Lenny Kravitz infiamma col suo rock ‘n’ soul il Forum d’Assago: «Lasciate governare l’amore!»

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Lenny Kravitz
@Elena Di Vincenzo

Per capire ciò a cui abbiamo assistito sabato sera – in un Mediolanum Forum ribollente di cori da stadio, femmine con l’ormone a livello di guardia e passione, tantissima passione – bastano due sole immagini che, tra poco, vi andremo ad illustrare. Immagini registrate dalle mente giusto al principio della performance di Lenny Kravitz e quando lo show, intensissimo, si stava apprestando a toccare le sue due ore e mezza di durata.

Quella di Milano, infatti, non è stata solo la quarta data che il rocker ha deciso di tenere nel nostro Paese di supporto al suo undicesimo ed ottimo album Raise Vibration (le altre tre, per la cronaca, sono andate in scena durante l’estate 2018 rispettivamente a Verona, Lucca e Barolo mentre la quinta ha toccato Bologna ieri). No, prendetela più come una messa laica con il signor Leonard Albert Kravitz, per tutti Lenny, nelle vesti di cerimoniere un po’ alla Marvin Gaye («Non siamo qui per giudicare. Siamo qui per amare» il suo claim più frequente) e il vasto pubblico ovviamente nella parte dei devoti. L’inizio, infatti, è da vero dio del rock con il Nostro al secondo piano del palco, circondato da un cerchio astrologico, a declamare la nuova We Can Get It All Together. Tutto ciò mentre, al livello sottostante, la sua poderosa band (comprensiva dello storico e riccioluto chitarrista Craig Ross e della bassista Gail Ann Dorsey, in passato già alla corte di David Bowie) scaldava i motori alla grandissima.

Lenny Kravitz
©Riccardo Medana

Diciannove brani dopo, invece, ritroviamo lo stesso rocker newyorchese alle prese con la canzone più intensa del suo repertorio, senonché una delle prime in assoluto che ha composto. Quella Let Love Rule, datata 1989, che ora come ora potrebbe tranquillamente essere la sua Purple Rain o la Hey Jude della situazione. Bene, Kravitz – non contento della sua durata standard – decide a sorpresa di tramutarla in un tour de force di ben 24 minuti (sì, avete letto bene: 24 paradisiaci minuti!) e durante la sua esecuzione si concede un lungo giro tra la folla impazzita del Forum (una nota di merito per i bodyguard che l’hanno diligentemente scortato…) con tanto di sosta sia in zona mixer che nella tribuna degli spettatori disabili, abbracciati calorosamente uno per uno.

Cosa vuoi dirgli ad un artista del genere ? Niente. Il suo resta uno spettacolo nello spettacolo. La sua rimane una generosità live come poche se ne vedono in giro tra palasport, locali e teatri. Ma anche una resurrezione artistica in piena regola dato che gli ultimi tre album in studio dell’uomo coi dreadlock finalmente ricresciuti (nella fattispecie Black and White America, Strut e Raise Vibration) rappresentano un ritorno ai tempi belli di Let Love Rule, Mama Said e Are You Gonna Go My Way (opere imprescindibili sia che preferiate il CD, il vinile o un ascolto comodo su Spotify) e cancellano gli anni complicati post Lenny (2001) dove l’ex fidanzato di Vanessa Paradis e amante occasionale di Nicole Kidman ha talvolta sbandato dietro dischi non del tutto memorabili.

Tra l’inizio da divo e la lunga camminata ieratica nel parterre va comunque sottolineato e rimarcato un concerto come pochi attualmente se ne vedono/sentono tra la via Emilia e il West. Un inno alla vitalità eterna del rock. E un ringraziamento all’unicità della musica black declinata tra soul, rhythm ‘n’ blues, torrenziali blues da classifica (Fly Away e la devastante cover di American Woman che ormai nessuno associa più ai The Guess Who) e vari tributi ad eroi quali Bob Marley (la superba sezioni fiati che sale per la prima volta on stage e si lancia briosa in Get Up, Stand Up dei The Wailers), Michael Jackson (il campionamento del King of Pop inserito nel recente singolo Low), sua maestà John Lennon (la psichedelica Fields of Joy accompagnata da un dolcissimo mellotron) e naturalmente il convitato di pietra Prince (sia l’uso della voce, talvolta identica, che l’elettronica bella funkettona di Who Really Are The Monsters?).

Senza scordarsi gli imprescindibili anni ’70 da cui la musica dell’artista americano prende da sempre ispirazione (il funk robusto di Freedom Train e il soul zuccheroso di It Ain’t Over ‘Til It’s Over) o quelle solenni botte hard rock (Bank Robber e l’immancabile Are You Gonna Go My Way) che partono da pochi accordi, da un semplice Chuck Berry e arrivano a inglobare il credo assoluto dei Led Zeppelin. La stessa Are You Gonna My Way, da questo punto di vista, è magica sia per l’uso da parte di Kravitz dell’amata chitarra Flying V (boato del pubblico alla sola vista dello strumento in questione) che per quella magia di riportarci in un 1993 dove il rock dominava davvero le classifiche mondiali e rimodellava con intelligenza la lezione sia di Jimi Hendrix che degli Zep.

Lenny Kravitz
©Riccardo Medana

E poi, giusto per aggiungere le patate all’arrosto, altre hit sparse qua e là (Dig In, il cambio armonico geniale di Can’t Get You Off My Mind, il sesso virato trip hop di I Belong To You, la beatlesiana Mr. Cab Driver e la conclusiva Again) ad illustrarci come il canzoniere di Kravitz, successo radiofonico a parte per non parlare dell’odiato gossip, resti uno dei più solidi e duraturi degli ultimi trent’anni. E quanto la sua fede nella musica dal vivo – suonata, goduta e vissuta – stia più in forma che mai. Anche a 55 anni che, in realtà, sembrano quaranta per via di una salutare dieta “crudista” abbracciata fideisticamente ormai da tempo.

Morale? Il Lenny Kravitz attuale rappresenta la nostra più bella rivincita su di un destino beffardo (e qualche pillola di troppo…) che tre anni anni fa ci ha privato di un certo Rogers Nelson, detto Prince. A volte nevica in aprile, già. E talvolta grandina e tuona a maggio, abbassando di botto le temperature. Ma al Forum d’Assago, sabato scorso, faceva caldo come in Sierra Leone.

Guarda qui la gallery di Lenny Kravitz dal vivo a Milano.

La scaletta di Lenny Kravitz li[email protected] Forum, 11 maggio 2019:

1 – We Can Get It All Together
2 – Fly Away
3 – Dig In
4 – Bring It On
5 – American Woman (cover dei The Guess Who)
6- Get Up, Stand Up (cover dei The Wailers)
7 – Fields of Joy
8 – Freedom Train
9 – Who Really Are the Monsters?
10 – Stillness of Heart
11 – It Ain’t Over ‘Til It’s Over
12 – Can’t Get You Off My Mind
13 – Low
14 – I Belong to You
15 – Mr. Cab Driver
16 – Bank Robber Man
17 – Where Are We Runnin’?
18 – Are You Gonna Go My Way

Bis:
19 – Here to Love
20 – Let Love Rule
21 – Again

Lenny Kravitz
@Elena Di Vincenzo

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