Massimo Riva, il fratello che non ho mai avuto

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Massimo Riva

Come credo quasi tutti, sono arrivato a Massimo Riva attraverso Vasco. Dalla mia ho la scusante che nel 1999 avevo solo 15 anni e, a parte qualche canzone qua e là ascoltata dai cugini più grandi, mi ero appena affacciato alla sua musica, con Canzoni per me, uscito qualche mese prima, ma soprattutto col doppio live Rewind, che ho letteralmente consumato per anni, a casa, in macchina, ovunque. Ho fatto in tempo a vedere Massimo in tv al Festivalbar e al primo maggio di quell’anno, ma il mio primo concerto del Blasco è arrivato “solamente” il 4 luglio del 2001 a Roma, per lo Stupido hotel tour.

Per tanti Massimo è stato solo “il chitarrista di Vasco”, ma era molto, molto di più. La sua vita e la sua carriera sono raccontati splendidamente dalla sorella Claudia e da Massimo Poggini nel libro Massimo Riva vive!, edito da Baldini & Castoldi. Mentre io qui vorrei parlarvi di quanto è stato determinante nella mia vita, pur non avendolo mai conosciuto.

Avevo imparato da poco a suonare la chitarra, mi limitavo (e mi limito tuttora) a saper fare gli accordi, passavo pomeriggi interi in camera a suonare andando dietro al disco e cercando di imitare quella chitarra ritmica, copiando anche i suoi gesti, imparati a memoria dalla VHS di Rewind, come il plettro in bocca su Vivere per fare la seconda strofa con la doppia pennata. Ma più di tutti un gesto-simbolo di un’intera generazione, che come un rito ripeto ancora ad ogni concerto di Vasco: il battersi la testa con la mano sulla frase “generazione di sconvolti” di Siamo solo noi.

Dalla passione, l’amore e il collezionismo legato solamente a Vasco allargai lo sguardo verso il mondo-Vasco: conoscere la Steve Rogers Band e il Massimo solista è stato il primo passo. Per caso nel negozio di musica sotto caso trovai il cd col “best” della SRB e me ne innamorai. Questo fece partire la caccia al resto della loro discografia, impresa non facile, visto che era fuori catalogo: non esisteva YouTube, non esisteva eMule, non era come adesso, dove con un click e 2 minuti di download puoi avere l’intera discografia di un artista. Nel 2000 c’era il 56K, quindi gli scambi tra collezionisti avvenivano via posta, e io ho ancora scatoloni di cd, oltre che di musicassette (grazie Fabio Poli).

Quello che ho sempre amato di Massimo è il lato umano che traspare dalle sue canzoni, oltre al suo modo di cantarle: ci sono alcuni brani che ti danno l’esatta immagine di come era sul palco, scatenato e “cazzone”, come Alzati la gonna, Tanto è lo stesso, Hey man, Lui Luigi, John Wayne. Ma quello che mi ha sempre affascinato maggiormente, perché in questo lo sentivo davvero vicino a me e al mio modo di essere, è stato il suo lato malinconico, struggente ma allo stesso tempo sempre “reale”, lucido e presente a sé stesso, mai autocommiserativo e senza mai piangersi addosso. La sua voce venata di malinconia aggiungeva sempre quel qualcosa in più. Penso a canzoni come Me ne vado, Dimmi come stai, …E poi…, Fuori, Sbagli miei.

Ho sempre amato anche il suo lato “cattivo”, se così lo vogliamo chiamare, quello che esce fuori da Voglio vederti piangere, Non voglio più amarti, Dormi sola, Tanto è lo stesso, Ipocrita. Come due facce di una stessa medaglia, dolce e amara allo stesso tempo, che rispecchiavano perfettamente la sua personalità e che io sentivo perfette anche per come ero io, come se quelle cose le avesse scritte “per me” qualcuno che mi conosceva maledettamente bene.

Per assurdo gli album della Steve Rogers band più si facevano maturi e di qualità artistica maggiore, meno venivano considerati dal grande pubblico, fino ad arrivare all’inevitabile scioglimento avvenuto dopo la pubblicazione di Sono donne, che contiene pezzi da novanta come Dimmi come stai, Polvere d’oro (scritta con Enrico Ruggeri) e la già citata …E poi….

Gli album con la Steve, però, oltre ad essere indietro nel tempo e ad avere al loro interno i compromessi inevitabili che si fanno in una band, sono stati realizzati quando Riva era davvero giovane (nel 1990, anno di pubblicazione del loro ultimo album in studio, aveva 27 anni).

Il meglio di sé Massimo lo dà coi suoi album solisti. In Matti come tutti ci sono alcuni segnali del Riva che verrà, come Maledetti e L’ultima città, ma il suo vero capolavoro, quello che ci dà la sua immagine più completa come uomo per quello che riguarda i testi e come musicista per le sonorità è, per me, Sangue nervoso, pubblicato nel 1996, con le splendide chitarre di Cesareo degli Elio e le Storie Tese e la collaborazione ai testi di Mirta Barbeschi, moglie di Claudio Dentes alias Otar Bolivecic.

In questo disco ci sono tutte le sfaccettature della personalità di Massimo, che potremmo quasi definire Un delinquente col Sangue nervoso, volendo giocare coi titoli delle canzoni dell’album e citando La stella più bella del cielo, brano scritto per lui da Mimmo Bucci: le divertenti John Wayne e Occhio, il lato malinconico della title track, di Fuori e proprio di Un delinquente, presente in ben due versioni, come a voler dire “questa canzone è la mia descrizione, e la metto due volte per farvelo capire”.

Da quel colpo di fulmine con la musica della Steve e soprattutto con quella di Massimo solista ho deciso di intraprendere una sorta di missione, cominciata da Fabio Poli col suo storico sito alzatilagonna.com, per far scoprire quelle canzoni ai tanti, troppi che non le conoscevano, soprattutto tra le nuove generazioni, come a voler rendere giustizia a quel ragazzo morto troppo presto e al grande valore artistico della sua musica, poco considerata all’epoca, forse oscurata dall’ombra lunga del Blasco.

Erano i primi anni del web, della chat family sul sito di Vasco, del forum di vivereunafavola.com, di una community di fan unita che ha scoperto, riscoperto e condiviso questa musica, facendola tornare alla ribalta, e facendo scoprire a molte persone che esiste un altro Massimo Riva oltre a quello in versione “chitarrista di Vasco”.

«All’epoca non ci siamo resi conto di quello che stavamo facendo perchè eravamo dei giovanissimi che esploravano le potenzialità del web, spinti da quel mix di ammirazione/riconoscenza per l’artista Massimo Riva e dall’eccitazione di creare una comunità gigantesca di persone che avevano i nostri stessi interessi. Prima di allora non era stato fatto niente di simile. Un periodo irripetibile della nostra vita a mio avviso molto simile a quello che vissero i premi speaker delle radio libere, di cui Massimo faceva parte.» (Fabio Poli)

E forse è stato un po’ anche proprio per merito nostro (o quantomeno ci piace attribuircelo) e per l’attenzione che si era ricreata intorno al gruppo, che ad un certo punto Maurizio Solieri e gli altri hanno deciso di riformare la gloriosa Steve Rogers band, con un bellissimo concerto-evento il 4 gennaio 2004, ovviamente a Zocca, al BiBap. Quella sera c’erano proprio tutti, in onore di Massimo: la band al gran completo, con Cucchia alla voce e al sax, Maurizio Solieri alle chitarre, Mimmo Camporeale alle tastiere, il Gallo al basso, mentre alla batteria si sono alternati Roberto Casini, che ha eseguito Neve nera, Daniele Tedeschi, che ha suonato le canzoni dei primi due album della Steve, e Beppe Leoncini, in pedana per i brani tratti dagli ultimi due dischi.

Quel giorno c’era anche il mio caro amico Mimmo Bucci, che ha aperto il concerto con una canzone scritta per proprio per Riva, dal titolo La stella più bella del cielo, e che adesso a causa di un destino beffardo è proprio lì tra le stelle anche lui, a brillare insieme.

C’era ovviamente Massimo, nella commozione di tutti, idealmente sul palco e sotto, “invocato” spesso dai suoi ex compagni di band quando cadeva qualcosa sul palco, cosa che li portava a dire «questo è Massimo che ci fa gli scherzi».

Da quel giorno la reunion della Steve a Zocca è stata, per un po’ di tempo, una ricorrenza annuale che, col passare del tempo, ha portato alla reunion vera e propria con Roberto Chiodi alla voce e la pubblicazione di un album live con tre inediti, Questa sera rock’n’roll. Ma questa è un’altra storia, anche un po’ meno romantica, se vogliamo.

Sono due gli aneddoti legati a Massimo che non dimenticherò mai: il primo, 30 maggio 2004, data zero del tour Buoni o cattivi di Vasco allo Stadio Francioni di Latina. Sulle note di Canzone, ultimo bis prima di Albachiara, sul maxischermo appare a sorpresa il video di Quanti anni hai preso da Imola ’98, con quel ragazzo spavaldo, sigaretta in bocca e chitarra acustica in braccio. Sarà stata forse la sorpresa inaspettata ma in quel preciso momento, e non mi era mai successo prima, sono scoppiato improvvisamente a piangere a dirotto rivedendolo sugli schermi, come se stesse proteggendo dall’alto i suoi compagni di band.

L’altro, ed è una delle cose più assurde e “strane” che mi siano mai capitate, è successo a Zocca il 28 maggio 2005: era il concerto di apertura del tour di Buon viaggio di Simone, e dopo il live ci ritrovammo tutti per cena all’hotel Jolì. Una tavolata davvero di bella gente, tra musicisti e amici, e di fronte a me era seduta Claudia Riva. Tra le mie “gite” a Zocca e i concerti di Vasco, l’avevo già incontrata altre volte, ci avevo parlato e sono sempre stato segretamente innamorato di lei (Claudia, adesso lo sai), forse per il riflesso del fratello, non so. Però quella sera era seduta di fronte a me, e mentre tutti a tavola parlavano, io fissavo i suoi occhi scuri.
Ad un certo punto è stato come se tutta la gente, tutta la sala intorno a me fosse sparita tranne lei, e quegli occhi scuri, così uguali a quelli di Massimo, hanno ricostruito il viso di lui intorno a quello sguardo al posto di quello di Claudia. Per qualche istante è stato come se ce l’avessi avuto davanti, si era letteralmente materializzato davanti a me. Una sensazione assurda, quasi paranormale, che non mi è mai successa in 35 anni di vita.

Per questo mio amore sconfinato per Massimo e per la sua musica il mio primo tatuaggio, fatto nell’autunno 2006, è un occhio che ho sul retro del collo, proprio in onore di uno dei suoi soprannomi: alla prima reunion della Steve a Zocca lo vidi sul collo di una sua cara amica, Marcella e dopo essermi fatto spiegare il significato lo fotografai per rifarlo uguale, e nello stesso punto. Da quel giorno porto e porterò per sempre, sulla pelle oltre che nel cuore, Massimo con me, come un angelo custode a guardarmi le spalle.

Lui, così diverso ma così uguale a me.

Come il fratello maggiore che non ho mai avuto.

MASSIMO RIVA VIVE!

Massimo Riva vive!

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