti i confini convenzionali di espressione e, nel caso della musica, tutto il senso del tempo. Ha anche portato persone creative, di tutte le discipline, a collaborare insieme. Grandi fusioni di musicisti, scrittori, pittori e illustratori si sono riuniti per creare qualcosa di nuovo e originale. Sono stati creati molti luoghi originali per le performance che hanno permesso al pubblico di trovarsi in un altro spazio come gli spettatori.

Quanto è importante accompagnare la musica con un pezzo di arte visiva, nel tuo caso una copertina…
Penso che dipenda da quanto i musicisti vogliono essere letterali. Molto spesso l’ascoltatore è lasciato a se stesso per capire di cosa tratta la musica, ma se offri una visione per accompagnare le parole e la musica, allora sei un po’ più specifico. Quando ho creato le immagini per i dischi negli anni settanta ero molto consapevole che l’ascoltatore si sedeva con la copertina sulle ginocchia e ascoltava e leggeva i testi mentre la musica suonava. Quindi ho intenzionalmente messo delle piccole cose visive nelle immagini che si vedono solo se hai studiato l’opera da vicino.

Come è iniziato? Tu come direttore di un giornale molto importante di quella scena appena nata … La ‘Swinging London’… la psichedelia …
Sono stato direttore artistico di ‘Time Out’ a Londra, dal 1969 al 1973, una riviasta molto impegnata sul “What’s on” (che succede – NdA), che era alla base della scena artistica e dell’intrattenimento londinese. Stavo esponendo il mio lavoro nelle gallerie di Londra ed era solo una questione di tempo prima che qualcuno creasse la connessione tra la mia arte e la musica del momento.

I musicisti con cui hai collaborato avevano visto le opere prima scegliendole o hai fatto i lavori in relazione alla musica che ti sottoponevano?
Entrambe le cose, ma la maggior parte delle volte sentivo la musica, leggevo i testi e avevo lunghe conversazioni con gli autori delle canzoni riguardo a cosa fossero la canzone e l’album. Poi si gettava giù delle idee finché non avremmo trovato la soluzione giusta per il lavoro. Spesso portavo molti libri d’arte alle riunioni per mostrare ai musicisti cosa c’era in giro e quale sarebbe stata una possibile idea. È stata un’educazione per entrambi. Ho imparato come viene concepita inizialmente la musica e creata in studio.

Com’è la tua tecnica di pittura, voglio dire hai usato colori e pennelli o hai mescolato tecniche diverse?
Principalmente uso i tradizionali colori ad olio su tela, trovo che sia il metodo migliore per le mie idee. Anche se uso altre tecniche come i colori ad acquarello, o i colori a spruzzo, come per ‘Pawn Hearts’ dei Van de Graaf Generator, talvolta il collage. Dipende dal lavoro. Faccio anche solo soluzioni di design grafico: un nuovo logo o una grafica che distilla l’essenza della musica.

Le tue ispirazioni? Intendo musica o pittori del passato …
Ne ho molti – Bosch, Breughal, Velasquez, Goya, David, de Chirico, Paul Delvaux, Marcel Duchamp, e il mio grande maestro René Magritte che considero il poeta di tutti i pittori. Oggi adoro Banksy e quello che sta facendo. Musicalmente i Beatles, i Byrds, l’amore, Jeff Beck, Bob Dylan, George Harrison, Jackson Brown, Joni Mitchell, non molti gruppi Prog. Mi piacciono Banco, le Orme e Gnu Quartet.

 In Italia abbiamo avuto molti musicisti Prog Rock, forse più di altri paesi, ad eccezione del Regno Unito ovviamente, nomi come Premiata Forneria Marconi, Formula 3, New Trolls e molti altri, hai collaborato con Le Orme, una grande ‘preda’ riconosciuta a livello mondiale della nostra scena Prog, come è stata con loro?
Aldo rimane un grande amico e fratello fino ad oggi, è stato lui a farsi si che collaborassi per gli album de Le Orme per Smogmagica, Elementi, L’Infinito e nei suoi album da solista. Ho scoperto che la loro bella musica melodica e leggermente sperimentale era perfettamente in linea con i miei gusti. È stato un piacere aggiungere le mie immagini alla loro musica. Naturalmente il fatto che Aldo fosse espressivo e appassionato della sua musica mi è stato di grande aiuto ed è stato facile. Aldo è stato anche responsabile dell’organizzazione di mie mostre d’arte a Venezia e Spinea (vicino a Venezia).

Paul Whitehead

Personalmente mi piace così tanto la cover di Smogmagica, l’LP apribile è un gioco del cervello, una città che ha una bella donna incastonata nella sua struttura urbana!
Questa nacque dal fatto che ascoltando Le Orme parlare in italiano e ogni tanto sentivo pronunciare le parole lei e la e chiedevo loro cosa significasse in inglese. “Eccola o eccola qui, era la risposta”, quindi era una cosa semplice l’aver messo un giardino a forma di donna nel paesaggio opaco di Los Angeles – come un rifugio da tutta la disgustosità (o cattivo gusto, usa il termine ‘nastiness’ – NdA) che era Los Angeles in quei giorni, dove stavano registrando.

 La copertina de Le Orme ‘Elementi’ mostra un uomo che brucia con un cuore pieno di sangue ma nell’altra metà una situazione normale, qual è il lato anormale o il lato normale?
Sono i quattro elementi terra, fuoco, acqua e aria in modo tale che 1/4 del corpo dell’uomo è costituito da ciascuno degli elementi, l’uomo dovrebbe anche assomigliare ad un tipico cantante d’opera italiano.

Paul Whitehead

I tuoi lavori dove hanno trovato posto nella musica e/o in altri scenari?
Ho lavorato in ogni possibile scenario visivo, tipo scenografia, back drops e slide show (sfondi psichedelici – NdA), film, anche nel mondo commerciale disegnando merchandise e loghi aziendali, cartelloni pubblicitari e persino camion. Ho progettato copertine di dischi per molti dischi e Cd. Jazz, musica Folk, Rock, Prog, Experimental ed Avant Garde, Ambient e persino con la mia band The Borg Symphony (Opera di fantascienza).

Il messaggio nascosto dietro i tuoi dipinti / immagini è? O ne hai più di uno?
Non è proprio nascosto. Ho una disciplina spirituale molto speciale, sono un seguace del guru indiano Paramahansa Yogananda, che sostiene la meditazione quotidiana come mezzo per rendersi conto di sé. Questa dimensione spirituale infonde tutto il mio lavoro (e l’ha fatto sin dagli anni ’70) sebbene non apertamente. Cerco molto duramente di essere delicato su questo, ma quelli che sanno, vedono i riferimenti sottili e la dimensione corrente e spirituale del mio lavoro. Mi piace anche dare un senso surreale dell’umorismo e spero che questo si denoti attraverso le mie immagini.

Come ti senti prima, durante e dopo aver lavorato su una tua opera?
La pittura è un compito difficile, che richiede l’impiego di molto tempo per completare immagini complesse come le mie. Invecchiando è fisicamente doloroso sedere per molte ore e dipingere, quindi in questi giorni penso bene sull’idea che ho e valuto quanto tempo mi ci vorrà per realizzarla. Allora mi chiedo: “Ne vale la pena produrre quell’idea particolare?” Molto spesso penso che non ne valga la pena e a volte realizzo l’immagine in Photoshop per vedere se funziona. Alcune di queste idee realizzate con Photoshop sono state utilizzate sulle copertine dei CD.

Hai collaborato con altri pittori?
Si Molte volte. Il mio preferito era l’artista italiano Voltolina a Venezia (Luigi – NdA), ci siamo divertiti molto insieme. Collaboro anche con scultori e artisti che lavorano in altri ‘media’ oltre alla pittura. Ho fatto una grande mostra d’arte nel 1978 a Los Angeles, dove io e altri 9 artisti abbiamo collaborato e realizzato grandi immagini in formato cartellone per la prima “Drive Through Gallery” al mondo, sul Sunset Strip. È stato chiamata la ‘Fondazione Eyes & Ears Drive Through Gallery’.

Hai collaborato con John Antony, che era il produttore dei Queen per il loro primo album, hai avuto occasione di collaborare in qualche modo anche con i Queen direttamente?
No, ma abbiamo condiviso una camera da letto per un paio di notti, erano molto giovani d avevano appena firmato il loro primo contratto. Sono capitati a dormire nelle camere da letto di John Antony per qualche notte, ed ogni mattina erano usciti di casa prima che mi svegliassi. Non c’è tanto da ricordare, dovrebbe essere stato il 1970 o il 1971, credo.

 Ti sei trasferito negli Stati Uniti e hai fatto grandi cose per il NEARfest Festival in Pennsylvania, come è stata quell’esperienza
Penso che Nearfest sia stato il Prog Festival di maggior successo e meglio gestito. Mi sono divertito e ho fatto molte amicizie nel corso degli anni. Penso di aver preso parte a 4 o 5 Nearfests. L’altro grande festival Prog è stato BajaProg a Mexicali, in Messico, che è andato avanti per 13 anni. Penso di aver partecipato ad una di 10 di Bajaprog. È stato fantastico perché potevamo guidare da Los Angeles a Mexicali, il che significava poter assistere a una grande mostra al festival e per diversi anni abbiamo fatto degli “happening” durante il festival. I personaggi di Borg Symphony hanno fatto capolino per un paio di anni creando molto mistero (E’ loro il CD ‘Ode To Hero Tixe’, una Progressive Elettronica – NdA).

Hai fatto il Murales più grande del mondo, ora è andato perso dopo la demolizione del Vegas World Casino… quanto tempo hai impiegato, quale è stata l’ispirazione e come ti sentivi quando hai saputo della demolizione?… deve essere difficile per te…
Niente affatto, mi piace molto la natura temporanea di tale arte. Sono abbastanza distaccato dalla mia arte. Oggigiorno sto creando attivamente arte il cui unico scopo è quella di essere distrutta. Riguarda l’impermanenza – sto facendo delle tele di sabbia, simili alle creazioni indiane tibetane e navajo. Per realizzare un dipinto di sabbia si impiegano solitamente 3 o 4 giorni, per essere poi lasciato vedere per qualche giorno o qualche ora, quindi viene spazzato via e smaltito, di solito in un fiume, in un lago o in un oceano.

Interessante… Il tuo lavoro preferito tra il tuo portfolio?
Non ho dei favoriti, sono tutti figli i miei bastardi che devono stare in piedi da soli e affrontare il mondo.

Grandioso! Ora una domanda sciocca, c’è qualche opera di altro artista di cui avresti preferito essere l’autore?
Ci sono un paio di opere di Magritte che avrei voluto creare.

 Copertine discografiche?
Amo ‘Court of the Crimson King’ e so che non avrei potuto fare di meglio.

Com’è stata la relazione tra gli artisti visivi britannici e i colleghi statunitensi negli anni sessanta / settanta?
Non ce n’era davvero, gli artisti sono artisti di cui non importa da dove vengono, lo spirito dell’artista è universale e trascende la geografia e la politica.

Pensi che le opere di Andy Warhol siano sopravvalutate artisticamente parlando e secondo te ci sono artisti di quel periodo che sono stati oscurati dal suo successo?
Adoro Andy Warhol, o almeno il suo messaggio, l’industrializzazione dell’arte. Qualcuno doveva farlo, perché non Andy? Penso che il valore gonfiato del suo lavoro sia in realtà contro la sua filosofia della produzione di massa, di prodotti di uso quotidiano. Si starà girando nella tomba. Alcuni dei suoi pezzi come ‘La serie Princess’ e la serie di serigrafie ‘Endangered Species’ sono entrambe delle belle immagini, raramente viste.

Paul Whitehead

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